sigaretta elettronica oms
|

Il derby della sigaretta elettronica e le ombre sull’Oms

SIGARETTA ELETTRONICA OMS

Tutto e subito. Negli anni la posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul tabagismo è rimasta la stessa: unica strada percorribile è l’azzeramento del numero dei fumatori nel mondo. Nessuna via di mezzo quindi, nessuna apertura al tema della riduzione del danno, ed ecco perché dalle parti di Ginevra, sede principale dell’Agenzia specializzata dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, la sigaretta elettronica e i prodotti a tabacco riscaldato sono visti con sospetto e ostracizzati. Nessuna sciorciatoia, dicevamo, per ridurre e poi portare a zero il numero delle persone che ogni anno muoiono per il fumo – sono 6 milioni. Un obiettivo ambizioso che guardando i numeri diventa irreale, utopistico: la stessa Oms stima infatti che il miliardo di fumatori che contiamo oggi sia destinato a salire a 1.4 miliardi nei prossimi dieci anni.

La linea è chiara. «Tutti i governi dovrebbero vietare le sigarette elettroniche e i sistemi elettronici a rilascio di nicotina» va ribadendo il direttore generale dell’Oms Margaret Chan, e sarà questo il tema portante della settima riunione della Conferenza delle Parti o COP – organo direttivo della Convenzione Quadro sul controllo del tabacco firmata nel 2003 da più di 170 paesi – in programma dal 7 al 12 novembre in India.

LA SIGARETTA ELETTRONICA FA MALE?

Il dibattito sulla riduzione del danno e dello sviluppo e della diffusione è più vivo che mai. Se l’Oms porta avanti la sua battaglia contro, sul fronte opposto non mancano le autorevoli prese di posizione a favore. C’è la rivista scientifica internazionale Nature che ha definito “fandonie” gli attacchi sferrati alla sigaretta elettronica in nome del principio di precauzione, c’è la Public Health England che con uno studio indipendente ha certificato che le e-cig sono meno nocive di circa il 95% rispetto al fumo di tabacco e per questo possono potenzialmente abbattere il numero di fumatori, c’è il Royal College of Physicians che in una delle ultime relazioni ha messo nero su bianco che lo svapo non è un passaggio preliminare alla sigaretta classica, è anzi un modo per smettere di fumare. In questo derby il professor Umberto Veronesi milita nella formazione pro e-cig: «La sigaretta è da considerare, per il peso di morte precoce, malattia, disabilità e dolore che porta, una calamità sociale peggiore di una guerra o di qualsiasi epidemia che abbia colpito l’umanità» – scrisse il direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia in una lettera aperta a Repubblica nel 2014 – «La sigaretta elettronica è uno strumento efficace per contrastare la gravissima tragedia del cancro del polmone. Se tutti i fumatori di sigarette tradizionali passassero alla sigaretta senza tabacco si otterrebbe a breve una riduzione drastica del cancro polmonare, che nel tempo diventerebbe una malattia rara». Tutto e subito non si potrà mai avere, ergo spazio ai prodotti di nuova generazione i cui possibili rischi (del vapore, degli aromi e così via) sono «non scientificamente documentati». Nella stessa direzione la lettera spedita proprio all’Oms da 50 ricercatori che sostengono che regolamentare in maniera rigida le sigarette elettroniche pregiudicherebbe la possibilità di salvare milioni di vite.

SIGARETTA ELETTRONICA OMS: PARERE E TRASPARENZA

In campo internazionale si è aperto anche il dibattito sul lavoro dell’Oms. Hanno fatto scalpore, ad esempio, le mete in cui l’Organizzazione ha organizzato gli incontri preparatori in vista della conferenza COP7 del 7-12 novembre: nell’ordine Maldive, Egitto, Isole Fiji, Panama. Trasferte, dispendiose viene facile pensare, a carico dell’Unione Europea. C’è chi poi, come
l’Huffington Post UK, riporta come l’Oms vorrebbe impedire la partecipazione alla conferenza di centinaia di rappresentanti, ossia tutti i soggetti pubblici che legiferano sul tabacco e i funzionari di industrie del tabacco a controllo interamente o parzialmente statale – per l’HP «i governi sono responsabili di oltre il 40% della produzione mondiale del tabacco». Grande attenzione infine allo spazio che verrà concesso ai media per seguire i lavori della COP7: il giornalista Drew Johnson ha infatti denunciato che in occasione della riunione del 2014 tenutasi a Mosca i reporter sono stati fatti allontanare con la forza e i lavori si sono svolti a porte chiuse.

Photocredit copertina Justin Sullivan/Getty Images