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Elezioni Roma, Valeria Baglio: «Sel sbaglia, trasforma la partita sulla Capitale in una battaglia Nazionale»

La sfida per le elezioni comunali di Roma 2016 si avvicina. E, a sinistra, Roberto Giachetti cerca nel suo assalto al Campidoglio, di ricostruire un rapporto di fiducia tra gli elettori e il partito Democratico. E, tra le idee  del candidato dem c’è quella relativa ad una sorta di operazione “liste pulite”. Un’idea di cui anche Valeria Baglio, già presidente dell’assemblea Capitolina, si era fatta portavoce. 
Per le liste del Pd al Comune di Roma – dopo i dolori di Mafia Capitale – Giachetti ha imposto una sorta di “codice etico”. Cosa pensa di questa decisione? Servirà a ricostruire un rapporto di fiducia con il vostro elettorato e i vostri militanti?

Sono molto felice che Roberto Giachetti abbia fatto propria, migliorandola, una proposta che porto avanti da mesi. Del codice etico parlai in un articolo su L’Unità e in varie iniziative pubbliche quando ancora non si sapeva il nome del candidato sindaco, mi fa piacere che anche Giachetti abbia pensato a qualcosa di simile. Queste sono decisioni che ci permettono di presentarci agli elettori a testa alta, con il segno di un partito che si rinnova, impara e cresce: è solo così che possiamo chiedere di nuovo la fiducia dei romani.
Per la prima volta l’asse di centrosinistra che ha governato per molto tempo a Roma si è spezzato. Sel e Pd vanno divisi. Anche l’appello per una «larga alleanza democratica» è rimasto sulla carta. Di chi sono le colpe? E’ stato fatto tutto quello che si poteva per evitare la rottura?
Roma è una città solidale, aperta che non ha paura del futuro, che ha riconosciuto nel centrosinistra una guida affidabile. Mi spiace moltissimo che non si sia trovato un accordo tra i partiti. Glie lo dico sinceramente: non credo che le differenze che evidenzia il ceto politico siano sentite nel nostro elettorato. Purtroppo, mi pare di capire che si vorrebbe trasformare la partita per il bene della Capitale in una battaglia nazionale. Lo dico a nome dei romani: ripensateci, non va bene.

Giachetti ha detto che farà la giunta «il 21 maggio da solo». Si rischia di ripetere quell’isolamento già contestato a Marino? Non è che si ripeterà una “guerra” tra candidato e Partito Democratico?
È’ un’idea forte, innovativa. E come tutte le idee innovative va messa alla prova, misurata e aggiustata. L’importante è dimostrare agli elettori di Roma che non scelgono solo un sindaco ma una squadra e questo deve valere anche per la giunta. La gara è solo contro chi è inadeguato ad amministrare, come i nostri avversari.
La campagna elettorale stenta a decollare, i cittadini romani sembrano disillusi e distanti dalla politica: come intendete recuperarli?
Non è un problema che si ferma al Raccordo Anulare. È la vera sfida di chi fa politica oggi. Al di là dei colori politici ci misuriamo con la disillusione, con la perdita di fiducia. Anche durante le primarie, mentre coordinavo la campagna di Morassut, ho capito che il nostro vero avversario è il grigiore della resa. Si dovrà lavorare molto per rendere più competitiva la macchina organizzativa del Comune, perché sia in grado di rispondere meglio ai bisogni e alle richieste di chi vive a Roma. Non può essere uno svantaggio vivere in questa città. In questo dobbiamo rilanciare una forma più funzionale di decentramento, affidando risorse e competenze ai Municipi, con una forza maggiore di controllo del Comune, del Municipio centrale, che armonizzi la città. Leggo oggi sui giornali che il Dipartimento Ambiente avrebbe posto ostacoli alla volontà di alcuni cittadini di collaborare con il Municipio nella cura del verde. E’ possibile che ci sia un’Amministrazione sorda a queste richieste e che addirittura si metta contro? Non è possibile, soprattutto se partiamo dal fatto che Roma è una città immensa, che i problemi sono tanti e le risorse non sufficienti per tutto. Utilizzare al meglio la disponibilità dei cittadini, incentivandole anche con dei bonus (penso a biglietti e ingressi nei musei o a manifestazioni culturali), può cambiare l’aria a Roma e il senso di appartenenza a una comunità e il rispetto di tutti per la nostra città. Penso alle esperienze nate negli ultimi anni con i volontari di Retake, sono un valore aggiunto che può portare forza ed energia nuove alla città e all’Amministrazione.
Se il Pd non arrivasse al ballottaggio con il suo candidato, potremmo parlare di fallimento della campagna elettorale? E sarebbe un fallimento a quel punto anche la gestione commissariale?
Non mi pongo il problema, innanzitutto perché lo scenario che evoca non si verificherà. Poi, penso che non sia il momento dei dubbi o delle incertezze. A me, e agli altri candidati ora spetta il compito di aiutare il PD e Roberto Giachetti a vincere per poi governare. Non mi pare che il 5 giugno sia convocato il congresso del PD, ma delle elezioni fondamentali, che ci aiuteranno a fare le nostre valutazioni politiche, ma quando ne verrà il tempo.