Banca Etruria
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Banca Etruria, la cabina di regia ordinava: «Vendete i bond a tutti i clienti»

Si allarga ancora lo scandalo di Banca Etruria e della vendita ai risparmiatori di prodotti finanziari ad altissimo rischio. Secondo la Procura di Arezzo dentro l’istituto di credito c’era una vera e propria cabina di regia che avrebbe organizzato il collocamento delle obbligazioni subordinate non solo alla clientela professionale ma, in base a precise direttive, anche alla clientela retail.

 

Banca Etruria, perquisizione della Guardia di Finanza

 

BANCA ETRURIA, LA CABINA DI REGIA PER TRUFFARE I RISPARMIATORI

Per i magistrati, che ieri hanno disposto nuove perquisizioni della Guardia di Finanza (sono stati indagati per truffa aggravata e perquisiti due dirigenti), c’è la «ragionevole certezza» che la cabina di regia abbia funzionato a livello manageriale e che poi, attraverso i responsabili d’area e gli uffici territoriali della banca, abbia disposto un collocamento indistinto delle obbligazioni e non, come avviene normalmente, destinato agli investitori con profilo di rischio «medio-elevato». La questione dei profili di rischio era già emersa nell’inchiesta della Procura di Arezzo sul reato di truffa, con l’attribuzione ad alcuni investitori di parametri risultati poi non rispondenti alla realtà, come il livello di istruzione più alto di quello effettivo.

BANCA ETRURIA, OBBLIGAZIONI AI CLIENTI NON PROFESSIONALI

La cabina di regia in Banca Etruria sarebbe partita nel 2013. I responsabili dell’organismo avrebbero indicato tra i possibili investitori anche quelli che «non avevano un profilo finanziario adeguato» in alcune circolari. Spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

La conferma delle disposizioni ricevute dalla sede centrale è arrivata da numerosi direttori di filiale interrogati dal pool di pubblici ministeri coordinati dal procuratore di Arezzo Roberto Rossi. Il resto è stato trovato nel corso delle perquisizioni effettuate nei mesi scorsi dopo la presentazione di oltre 400 denunce di cittadini che lamentavano di essere stati ingannati da chi aveva proposto loro «un investimento sicuro», omettendo di prospettare i rischi legati all’acquisto di quelle obbligazioni. In particolare il decreto che dispone la perquisizione negli uffici e nelle abitazioni dei due dirigenti evidenzia come «la sottoscrizione sia stata rivolta a una clientela retail e non a quella professionale». Un modus operandi già emerso nel corso dei controlli effettuati dal Nucleo valutario per ordine della procura di Civitavecchia che indaga sul suicidio del pensionato Luigino D’Angelo, che si è impiccato nel novembre scorso, cinque giorni dopo il decreto «salvabanche» del governo che ha reso carta straccia le obbligazioni causandogli una perdita di oltre 100 mila euro. E denunciato da migliaia di piccoli risparmiatori in tutta Italia.

Secondo la Procura talvolta i clienti sono stati perfina invitati ad effettuare il disinvestimento di operazioni a capitale garantito per favorire l’acquisto di obbligazioni subordinate, «che gli era stato proposto come una promozione della banca rivolta ai propri clienti migliori, ma che doveva essere sottoscritto in tempi brevissimi».

(Foto di copertina: ANSA / FRANCO SILVI)