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Diletta Leotta si racconta: «Cucinare? Adesso intorno ho un cordone sanitario»

Diletta Leotta amatissimo volto di Sky per i tifosi della Serie B è stata intervistata da Malcom Pagani per GQ Italia. E sui cori dedicati a lei negli stadio rivela:

«Sì, li ho letti durante la scorsa stagione», dice lei. «Quando ne ho visto uno perfino in Francia, agli Europei, mi ha fatto un certo effetto. “Meno Thiago Motta, più Diletta Leotta” c’era scritto, e non posso dire che non mi abbia divertita».
Più che la divisa da fenomeno pop del video, lei preferisce indossare quella da pompiere: «È vero, nell’ultimo anno qualcosa è cambiato e mi sono accadute molte cose positive. Avverto un entusiasmo e un riscontro reali. Qualcuno mi ama, altri mi apprezzano, altri ancora mi odiano. Non resto indifferente comunque, arrivo alla gente». Anche se camminare per strada è diventato difficile, Leotta non si ferma: «Sono in marcia e lavoro da quando ho 14 anni».

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Ecco qui l’intervista….

E cosa faceva a 14 anni?
Ero veramente piccola e facevo interviste in spiaggia. Avevo una domanda del giorno da porre ai bagnanti. Da qualche parte i filmati devono esserci ancora.
Ha sempre voluto fare tv?
È nato tutto per caso, quando ero bambina ad Aci Trezza alla tv sicuramente non pensavo. D’estate vendevo braccialetti sui muretti, facevo lunghe nuotate e festeggiavo compleanni in solitudine. Quando cerchi gli amici per brindare il 16 di agosto sai già cosa devi aspettarti.
Prima di Sky, si è sottoposta a una lunga gavetta.
Ho provato un po’ di tutto. La prima buona opportunità me la diede Salvo La Rosa, un mito catanese che conduceva uno dei programmi più longevi della tv italiana. Si intitolava Insieme e non era molto diverso dal Maurizio Costanzo Show.
Oggi le opportunità non le mancano. I paragoni tra lei e Ilaria D’Amico si fanno insistenti, Sky promette di puntare su di lei: cosa farà da grande?
Non ne ho idea. Per ora sto benissimo così, il calcio e lo sport mi appassionano molto e non mi sento in periferia. La Serie B è una sintesi dell’Italia, del campanile e delle rivalità tra province. Tra Brocchi, Gattuso e Panucci, ci divertiremo anche quest’anno.

(…)

Suo padre è avvocato. 
Se fossi rimasta a Catania, avrei fatto il suo mestiere. Papà voleva che mi laureassi a ogni costo. «Scegli, puoi studiare Medicina, Ingegneria o Giurisprudenza». Io sognavo una facoltà artistica: «Scordatelo», disse. Così scelsi Giurisprudenza.
Studentessa modello?
Credo di aver preso, se l’ho preso, un solo trenta e lode. Per il resto andò meglio di quanto non fosse andata allo Scientifico. L’idea di essere in classe alle 8 e 30 pronta per un’interrogazione di latino mi ha sempre messo un po’ di angoscia.
Tema della sua tesi?
Il contratto del calciatore professionista. Uno stratagemma che si rivelò decisivo. Io non parlai mai, la commissione invece impazzì. Il calcio è trasversale. Accende discussioni in qualunque ambiente.
Prima di raccontare l’epopea del Crotone, lei leggeva le previsioni del tempo.
Agli inizi di Sky, quando con un contratto di tre mesi mi trasferii a Roma. Rispetto al caos di Catania, soprattutto quando cucinavo e mi trovavo in casa da sola sentivo il rumore assordante del silenzio.
Molto letterario.
È stato letterario anche l’esordio. Avevo studiato previsioni e carte sinottiche e alla prima diretta mi cambiarono tutto il copione. Uscii dallo studio che mi tremavano le gambe: «Ma veramente devo fare questa cosa?».
Quel contratto di tre mesi oggi è senza data.
L’inizio è stato un esame continuo. Oggi mi sento più tranquilla. Le occasioni che mi sono capitate e mi sembravano da cogliere al volo le ho sfruttate. Non ho mai detto: «No, questo non lo faccio».
Non cucina più da sola.
Qualcuno in precedenza devo averlo avvelenato, adesso intorno ho un cordone sanitario.

(foto copertina e gallery via Instagram)