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Attentato San Pietroburgo, l’ultima ipotesi: Jalilov kamikaze ‘a sua insaputa’

Una particolare ipotesi emerge nell’ultime ore sull’attentato di San Pietroburgo. Gli investigatori stanno esaminando la versione secondo cui Akbarzhon Jalilov, il presunto autore della strage alla metro della seconda città russa che ha causato la morte di 14 persone, non intendeva farsi esplodere ma al contrario è stato ridotto a bomba ambulante dai suoi complici, kamikaze a sua insaputa. Lo riporta Interfax che cita una fonte vicina alle indagini. «Molti indizi indicano che avrebbe dovuto solo piazzare gli ordigni, innescati poi da una telefonata», ha detto la fonte.

«Ci sono molti indizi a favore della versione che il presunto kamikaze probabilmente non intendeva farsi esplodere ma avrebbe dovuto invece piazzare le bombe in due luoghi della metro e poi fuggire. Ma i suoi complici hanno preso un’altra decisione e lo hanno usato a sua insaputa», ha detto la fonte.

ATTENTATO SAN PIETROBURGO, IPOTESI JALILOV KAMIKAZE A SUA INSAPUTA

Il piano dei criminali prevedeva che Akbarzhon Jalilov piazzasse una bomba alla stazione della metro di San Pietroburgo che sarebbe poi dovuta esplodere dopo quella del vagone. L’idea era che dopo l’esplosione nel treno i passeggeri sarebbero sprofondati nel panico e questo avrebbe «aumento» il numero delle vittime. Le indagini preliminari non danno indicazioni agli investigatori che Jalilov fosse un «kamikaze classico». «Il suo comportamento, nonché il fatto che fosse stato radicalizzato da poco, non rientra nello scenario dell’attentatore suicida, questa categoria di persone, infatti, viene preparata appositamente e a lungo. Non è dunque da escludere che il suo compito fosse quello di preparare le bombe artigianali e di piazzarle nei luoghi convenuti: gli ordigni sarebbero poi dovuti essere attivati a distanza con una telefonata di cellulare», ha concluso la fonte.