La mamma che uccide il figlio frutto dell’incesto

Un 71enne ed una signora di 41anni sardi sono sono accusati di omicidio volontario del piccolo nato dalla loro relazione...

Un 71enne ed una signora di 41anni sardi sono sono accusati di omicidio volontario del piccolo nato dalla loro relazione

Omicidio volontario in concorso: è questo il reato contestato ad un pensionato 71enne di Nuxis, nella provicnia di Carbonia-Iglesias, e a sua figlia, accusati di aver ucciso, nel 1996, il neonato frutto della loro relazione incestuosa. La Procura di Cagliari ha appena chiuso le indagini a carico dei due.

IL CORPO NEL FIUME - L’uomo deve rispondere anche di violenza sessuale per aver abusato della figlia. Le violenze sarebbero cominciate nel 1982, quando la donna era ancora una bambina. Del caso parla L’Unione Sarda in un articolo a firma di Massimo Ledda:

Si avvicina l’ora della verità per il pensionato di Nuxis e la figlia 41enne accusati di aver ucciso, nel febbraio del 1996, il figlio nato dalla loro relazione incestuosa e di averne poi gettato il corpicino nel fiume di Siliqua. Il pm di Cagliari Alessandro Pili, titolare del fascicolo, ha notificato l’avviso di chiusa inchiesta ai due indagati, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. All’uomo è anche contestata la violenza sessuale sulla figlia, che sarebbe stata costretta a soddisfare le sue voglie per tre decenni, cioè sin da quando era ancora una bambina. Un crimine sconvolgente, risolto solo nell’ottobre del 2011 grazie alla (molto tardiva) soffiata dell’ex marito di una sorella dell’indagata, che sapeva tutto da anni come il resto della famiglia. Messa alle strette dal test del dna dal quale era arrivata la conferma che il bambino era figlio suo e del padre, la donna aveva confessato tutto davanti al magistrato inquirente scaricando però le responsabilità dell’infanticidio sul genitore: «Ho partorito in gran segreto in un bagno dell’ospedale Sirai di Carbonia mentre assistevo mia madre che era lì ricoverata – è sempre stata la tesi della 41enne -, non appena il bambino è venuto alla luce l’ho affidato a mio padre che l’ha portato via, è stato lui a ucciderlo, io non immaginavo che volesse fare un gesto così atroce. Dopo qualche giorno mi ha detto che l’aveva buttato a mare».

IL SOFFOCAMENTO E LE PERCOSSE – Secondo i magistrati anche la donna sarebbe responsabile dell’omicidio del neonato. Subito dopo la nascita il piccolo avrebbe subito percorre e soffocamento:

Per ora il pm Pili non ha però distinto le due posizioni, tenendo ferma per entrambi la stessa identica accusa di omicidio volontario, eseguito – come si legge nell’imputazione – «mediante manovre di soffocamento e strozzamento e percosse al capo che producevano politraumatismo cranio-encefalico». Un modo glaciale e burocratico per descrivere un’esecuzione bestiale: secondo l’accusa, subito dopo la nascita, il piccolo sarebbe stato soffocato con della carta igienica infilata in bocca, strozzato a mani nude e infine, forse perché respirava ancora, colpito ripetutamente alla testa con un oggetto contundente (un bastone?) o afferrato per i piedi e scagliato più volte contro una superficie solida (il lavandino del bagno del Sirai?).

GLI ABUSI – Il 71enne accusato di omicidio avrebbe abusato di sua figlia con la minaccia di cacciarla di casa. Conclude Ledda su L’Unione Sarda:

Il pensionato, che oggi ha 71 anni e si trova ancora in custodia cautelare in carcere, deve però rispondere anche di violenza sessuale: avrebbe infatti costretto la figlia a ad avere rapporti incestuosi dietro la minaccia di buttare fuori di casa lei e il fratello, «entrambi privi di autonoma capacità si sussistenza e con lui conviventi». Abusi che sarebbero iniziati nel 1981, quando lei aveva appena 11 anni, e sarebbero andati avanti con cadenza quasi quotidiana sino ai giorni immediatamente precedenti all’arresto del pensionato, scattato il 18 novembre scorso. Con la chiusura dell’inchiesta le rispettive difese – gli avvocati Gianluca Aste e Simonetta Dessì per il pensionato, Ignazio Ballai per la figlia – si preparano ad affilare le armi. Lo scenario più probabile è infatti quello di una battaglia senza esclusione di colpi, con i due indagati che si accusano a vicenda. E la prima offensiva è già partita: nei prossimi giorni l’investigatore privato Mara Rita Fosci, ingaggiata dall’avvocato Ballai, depositerà un voluminoso dossier difensivo preparato in questi mesi.