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Dopo i voucher arriva il lavoro a chiamata: senza limiti di età

Secondo quanto anticipato sul Corriere della Sera il governo è pronto a introdurre due nuovi tipi di contratto per sostituire i voucher.

DUE CONTRATTI PER SOSTITUIRE I VOUCHER

In pratica si tratta di una riformina del lavoro a chiamata, introdotta nel 2003 e utilizzabile ancora adesso. La prima tipologia di contratto è per le aziende medio grandi, sopra i 10 dipendenti. La seconda, più flessibile, è per le piccole aziende, commercianti e artigiani. Spiega meglio Lorenzo Salvia sul Corriere:

Che differenze ci sono rispetto ai voucher? Molte. Il lavoro a chiamata è un contratto vero e proprio. Prevede le ferie, la malattia, il versamento di contributi per la pensione che non sono infinitesimali. Resta uno strumento ad alta flessibilità. Ma garantisce di più il lavoratore: se il dipendente supera le 400 giornate di lavoro nell’arco dei tre anni, per l’azienda scatta l’obbligo di assunzione con contratto stabile. Un vincolo che per i voucher non esiste. Mentre alle aziende costa di più. Se un’ora di lavoro pagata con i voucher veniva all’impresa 10 euro tutto compreso, la stessa ora pagata con il lavoro a chiamata costa tra i 20 e i 25 euro. La variabilità non dipende solo dal settore. Ma anche dalla cosiddetta indennità mensile di disponibilità. Il lavoratore può dichiararsi disponibile ad accettare comunque la chiamata dell’azienda, salvo che in caso di malattia. In questo caso ha diritto a una somma aggiuntiva, pari al 20% della busta paga.

Resta ancora da capire come verrà toccato il lavoro a chiamata. Tutte le procedure – spiega il Corriere – saranno gestite da un portale, probabilmente Inps. Il decreto allo studio del governo, secondo quanto riporta il quotidiano, prevede che le piccole aziende non possano assumere più di un lavoratore a chiamata per volta. E se si superano 400 ore nell’arco di tre anni scatta l’obbligo di assunzione.

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)