Guido Bertolaso ritiro
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Amministrative a Roma, Guido Bertolaso si ritira. Forza Italia con Marchini

A pochi giorni dalla presentazione delle liste, quando ormai il tempo per un “cambio di cavallo” sembrava scaduto, arriva l’ultimo colpo di teatro del Cav nella faida Capitale del centrodestra al Campidoglio. Si ritira Guido Bertolaso, il “Rudy Giuliani” e candidato azzurro alle elezioni Comunali 2016. Era già stato sfiduciato da mezzo partito, tra sondaggi “da incubo”,  gaffes continue e timori di Nazareno bis in salsa romana. Forza Italia virerà ora sull’imprenditore Alfio Marchini, prima sedotto e abbandonato, poi recuperato in extremis. Una decisione che rischia di scatenare nuove tensioni interne al partito, in quell’area filo-leghista – da Toti a Santanché e non solo – che già aveva spinto, invano, per recuperare l’alleanza del centrodestra sul nome di Giorgia Meloni.

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GUIDO BERTOLASO SI RITIRA. FORZA ITALIA SOSTIENE MARCHINI ALLE AMMINISTRATIVE DI ROMA

Ad annunciare l’ultima colpo di scena è una nota firmata dallo stesso Silvio Berlusconi: «Con il dottor Guido Bertolaso abbiamo deciso di sostenere e fare nostra la candidatura dell’ingegner Alfio Marchini. Non è una scelta nuova. Era stato la nostra prima opzione, ed era caduta per i veti posti da un alleato della coalizione». Perché quando la “foto di Bologna” con Salvini, Meloni e Berlusconi non era ancora stata archiviata, era stato lo stesso leader azzurro, sotto la spinta del partito romano e di Antonio Tajani, a corteggiare l’imprenditore. Per poi essere costretto a rinunciare per il veto di Giorgia Meloni.

Ora Fi torna indietro. Verso quel candidato che si sbandiera nelle vesti del “civico”, ma che ha già incassato il sostegno di alfaniani e fittiani. Gli ex delfini del Cav poi scissionisti e bollati come traditori da Arcore. Ora tutti si ritroveranno al Campidoglio a sostenere Marchini, che si affida alla retorica per sfuggire alle accuse: «Alleanza tra liberi per liberare la città».

«Abbiamo preso atto che per vincere occorre una proposta unitaria delle forze moderate e liberali, con un forte spirito civico: una risposta fuori dalle logiche di partito e dagli interessi dei partiti», recita invece il benservito forzista a Guido Bertolaso. “Ringraziato” e scaricato, dopo l’ennesima gaffe che aveva irritato i parlamentari azzurri: quella disponibilità a ricoprire un incarico di assessore per Raggi o Giachetti, evocata e smentita nel giro di un paio d’ore. Troppo per un partito in piena fibrillazione. E che già aveva dovuto digerire una serie di dichiarazioni flop: «Finora ha detto che la moglie vota Giachetti, lui voterebbe Marchini e che potrebbe fare l’assessore della Raggi: comunicazione e obiettivi mi sembrano un po’ confusi», era stato l’affondo del governatore ligure Giovanni Toti al Corsera. Tra quelli che avevano chiesto al Cav di non rompere la coalizione con Fdi e Lega Nord, frantumata nella Capitale. Resterà deluso. Anzi, ora le divisioni si amplieranno.

«Avevamo chiesto a Bertolaso il sacrificio di scendere in campo per unire il centrodestra, con il consenso di tutti. Non per colpa sua, né per scelta nostra, quella che era nata come una soluzione unitaria oggi è diventata una candidatura divisiva. Non possiamo permettere che i romani si trovino a scegliere fra la continuità della disastrosa gestione del PD e l’avventurismo irresponsabile dei Cinque Stelle», si difende però il Cav nella nota, gettando su Meloni e Salvini la responsabilità della frattura. Per Bertolaso le ultime parole del Cav sono i ringraziamenti di rito: «Ha dimostrato grande responsabilità e amore per la città di Roma». Cambia poco, l’ex sottosegretario esce dalla corsa al Campidoglio. E un incontro tra Berlusconi e Marchini, spiegano fonti interne, potrebbe tenersi già in giornata, con il Cav arrivato ieri a Roma. Aveva ricevuto in serata lo stesso Bertolaso a Palazzo Grazioli, con un partito polveriera alle spalle dopo le ultime dichiarazioni dell’ex sottosegretario. L’ultima notte di Bertolaso come candidato forzista. Ora il partito dovrà decidere i dettagli della ritrovata convergenza con Marchini. Compreso il destino del simbolo forzista. Altro nodo aperto per l’imprenditore che si sbandiera “libero dai partiti”. E che potrebbe incassare pure il sostegno di Francesco Storace, che starebbe riflettendo un passo indietro a sua volta.

LA REAZIONE DI MELONI E SALVINI CONTRO L’ASSE MARCHINI-CAV

Dal fronte Lega-Fratelli d’Italia, invece, la reazione all’unione Cav-Marchini è immediata. E richiama quella pax nazarena già evocata da Salvini: «Renzi e Casini chiamano, Berlusconi risponde. Continua l’incredibile balletto di FI che anche oggi cambia candidato. Ora è tutto più chiaro. A Roma l’unica candidatura di centrodestra è Giorgia Meloni da noi sostenuta», incalza lo stesso leader del Carroccio. La candidata sindaco va pure oltre: «Ora ci aspettiamo un’ulteriore semplificazione con la diretta e aperta convergenza di Alfio Marchini e di Forza Italia sul candidato del Pd e di Renzi, Roberto Giachetti».

Tradotto, è lo scenario dell’«inciucio», già avanzato da Salvini, parlando di presunti ricatti del premier al Cav sulle aziende. Scenari smentiti dai vertici azzurri: «Fesserie». Ma che rimbalzano tra i gruppi parlamentari, in pieno liberi tutti: «Non è che il Cav ha deciso per la desistenza?», si interrogavano tra i corridoi parlamentari peones e deputati. Tutto mentre i big forzisti filo-leghisti e gli azzurri del Nord preparano già un salvagente per il post Amministrative. Una exit strategy. Perché senza l’asse di centrodestra, in pochi rischiano di dire addio alla rielezione. Di certo la scelta di Berlusconi di virare su Marchini complica i piani di una riunificazione a destra. Perché Berlusconi guarda verso il centro e non a caso da Ncd già si esulta: «Scelta strategica e intelligente», commenta a caldo Renato Schifani. C’è chi si immagina già un Pdl 2.0, ritrovato dopo le scissioni, questa volta in soccorso di Renzi. Fantapolitica, smentiscono i vertici azzurri. Ma la strada del lepenismo italico è intanto allontanata.