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Gulen, accusato di golpe: «Erdogan e il suo partito affetti dal veleno del potere»

Nel 2002 il partito di Recep Tayyip Erdogan promise di portare avanti il tentativo di ingresso della Turchia in Ue, di difendere i diritti umani e le libertà, ma oggi il presidente sembra affetto dal «veleno del potere». Parla così in un’intervista esclusiva rilasciata a Viviana Mazza per Il Corriere della Sera il predicatore islamico Fethullah Gulen, accusato del tentato golpe del 15 luglio, che dal 1999 vive in esilio auto-imposto negli Stati Uniti d’America.

 

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FETHULLAH GULEN NEGA IL COINVOLGIMENTO NEL FALLITO COLPO DI STATO

Il 75enne ex imam e leader del movimento Hizmet si dice sicuro che gli Usa lo difenderanno dalle richieste di estradizione di Ankara e nega ogni responsabilità nel fallito colpo di Stato di due settimane fa: «Rifiuto con forza ogni accusa di un mio coinvolgimento». Afferma, poi, di aver dato ad Erdogan «troppa fiducia»:

Lei e Erdogan eravate alleati una volta. Che cosa l’ha portata a fidarsi di lui? Se ne è pentito?

 

«Durante la campagna elettorale del 2002, il partito di Erdogan promise di portare avanti il tentativo di ingresso della Turchia nell’Unione Europea, di difendere i diritti umani e le libertà e di porre fine alla discriminazione dei cittadini sulla base della loro visione del mondo e appartenenza a gruppi sgraditi. Nessun altro partito portava avanti riforme democratiche e per l’ingresso nell’Ue quanto il partito di Erdogan. Durante il suo primo mandato, Erdogan applicò davvero alcune riforme democratiche e fu elogiato per questo dai leader europei. Ma sembra che, dopo essere rimasto al potere troppo a lungo, il presidente Erdogan e il suo partito siano stati affetti dal veleno del potere. Non mi pento di aver appoggiato le riforme democratiche. Se fosse stato un partito diverso a promuoverle, lo avrei sostenuto ugualmente. Adesso, col senno di poi, mi rendo conto di avergli dato troppa fiducia. Mi pento di aver creduto che fossero sinceri sulle cose che promettevano di portare a termine».

 

Lei ha milioni di seguaci. Non è possibile che alcuni di loro, anche senza la sua approvazione o a sua insaputa, abbiano orchestrato il colpo di Stato in Turchia?

 

«La mia posizione, i miei scritti, i miei discorsi, le mie idee, sono pubblici e chiari. In tutta la mia vita, sono stato vittima di colpi di Stato, ho sofferto durante i regimi militari, e ho criticato l’intervento dell’esercito nella politica locale. Se degli individui che leggono le mie opere o che ascoltano i miei discorsi o simpatizzano con le mie idee sono stati coinvolti nel colpo di Stato, allora quello che hanno fatto è un tradimento dei miei valori di base».

(Foto da archivio Ansa. Credit: EPA / SELAHATTIN SEVI / ZAMAN DAILY NEWSPAPER)