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La storia di Pino Maniaci e delle accuse di estorsione

Per anni l’Italia ha considerato Pino Maniaci un vero e proprio eroe: un giornalista indipendente e con la schiena dritta davanti alle minacce di Cosa Nostra siciliana, della mafia. Un’automobile bruciata, una coppia di cani uccisa, una vita sempre sotto attenzione. Di lui si interessò anche il presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi che lo chiamò per esprimergli la sua completa solidarietà; sono le bobine delle intercettazioni a suo carico, pubblicate dai giornali di oggi, gettare nello sconforto i suoi fan più accaniti.

PINO MANIACI GIORNALISTA EROE DELL’ANTIMAFIA?

Il direttore della Tv di Partinico è stato indagato per estorsione ai danni del sindaco del suo paese e di quello di Borgetto e ha ricevuto la misura cautelare del divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani: avrebbe chiesto denari per “ammorbidire” alcuni servizi giornalistici. Repubblica Palermo racconta.

Non sono stati i boss di Cosa nostra a bruciare l’auto di Pino Maniaci, il direttore di Telejato diventato in questi anni un simbolo dell’antimafia. Non sono stati i boss a impiccare i suoi due amati cani. La mafia non c’entra proprio niente in questa storia. Le intercettazioni disposte dalla procura di Palermo svelano che le intimidazioni a Pino Maniaci le avrebbe fatte il marito della sua amante. E lui ne era ben consapevole. Ma ai giornali e alle Tv annunciava in pompa magna: “E’ stata la mafia a minacciarmi per le inchieste del mio tg”. Quel giorno, era il 4 dicembre dell’anno scorso, gli telefonò persino il presidente del Consiglio per esprimere solidarietà. E qualche minuto dopo, lui si vantava al telefono, con un’amica: “Ora tutti, tutti in fibrillazione sono, pensa che mi ha telefonato quello stronzo di Renzi”.

 

Al centro dell’inchiesta che riguarda Maniaci il ruolo pesantissimo dell’amante, in favore della quale Maniaci avrebbe richiesto e ottenuto favori e ogni tipo di utilità.

Pino Maniaci è accusato di aver estorto al sindaco di Partinico Salvatore Lo Biundo anche un’assunzione per la sua amante. Un contratto di solidarietà al Comune per tre mesi: “Alla scadenza, non poteva essere rinnovato – ha ammesso il sindaco interrogato dai carabinieri – ma Maniaci diceva che dovevamo farla lavorare a tutti i costi e allora io e alcuni assessori ci siamo autotassati per pagarla”. Intanto, lui si vantava al telefono con l’amante: “Per quella cosa ho parlato, già a posto, stai tranquilla, si fa come dico io e basta. Qua si fa come dico io se ancora tu non l’avevi capito… decido io, non loro… loro devono fare quello che dico io, se no se ne vanno a casa”.

 

E ancora.

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Maniaci era ormai in pieno delirio di onnipotenza. All’amante diceva di volerle fare vincere un concorso all’azienda sanitaria locale di Palermo. Grazie alle sue solite buone amicizie. “Quello che non hai capito tu è la potenza… tu non hai capito la potenza di Pino Maniaci. Stai tranquilla che il concorso te lo faccio vincere”.(…). In un’altra occasione: “Ormai tutti e dico tutti si cacano se li sputtano in televisione”.

 

 

La linea della procura è netta: Pino Maniaci avrebbe utilizzato la sua professione e il suo peso giornalistico per ottenere utilità per sé e per altri, dimostrando anche un certo disprezzo nei confronti delle istituzioni e dei poteri costituiti.

Dice il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi: “Maniaci sfruttava il mezzo televisivo e la sua professione giornalistica per fare estorsioni. Abbiamo chiesto al gip di emettere una misura cautelare per impedire che venissero commessi altri reati dello stesso tipo e il giudice ha riconosciuto queste ragioni”. Lo Voi parla del “disprezzo” mostrato da Maniaci nel corso delle intercettazioni: “Disprezzo nei confronti delle forze dell’ordine e della magistratura. Al telefono chiamava il nucleo operativo dei carabinieri di Partinico, il nucleo aperitivo”.

 

A difendere il giornalista, l’avvocato ed ex magistrato Antonio Ingroia che sostiene che le prove dell’innocenza del suo assistito siano evidenti.

“Sulla base di ciò che leggo la parte penalmente rilevante riguarda l’accusa di estorsione, secondo cui Maniaci avrebbe chiesto denaro in cambio di un ammorbidimento della sua linea editoriale. Le prove sono a disposizione di tutti, Maniaci non ha mai ammorbidito le sue denunce in questi anni” dice l’ex pm antimafia, oggi avvocato, Antonio Ingroia, legale di Pino Maniaci. “Le prove della sua non colpevolezza sono tutte qui”, prosegue Ingroia che, invece, non si esprime sulle intercettazioni. “So che ci sono elementi derivanti da intercettazioni telefoniche ma prima di dare un giudizio -ribadisce- bisogna tener conto anche delle modalità espressive di Maniaci nel quotidiano. Il suo è un linguaggio molto ‘ruvido’, è presumibile che siano state male interpretate le sue espressioni”.