Verdini Alfano
|

Verdini-Alfano-Zanetti, salvagente centrista per il referendum. Prove d’unità per i moderati (aspettando Parisi)

Sopravvivere, prima di tutto. Oltre il verdetto in bilico del referendum costituzionale. Per ora ancora accanto a Matteo Renzi, ma oltre il destino del premier. E aspettando pure Stefano Parisi e il reset di Forza Italia. Va in scena nella sala della Regina di Montecitorio, a pochi giorni dalla chiusura estiva dei lavori della Camera dei deputati, il primo tentativo di riunire la galassia implosa dei centristi, liberali e popolari. Tradotto, quella diaspora moderata, in gran parte orfana del berlusconismo.

Dai vecchi nemici ai tempi del Pdl Angelino Alfano e Denis Verdini, ora alleati (o presunti tali) sul tavolo delle riforme. Fino ai resti di Scelta civica (con il viceministro all’Economia Enrico Zanetti), all’ex leghista Flavio Tosi con il suo movimento Fare! e all’area riformista dell’Udc (D’Alia). Tutti nel calderone, per il battesimo dei comitati dei centristi per il sì al referendum. Si aggregano pure i Moderati di Giacomo Portas, legati al centrosinistra. Ma soltanto per l’iniziativa referendaria congiunta: «Mai farò un partito con Verdini», precisa lo stesso deputato che doveva blindare (invano) la riconferma di Fassino alle ultime Comunali di Torino. Poco cambia.

Perché, dietro la nascita dei comitati dei moderati, l’obiettivo finale resta quello di riunire le forze. Per “pesare” di più accanto al Pd renziano, dopo il flop dem alle Amministrative. Tentare di non essere travolti, nel caso il presidente del Consiglio perda la “madre delle battaglie”, lo stesso referendum di metà (o fine) novembre. E provare a rivendicare quelle modifiche alla legge elettorale, l’Italicumche per molti parlamentari resta sinonimo di mancata rielezione, nel caso non venisse cambiato.

Guarda l’intervista a Denis Verdini

ALFANO-VERDINI-ZANETTI: LA DIASPORA CENTRISTA SI RIUNISCE CON I COMITATI DEL SÌ  AL REFERENDUM

Essere decisivi al referendum, per poi puntare all’incasso, è il primo obiettivo dei centristi di Ap-Ncd, Ala, Udc, Moderati e Fare!. Perché, lo ammette lo stesso Verdini, regista dell’operazione dietro le quinte, in politica tutto dipende dai numeri. E non è un caso che l’ex sodale del Cav sbandieri non soltanto quelli della sua Ala, determinanti a Palazzo Madama. Quanto quelli della stampella centrista che dovrebbe recuperare consensi tra i moderati per blindare il via libera definitivo alle riforme: «C’è stata una preminenza del Pd, grazie al nostro frazionamento. Ma qui siamo in 134 tra senatori e deputati. Un numero non trascurabile. L’azione riformista fa parte della storia del centrodestra. Diventeremo protagonisti della vittoria e questo avrà un riflesso sulla vita politica di tutti noi», rivendica ora l’ex architetto azzurro del patto del Nazareno. 

Chiaro che per l’ex sodale del Cav il lancio dei comitati sia una nuova legittimazione. Oltre che una mossa decisiva in chiave futura. Perché, ne è consapevole lo stesso Verdini, di fronte alle grane giudiziarie e i rinvii a giudizio che pesano sul suo conto, sarebbe lo stesso leader di Ala quello che potrebbe beneficiare di più dell’unione delle “anime erranti” di centro-destra. Non è un caso che già in passato avesse tentato (invano) di convincere lo stesso Portas, con il suo simbolo dei Moderati, a unirsi alla sua Ala. Operazione poi riuscita grazie allo strappo di Zanetti e alla faida interna dentro Scelta civica. 

 
Guarda l’intervista ad Angelino Alfano

«I comitati e il referendum come un cavallo di troia per entrare stabilmente in maggioranza? Noi non ne abbiamo bisogno, non chiediamo nulla. I numeri parlano. Ma dico solo che siamo decisivi al Senato», ripete ancora come un mantra l’ex plenipotenziario di Forza Italia. Riuscito, parlamentare per parlamentare, a fagocitare in Aula gli esuli delusi del vecchio Pdl per sedersi alla corte di Renzi. Fino a minacciare un’Opa ostile su quel Nuovo centrodestra di Alfano con il quale mai si è amato.

Basta ricordare la guerra ai tempi della rinascita di Fi e dell’esclusione del Cav dal Senato tra “falchi e colombe”, con tanto di strappo degli ex “diversamente berlusconiani“.  «Vecchie ruggini, ma in politica tutto può essere dimenticato, basta soltanto avere gli stessi interessi», rivendicano ora in casa Ncd. Il trionfo della realipolitik. Con lo  scacchiere politico cambiato dopo le Amministrative, è il primo passo di un possibile matrimonio (d’interesse) tra Alfano e Verdini. Perché, al di là del verdetto del voto di novembre, lo spazio politico resta lo stesso. «Non c’è altra scelta», c’è chi spiega tra i verdiniani.

Almeno a parole, lo stesso ministro dell’Interno “benedice” l’intesa con Verdini. «Abbiamo ritrovato gli amici di Ala», rilancia dalla sala della Regina. Ma dentro  quel che resta del suo Ncd, quasi imploso in Senato e diviso tra neorenziani da una parte e  big che continuano a guardare verso il vecchio centrodestra (da Schifani a Formigoni, fino a Lupi e a parlamentari come Azzolini ed Esposito) dall’altra, la convergenza con i verdiniani crea ancora non pochi malumori. Compresi quelli del ministro per gli Affari regionali Enrico Costa, che ha disertato l’assemblea del rassemblement centrista in disaccordo con l’idea di scattare una foto di gruppo assieme a chi, fino a poco tempo prima, sparava contro il suo partito (come lo stesso Verdini). «I personalismi fanno male. Ora l’obiettivo è riunire i moderati. Ma lo schema è cambiato. E l’orizzonte sarà quello di un patto tra socialisti e popolari contro i populismi, come accade già in Europa», rivendica pure Sergio Pizzolante (Ap). Uno schema da larghe intese. Un maxi-Nazareno.

ALFANO E QUEL CHE RESTA DI NCD, TRA RENZI, VERDINI E PARISI

Non è l’unico, dentro Ncd, a guardare ancora verso l’operazione condotta dentro Fi da Stefano Parisi. Compreso lo stesso Alfano, attento verso il tentativo dell’ex manager di andare oltre il partito azzurro, in accordo con Berlusconi, la famiglia del Cav e il suo impero aziendale. Per rilanciare un altro cantiere moderato. E creare un nuovo soggetto che al momento Parisi immagina all’opposizione, in modo responsabile, del governo. Domani, chissà. Un progetto che non a caso spaventa i colonnelli di Fi. Sia quelli che temono la rottamazione, sia quelli contrari al ritorno alla pax Nazarena e lo strappo definitivo con la Lega di Salvini (come Toti, Matteoli e Brunetta), al di là del no di Parisi al referendum.

Nell’attesa che anche Fi chiarisca la sua identità, nemmeno Alfano ha alcuna intenzione di sbilanciarsi. Costretto alla convivenza con l’ex nemico Verdini e ancora dentro lo schema di governo con Renzi. Almeno fino a novembre. Ma senza chiudere le porte al Cav. Perché serve coltivare un’alternativa, in caso di sconfitta referendaria. O nel caso Renzi decida di scaricare la stampella centrista, non cambiando l’Italicum. Quella legge elettorale che anche Verdini ha l’esigenza di modificare, per non scomparire: «Se la cambierà in caso di vittoria del sì? Renzi ha già parlato per conto suo, siamo noi insieme, che dobbiamo chiedere ciò che serve alla politica e a noi stessi. Solo con i numeri si fanno le cose», replica ai microfoni di Giornalettismo. 

ASPETTANDO IL REFERENDUM (E PARISI)

«Se son rose fioriranno», taglia corto invece Verdini di fronte all’ipotesi del nuovo soggetto dei Moderati. Nicchiando pure sull’ipotesi di una nuova convergenza con la Forza Italia parisiana. Meglio lavorare sotto traccia. Per ora, basta invece la nuova operazione di palazzo, con il gruppo ormai neonato alla Camera con Zanetti e i suoi seguaci. “Sc-Verso cittadini per l’Italia”, che raccoglierà alcuni deputati di Sc, Maie, Marco Marcolin di Fare e i la stessa componente di Ala. Quota 20, necessaria per formare il gruppo autonomo a Montecitorio, non c’è ancora. Ma dentro Sc-Ala confidano di raggiungerlo presto: «Altri ‘civici’ si uniranno seguendo l’esempio della Vezzali», spiegano fonti parlamentari. «Da settembre ci sarà da lavorare», rivendicano da Ala. Convinti di poter spostare gli equilibri del referendum, il vero spartiacque della legislatura. Perché, è chiaro, il verdetto delle urne cambierà tutto. Aspettando Parisi.