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Cosmopolitan e la lezione del sessismo al contrario (grazie ai pacchi dei campioni olimpici)

Sta facendo discutere sui social la gallery del magazine Cosmopolitan relativa ai “pacchi” dei campioni olimpici. Il pezzo, lanciato su Facebook, ha raccolto una marea di commenti dividendo le donne che seguono il giornale e che spesso si trovano a discutere di sessismo sui media italiani.

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Ecco qui i commenti sotto al post. Diverse donne difendono la scelta della gallery sui “fustacchioni”. Altre prendono nette distanze.

CONTRO – Siete un’offesa al genere femminile, veramente pensate che questo sia un articolo interessante?

 

PRO – E tutti i culi e tette che si vedono ogni giorno? Almeno facciamoci una risata

guarda la gallery:

Tra i commenti, da notare, la serenità dei maschietti italiani. Pochi uomini intervengono. Nessuno si sente offeso, né insultato dalla gallery. Anzi, i più invitano a riderne su. Lungi da me dal criticare la scelta editoriale del magazine ma la gallery, a suo modo, è diventata virale. E quindi fa discutere. O meglio fa discutere solo noi donne. Ecco: perché solo noi donne?

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Se al posto del lato A maschile ci fosse stato il lato B femminile? “Traduciamo” la didascalia correlata alle foto:

“Questi pacchi regalo meritano il primo posto sul podio e solo per questo varrebbe la pena tifare per questi atleti. Che bei fustacchioni!”

“Questi balconi meritano il primo posto sul podio e solo per questo varrebbe la pena tifare per queste atlete. Che belle tope!”

Se al posto dei bei pacchi atletici ci fosse stato il lato B delle campionesse sarebbe sceso il finimondo. Si sarebbe gridato all’ennesimo post sessista. Nel caso Cosmo l’uomo non si sente offeso. La donna sì. Perché?

La cosa paradossale della vicenda è la concezione femminile che cambia rispetto a quella maschile così come cambia, da uomo a donna, la concezione di “sessismo”. Ho provato a chiedere ai colleghi maschi se si sentivano offesi da tale gallery. Nessuno si è sentito offeso, anzi chiedevano a me se era forse una colpa non sentirsi indignati. Noi donne abbiamo una sessualità diversa rispetto a quella maschile. Cambia anche perché a noi donne (e perché no anche a voi uomini) è stata imposta una sessualità diversa e nei limiti consoni a quelli di uno stato che da secoli vive il dilemma della laicità.

Può sembrare un controsenso indignarsi su pubblicità sessiste e poi invitare le amiche allo strip dell’8 marzo. Ed è anche un controsenso additare l’articolo sessista per poi dire “fatevela una risata” davanti ai costumini degli atleti olimpici. Però in Italia siamo messi così. Il nostro paese vive una sorta di schizofrenia per cui i reali problemi sulle donne non vengono individuati. Ci arrabbiamo per altro. Eppure i problemi delle donne sì esistono e no, noi donne non siamo panda da tutelare.

Se non si riflette su questa schizofrenia dell’indignazione a sessismo alterno probabilmente ci ritroveremo a parlare di femminicidio, violenza domestica, RuU486 e diritti sulla maternità (e perché no paternità) per altri 20 anni. Senza cavarne piedi. Ora, non si può puntare una pistola sulla tempia di un uomo e pretendere che si indigni sui pacchi dei campioni olimpici ma occorre riflettere perché gli uomini, con questa gallery, non si indignano mentre noi sì. E soprattutto questa indignazione serve a qualcosa?

TAG: sessismo