Come Di Maio ha consegnato Roma al duo Marra-Romeo

Di Maio Romeo

Il ruolo decisivo del vicepresidente della Camera

Luigi Di Maio ha la responsabilità di aver consegnato Roma al controverso duo formato da Raffaele Marra e Salvatore Romeo, i due tecnici comunali decisivi nell’amministrazione Raggi fino all’arresto dell’ex vice capo di gabinetto del sindaco di Roma. Lo scrive Carlo Bonini su La Repubblica di oggi, evidenziando il ruolo fondamentale di Di Maio nell’allontanamento di Marcello Minenna e Carla Raineri. I due tecnici, portati dai vertici del M5S per gestire in modo efficace Roma, si sono subito scontrati con Raggi e sopratutto con il suo entourage più ristretto, i cosiddetti «quattro amici al bar», la chat del sindaco di Roma col suo vice dell’epoca, Daniele Frongia, Raffale Marra e Salvatore Romeo. Minenna e Raineri hanno avvertito il sindaco Raggi sugli aspetti oscuri del duo Marra-Romeo, ma le loro considerazioni non sono state ascoltare dal primo cittadino durante l’avvio dell’amministrazione. Al contrario, Raggi, su consiglio di Marra, decide di revocare la nomina di Carla Raineri come suo capo di gabinetto, sfruttando il parere chiesto all’Anac.

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La mossa è coperta politicamente da Luigi Di Maio. Il vicepresidente della Camera, responsabile degli Enti Locali del M5S, si consulta con Marcello Minenna, che lo informa di come Raggi voglia liquidare il capo di gabinetto. Una scelta di aperta contrapposizione nei confronti dell’assessore al Bilancio, giudicato troppo influente sulla giunta da Marra e Romeo. Minenna avverte Di Maio del problema di consegnare l’amministrazione a un duo di funzionari comunali piuttosto oscuro, ma il vicepresidente della Camera preferisce tenere saldo il suo legame con il sindaco di Roma.

Minenna gli spiega che quanto sta accadendo consegnerà la città a una coppia a dir poco opaca – Marra, Romeo – e porterà a fondo l’avventura dei Cinque Stelle. Non sa, Minenna, che sta parlando con la persona sbagliata. Con l’uomo che di quella coppia si è fatto appunto garante. Di Maio, non a caso, si barcamena. Dà a intendere di essere sorpreso da quella mossa della sindaca. Per poi concludere, con uno scambio di sms e quando ormai si sono fatte quasi le 4 del mattino, che il dado è tratto. Che indietro non si torna. Poco prima delle 5, la Raggi posta dunque su Facebook la decisione. La Raineri si dimette. Poche ore dopo, 1 settembre, lo farà Minenna.

Il ruolo di Di Maio nella vicenda che ha portato alla prima crisi della giunta Raggi è rimarcato da Carlo Bonini, che rivela l’esistenza di un atto molto significativo da parte di Marcello Minenna. L’assessore al Bilancio conclude in largo anticipo il suo mandato nella giunta Raggi con una lettera, protocollata, in cui comunica che

Devono intendersi revocati tutti i voti favorevoli da me manifestati a tutte le assunzioni effettuate da Roma Capitale ai sensi dell’articolo 90 Tuel (la norma di legge sugli enti locali)». In particolare, aggiunge, «quella di Salvatore Romeo», per la sua «intrinseca illegittimità », poiché «il suo status di dipendente pubblico già assunto a tempo indeterminato dell’amministrazione capitolina, non è stato reso noto nelle motivazioni della delibera».

La lettera di Minenna prefigura, rimarca Bonini, l’abuso di ufficio che verrà poi contestato a Virginia Raggi per la nomina di Salvatore Romeo. Nella missiva si può leggere come tra Minenna, Raineri e Raggi ci sia stato un vero e proprio scontro su questa nomina, che segue quello avuto in precedenza su Daniele Frongia, che il sindaco voleva suo capo di gabinetto.  Un scontro in cui Di Maio prende da subito le parti di Raggi, e quindi anche di Marra, elogiato in quei giorni, commenta polemicamente il giornalista di La Repubblica, dal Fatto Quotidiano per il suo impegno contro gli sprechi.

 

Foto copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

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