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Atlete «cicciottelle», il direttore rimosso: «Nessuna intenzione sessista. L’avrei detto anche a un maschio»

«Abbiamo chiesto scusa» a chi si è sentito toccato dal termine «cicciottelle» ritenendolo non adatto. Ma «non c’era alcuna intenzione discriminatoria o sessista nel titolo», perché «il termine aveva una connotazione affettiva». Parla così oggi il direttore di Qs (testata che gestisce le pagine di post dei quotidiani La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino), rimosso dopo un titolo offensivo sulle tiratrici con l’arco azzurre impegnate alle Olimpiadi di Rio, definite «cicciottelle».

 

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ATLETE CICCIOTTELLE, IL DIRETTORE RIMOSSO: «L’AVREI DETTO ANCHE A UN MASCHIO»

In un’intervista rilasciata a Stefania Chiale per il Corriere della Sera Giuseppe Tassi ammette l’errore, e spiega la mancata correzione del titolo ricordando «la concitazione dei tempi di lavorazione e di chiusura del giornale». Poi afferma che avrebbe utilizzato quelle parole anche per un maschio:

Perché ricorrere all’attributo fisico per descrivere delle atlete?

 

«Mi creda: non c’era alcuna intenzione discriminatoria o sessista nel titolo. Il termine aveva una connotazione affettiva».

 

Scusi?

 

«Siamo partiti da un fatto che chi ha seguito la gara ha sicuramente notato: le tre arciere azzurre hanno un aspetto insolito per delle atlete di livello olimpico. Con questo titolo volevamo rilevare — ripeto, in tono affettuoso — che anche le persone comuni possono diventare delle atlete di altissimo livello».

 

Ammetterà che l’aggettivo invece poteva apparire dispregiativo, o perlomeno inopportuno…

 

«Lo abbiamo pensato anche noi: al punto che abbiamo corretto il titolo in seconda edizione. Ci siamo resi conto che poteva urtare la sensibilità di alcune persone».

 

Perché non correggere prima?

 

«È stato un errore dovuto alla concitazione dei tempi di lavorazione e di chiusura del giornale». Se fossero stati tre arcieri avreste titolato «Il trio dei cicciottelli»?

 

«Se avessero avuto connotazioni fisiche simili, sì. Ricordo che nel 2012 dell’arciere Marco Galiazzo fu messa in luce la sua forma fisica “non perfetta”. L’intento era lo stesso. Ma in quel caso non ci furono accuse di sessismo».