Giovanni Colangelo
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«Tritolo per uccidere il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo»

Un piano per uccidere il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo. Questo quanto rivelato nelle ultime ore dalla direzione distrettuale antimafia di Bari stando alla confessione di un collaboratore di giustizia vicino alla Sacra Corona Unita ma originario del napoletano: i 550 grammi di tritolo trovati sotto un albero di fronte al cancello della tenuta di un boss di Gioia del Colle, il trafficante di armi Amilcare Monti Condesnitt, e sequestrati dalle forze dell’ordine sarebbero infatti serviti per attentare alla vita di Colangelo, 69 anni, a capo della procura di Napoli da maggio 2012.

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In carcere il pentito, alla fine del 2015, sarebbe entrato in contatto con uomini della Camorra che parlavano di un agguato al magistrato. Il clan che stava progettando l’attentato aveva studiato gli spostamenti di Colangelo fra Puglia e Campania e avrebbero colpito a Gioia del Colle, città in cui il numero uno della Procura di Napoli abita. Gli inquirenti hanno sventato il piano partendo dalle indagini circa il tentato omicidio di Giuseppe Drago, compiuto il 14 febbraio scorso nel quartiere San Pio di Bari: grazie alle intercettazioni ambientali, è stato scoperto l’acquisto e il trasporto del tritolo oltre a una pistola semiautomatica Tokarev calibro 7,65 con caricatore e munizionamento. Nell’operazione, effettuata il 29 aprile scorso, sono stati fermati con l’accusa di detenzione e porto di armi da sparo ed esplosivo oltre a Monti Condesnitt il suo braccio destro, Francesco Paolo Ciccarone, di 40 anni di Santeramo in Colle (Bari), Antonio Saponaro, di 35 di Bari, Giuseppe Piscopo, di 24 di Bitonto (Bari) e il Paolo Paterno, di 33 di Bari.

Photocredit copertina ANSA/ CESARE ABBATE