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L’Europa dell’Est che dice di no ai migranti ha riempito la Siria di armi

Gli Stati europei che in questi mesi hanno rifiutato l’accoglienza dei rifugiati durante la crisi dei migranti, in larga parte siriani in fuga dalla guerra civile, hanno venduto armi per più di un miliardo di dollari a diversi Paesi mediorientali, in primis l’Arabia Saudita. Un imponente flusso di artiglieria andata in buona parte a ISIS e milizie sunnite che combattono in Siria.

ARMI EUROPEE ALLA GUERRA SIRIANA

La guerra siriana è la più grande carneficina contemporanea. I morti stimati sono circa 500 mila, mentre le persone costrette ad abbandonare le proprie case sono diversi milioni. Un massacro che prosegue, come mostra l’assedio di Aleppo in corso da diverse settimane. Per combattere un conflitto bellico così prolungato servono decine di migliaia di fucili, pistole, mitragliatori, mortai, missili anti carro, e così via. Secondo una ricerca condotta da due consorzi di giornalismo investigativo internazionale buona parte delle armi circolate nel Medio Oriente in questi anni sono state prodotte e vendute dai Paesi balcanici. Bosnia, Bulgaria, Cechia, Croazia, Montenegro, Slovacchia, Serbia e Romania hanno concluso affari da oltre un miliardo di dollari per rifornire di armi l’Arabia Saudita, la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia.

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L’Arabia Saudita è lo Stato che ha comprato la maggior parte di queste armi, per acquisti superiori agli 800 milioni di dollari. Pochi mesi fa il ministro della Difesa serbo aveva ammesso in una conferenza stampa come fosse difficile per l’industria bellica del Paese soddisfare l’enorme richiesta provocata dai conflitti bellici. Le armi prodotte nei Balcani, oppure gli armamenti ereditati dai tempi dell’occupazione sovietica, viaggiano prevalentemente in aereo, così come su Tir e navi che partono dall’Europa dell’Est e vanno in Medio Oriente. Molti documenti fotografici mostrano come le milizie che combattono in Siria e Yemen usino fucili e munizioni dell’Europa orientale. Le milizie sunnite sono armate dai Paesi balcanici, mentre le truppe pro Assad ricevono la maggior parte della loro artigliere dalla Russia, ora impegnata direttamente nel conflitto. Oltre alla probabile infrazione delle normative nazionali, europee le regole fissate dai Trattati internazionali, l’aspetto politicamente più paradossale è come Cechia, Croazia, Romania o Slovacchia abbiano guidato il fronte contro l’accoglienza di migranti siriani in buona parte prodotto dalla diffusione delle loro armi.

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