VINCENZO VISCO DEF
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Def, Vincenzo Visco: «Poco credibile, alla ricerca del consenso breve» | VIDEO

Una bocciatura netta. L’economista Vincenzo Visco, più volte ministro ed ex titolare delle Finanze, attacco il governo sulle scelte di politica economica: «Mi pare che la nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Def) è poco credibile. I conti non tornano. All’interno del documento, ci sono pochissime risorse che sono utilizzate, come al solito, alla ricerca di consenso breve. Come le spese per le pensioni, attacca ai microfoni di Giornalettismo Tv, a margine del convegno “Le persone prima di tutto: un’altra economia, una nuova sinistra“, nella sede nazionale del PD al Nazareno, a Roma.

In attesa delle informazioni aggiuntive del Mef, l’esame della Camera, prima previsto per martedì 11 ottobre, è slittato a mercoledì 12. Allo stesso modo della discussione nell’Aula del Senato. Il motivo?  La presidenza di Montecitorio ha accolto la proposta della commissione Bilancio che chiedeva chiarimenti aggiuntivi al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sulla Nota di aggiornamento al Def, dopo la mancata “validazione” da parte dell’Ufficio parlamentare di Bilancio. Un incontro già programmato per il 20.

VINCENZO VISCO DEF BOCCIATO: “CONTI NON TORNANO, SOLO ANNUNCI”

Lo stesso Visco resta a dir poco scettico sul Def,  tanto da scagliarsi contro un governo che, a suo dire, «continua a muoversi su una interpretazione della crisi italiana che non è quella giusta e che continua a pensare che tagliando le tasse e le spese si avrà sviluppo».

Allo stesso modo, Visco attacca sulle misure annunciate per la lotta all’evasione«Ci sono annunci sulla trasmissione telematica delle fatture, che era una proposta ‘Nens’ (ovvero, l’associazione “Nuova Economia Nuova Società“, fondata da lui stesso con Pier Luigi Bersani, ndr). Ma si dovrà vedere come questa verrà fatta perché il governo dice che da questa operazione guadagnerà uno o due miliardi. E non tredici, come sarebbe il suo valore potenziale». E ancora: «l problema della politica italiana è sempre stato quello di una evasione di massa, singolarmente anche di entità non stratosferica che riguarda alcuni milioni di contribuenti. Così come vota la mafia, votano gli evasori, i corrotti e i corruttori e questi hanno un peso».