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La mamma che sgomina la gang di latinos a Milano

Una mamma ha denunciato il proprio figlio alla polizia. Lo ha riconosciuto nel video della aggressione della gang di latinos a Milano contro il giovane Dreni, albanese, morto a 18 anni dopo le coltellate subite. E quella denuncia ha portato finalmente alla verità sulla morte di Dreni un ragazzo tranquillo aggredito con assurda ferocia. Riporta il Corriere della Sera:

Nel primo pomeriggio del 15 luglio scorso una donna salvadoregna cammina sul marciapiede assolato di via Fatabenefratelli. Entra nell’alto portone della questura e si trova davanti al corpo di guardia.
«Devo raccontare alcune cose sul ragazzo morto ieri sera». Pochi minuti dopo, si siede in una stanza della Squadra mobile.
E mette a verbale: «Questa mattina, in Internet, ho visto il video di un’aggressione avvenuta domenica 3 luglio presso una fermata del tram a Milano» (quel giorno Albert
Dreni, albanese, 18 anni, un ragazzo tranquillo e perbene, era stato assalito da una gang di giovani sudamericani, quattro coltellate al petto, una gli aveva squarciato il cuore). Di fronte agli investigatori, la donna è molto scossa, fa fatica a parlare. Ma continua: «Guardando quel video ho riconosciuto mio figlio (un ragazzino
di 17 anni, nato in Salvador, ndr), all’interno del gruppo coinvolto nella lite ripresa dalle telecamere. Mio figlio, nel video, è quello con la maglia a maniche corte blu; è la persona che si vede entrare all’interno del tram ed insieme agli altri, poco dopo, riuscire e picchiare qualcuno». Quel «qualcuno» è Albert, aggredito vicino alla discoteca «Lime Light», in via Castelbarco: morirà dopo 11 giorni di agonia.

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MAMMA GANG LATINOS AGIVA A NOME DEL MS13

Il ragazzo è stato arrestato ieri dalla Squadra mobile di Milano con altri 2 minorenni e 4 maggiorenni, giovani tutti tra i 17 e i 22 anni. Si tratta di ragazzi del panorama della pericolosa gang MS13.
Il Corriere racconta il dramma delle donne dell’America del Sud, emigrate a Milano, che cercano di assicurare un futuro sano ai propri figli evitando che finiscano nelle mani delle pandillas, i gruppi di strada che replicano quelli del Sud America e che a Milano sono da anni coinvolti in una guerra di sangue.

Quella sera del 3 luglio la violenza del gruppo, erano quasi in 20, esplose feroce e immotivata. Prima si scatenò contro un giovane salvadoregno: «Mi hanno accerchiato e uno di loro — questa è la testimonianza della vittima alla polizia — si è avvicinato con atteggiamento aggressivo e mi ha detto: “guarda che oggi ho sete di
sangue e voglio ammazzare qualcuno”, poi mi ha chiesto se fossi della “13” o della “18” (gang rivali, ndr), ma io non appartengo a nessuna banda». Lo accoltellarono lo stesso, con un taglierino. Uscì dall’ospedale con 120 punti. Poi il gruppo si spostò ad attaccar briga su un tram e incrociò Albert Dreni, ucciso mentre cercava di difendere un amico. Aveva da poco trovato lavoro in un vivaio alle porte di Milano

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