Salvini e la concessione nazionale di Radio Padania in mani calabresi (impianti inclusi)

radio padania calabrese

L'emittente della Lega sopravviverà sulle frequenze locali ma solo se i ricavi e le donazioni lo consentiranno. Per il patron di Rtl arriva così una radio comunitaria e 136 frequenze

Radio Padania è finita nelle mani di un imprenditore di origini calabresi. O meglio la sua concessione nazionale e gran parte degli impianti. Matteo Salvini, leader della Lega Nord, ha dato il via libera alla cessione della concessione nazionale dell’emittente a Lorenzo Suraci, imprenditore trasferitosi a Bergamo e patron della galassia Rtl 102.5. L’operazione permetterà così alla emittente di sopravvivere sulle frequenze locali ma solo se i ricavi e le donazioni lo consentiranno.

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RADIO PADANIA CALABRESE? ECCO COME SURACI HA PUNTATO ALLA RADIO DELLA LEGA

L’obiettivo è quello di ridimensionare Radio Padania e farla diventare una emittente locale priva di contributi pubblici e di partito. Fonti leghiste hanno smentito i 2,1 milioni di euro indicati in un pezzo di Italia Oggi per la cessione della emittente. Si parla di cifre decisamente inferiori per la creatura voluta da Bossi. Perché Suraci era interessato a Radio Padania? Spiega Andrea Secchi su ItaliaOggi:

Già con il bilancio dello scorso anno sono state coperte le perdite del 2014 e del 2015, di fatto anticipando gli effetti della vendita a Suraci. Nello stato patrimoniale, infatti, è apparsa una riserva particolare, dove è confluito il valore delle frequenze, fino ad allora mai considerato.
Sul lato Suraci, difficile sapere con esattezza cosa farà la Acrc delle frequenze. Intanto resta da vedere se il ministero, che ha chiesto parere sulla questione all’avvocatura dello stato, concederà la voltura da Radio Padania alla nuova associazione. Si tratta infatti di frequenze occupate in base alla norma citata prima (art. 74 legge 448/2001) che garantiva di poter aprire impianti liberamente per raggiungere almeno il 60% di copertura del territorio, a patto di non interferire con altri soggetti.
Possibili problemi col ministero a parte, però, la prima cosa che verrebbe in mente è che Suraci possa usare almeno parte delle frequenze ex Padania per Radio Z. Invece l’imprenditore potrebbe giocarsi la carta della radio comunitaria nazionale per fare qualcos’altro. Intanto perché la posizione del ministero sul passaggio di queste frequenze a radio commerciali è chiara, e poi perché Radio Z ha una concessione locale e non potrà mai superare i 15 milioni di abitanti di copertura (anche in diverse regioni). Con una nuova radio comunitaria, invece, Suraci sarebbe libero di realizzare un nuovo progetto (magari sulle orme di Radio Z), ma a livello nazionale

Radio Padania ha iniziato il suo lento declino con la chiusura di Telepadania e dello storico quotidiano “La Padania” (nelle edicole dal 1998). Salvini, nonostante abbia diretto l’emittente per anni, ha accelerato il processo di dismissione della realtà radiofonica. Sui social, davanti alla notizia del patron calabro, si è scatenata l’ironia:

Non solo. Suraci è riuscito ad ottenere la cessione dopo tanto:

La vendita a singhiozzo è un’altra particolare caratteristica di questa vicenda. Il primo tentativo è stato fatto il 9 giugno di quest’anno: Radio Padania vende in blocco con scrittura privata autenticata a Radio Mobilificio di Cantù, ma il 27 giugno la direzione generale competente per il ministero nega la voltura della concessione e degli impianti aperti con le prerogative di radio comunitaria (tutti quelli del pacchetto).
A questo punto, i rappresentanti delle due parti si ritrovano dal notaio il 5 agosto: Radio Padania Libera e Radio Mobilificio di Cantù risolvono la scrittura privata precedente e tutto ritorna ai legittimi proprietari, soldi e frequenze. Nella nuova scrittura però, si vende di nuovo e appare anche un terzo soggetto, l’Associazione Culturale Radiofonica Comunitaria, creata un giorno prima, il 4 agosto, stessa sede di Radio Mobilificio di Cantù a Bergamo e rappresentata da Suraci. La cessione così ha di nuovo luogo: stessi impianti e stessi soldi

Per chiarire meglio come finirà Radio Padania il direttore Alessandro Morelli ha chiarito all’Agi:

La Radio non chiude ma non ha più alcun sostegno pubblico, i nostri unici editori saranno gli ascoltatori, oltre alla pubblicità. L’operazione è stata avviata prima dell’estate ma ancora non è conclusa: per questi tipi di contatti ci vuole tempo, sono necessari diversi passaggi al ministero. Noi manterremo tutto l’asse che ho chiamato ‘A4′ col nome dell’autostrada Torino-Venezia, e che quindi comprende Cuneo, Torino, Milano, Bergamo e Brescia fino al Veneto”, ha aggiunto, “Al di fuori di quest’asse manterremo alcune realtà come Varese e Como, Pavia, Alessandria e qualche ripetitore in Emilia. Certo nelle Marche non potranno più ascoltarci sulla rete Fm, ma abbiamo ottenuto un canale tv, il 740 del digitale terrestre, oltre a mantenere il digitale radiofonico.

 

(in copertina uno stand di Radio Padania in Piazza Maggiore a Bologna, 8 novembre 2015.ANSA/GIORGIO BENVENUTI)

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