Diego Simeone Cholo Cholismo
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Brutto, sporco e cattivo. Diego Simeone e il Cholismo, la nuova religione

DIEGO SIMEONE, IL CHOLO E IL CHOLISMO –

Monaco, Allianz Arena. I tifosi bavaresi, 70.000, con eleganza e classe accolgono la sconfitta applaudendo i beniamini che dovevano insegnare calcio all’Europa. Con la stessa forza con cui lo avevano fatto nell’assedio finale. Uno spettacolo meraviglioso, costruttivo: ma ciò non toglie che sono usciti, per la terza finale, sempre in semifinale di Champions League, sempre contro una spagnola, sempre dominando. Ma perdendo, appunto.

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In un angolo dello stadio 2800 invasati urlano, invasati, cantando in spagnolo il “difendo la città” dei tifosi napoletani, con giocatori che sembrano rubati alla curva un attimo prima che esultano senza ritegno. I rossi se ne vanno tristi e con dignità, i blu scuri saltano dalla gioia. Guardiola, che aveva litigato con Simeone durante la partita, va a stringergli la mano. Il Cholo gli dà una pacca che quasi gli lussa la clavicola, come già aveva fatto con il suo team manager reo di non aver chiamato un cambio nel tempo che voleva lui.

Tutto divide Guardiola e Simeone. Anche i capelli. Uno non li ha, ma la pelata è persino quella portata con stile, l’altro li ha ma evidentemente sono curati da un parrucchiere che prima faceva il carpentiere o il maestro d’ascia. Uno è un maestro di classe nel vestire, l’altro ama camicia e cravatta nera da boss della mala. Uno quando esulta te lo immagini dire “acciderbolina, ci voleva”, dell’altro ti vergogni persino a pensare cosa stia esclamando mentre sta prendendo un caffé.

Ma il calcio è il Cholo. Non è la geometria noiosa, ripetitiva e non di rado irridente di Pep, uno che la gavetta l’ha fatta nel Barcellona B, prende solo stipendi a 7 zeri e non ha mai provato a fare il suo tiqui taca, che so, col Carpi. E’ sangue e sudore, è provare ad allenare il Catania portandolo al record di punti in A, sono 4 anni all’Atletico Madrid in cui sovverti le gerarchie del denaro e del Potere, è rendere Godin il più forte centrale delle ultime stagioni, è farsi vendere campioni e costruirne altri, non annichilire gli Eto’o e gli Ibrahimovic perché non sono disposti a piegare la testa alla tua teologia calcistica.

E’ anche andare a Monaco ed entrare in area un paio di volte, ma pressare a tutto campo quei lord del pallone che dominano, senza vincere. E’ recuperare Torres e ridargli la cazzimma o, come si dice da quelle parti, la garra. E portare quello che a Napoli chiamavano il guallarito Sosa e fargli giocare una finale di Champions, è convincerci che Diego, bidone alla Juve, sia giocatore vero. E sì, è anche buttare un pallone in campo per interrompere un contropiede del Malaga, come farebbe uno qualsiasi di noi alla partita del sabato pomeriggio nella villa comunale.

Simeone non è Mourinho, lo Special One, che costringe i suoi presidenti a comprare campioni e vampirizza i suoi spogliatoi per poi lasciarli esangui ai suoi successori, è un leader che dà ai suoi tutto di sé e poi pretende di più dai suoi. E’ un comandante senza paura che giocherebbe al posto dei calciatori che schiera in campo e che, probabilmente in una partita, pur stando in panchina, corre più di Koke in campo. E pazienza se il tuo maestro è Gigi Simoni invece di Johann Cruyff. Anzi, meglio. Se Griezmann, il tuo Djorkaeff, riesci a farlo segnare quanto Ronaldo, se il tuo Simeone è Gabi e ha imparato a legnare come te, se il tuo Zamorano è Torres (lo sappiamo, il paragone è anche fisionomicamente ardito), se il tuo Pagliuca è lo sloveno Oblak, metà uomo e metà piovra, se i tuoi Colonnese e West sono Godin e Jimenez (che contro il Bayern fa un paio di cose alla Taribo) ovvio che non vinci solo la Coppa U.E.F.A. – ma che allenatore pazzesco era Simoni che vinceva con quei giocatori? – ma puoi ambire alla Champions League.

Il calcio non è una scienza esatta. E’ cuore, polmoni, passione, spogliatoio e un pizzico di follia. Per questo ci piace tanto.

Sì, è bello vedere Guardiola che dice “il mio lavoro non è vincere, ma far vedere il calcio ai miei giocatori e ai miei tifosi in modo diverso. Spero che a Carlo Ancelotti vada meglio”. Ma quanto è più vero, selvaggio, calcistico Simeone che ringhia al mondo la sua felicità? Contro tutto e tutti, alla Brian Clough. E fanculo ai radical chic.