Riforme costituzionali
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Riforme costituzionali: i quattro volti del Ddl Boschi

Riforme costituzionali, quattro volti del disegno di legge Boschi

Sono serviti sei passaggi parlamentari per completare la riforma costituzionale che cancella il bicameralismo perfetto e revisiona il Titolo V della Costituzione. Tre al Senato, a partire da quello dell’8 agosto 2014, tre alla Camera dei deputati: l’ultimo di Montecitorio sarà quello decisivo. E dopo l’arringa di Matteo Renzi di fronte a un’Aula mezza vuota, lasciata dalle opposizioni, non restano che le dichiarazioni di voto e la votazione finale. Dopo non resterà che il referendum confermativo, già previsto per metà ottobre o inizio novembre. Da una parte le forze della maggioranza, schierate per il sì, dall’altra le opposizioni, da sinistra a destra, da Sinistra italiana fino a alla Lega, passando per Forza Italia e Movimento 5 Stelle, contrarie al disegno di legge Boschi. Sul Corriere della Sera è il costituzionalista Michele Ainis a rivendicare il progetto di revisione istituzionale.

RIFORME COSTITUZIONALI,

Già durante il suo discorso a Montecitorio Renzi si è scagliato contro chi lo ha accusato di aver personalizzato il referendum sulle riforme costituzionali: «Il governo passato è stato caratterizzato dalla stagnazione, il mio incarico è subordinato a questa riforma. Nell’eventualità in cui non ci fosse un riscontro popolare, sarebbe responsabile trarne le conseguenze», ha però confermato il premier. Tradotto, sulla consultazione popolare si giocherà tutto. Prendere o lasciare. Quantomeno un rischio. Non è un caso che anche Ainis avverta: «Al referendum vince o perde l’Italia, non Matteo Renzi. La Costituzione gli sopravvivrà, a lui come a noi tutti. Dunque la scelta investe il nostro destino collettivo, non le fortune di un leader».

RIFORME COSTITUZIONALI, I QUATTRO VOLTI DEL DDL BOSCHI SECONDO AINIS

Eppure, denuncia Ainis sul Corsera, come l’impostazione dicotomica, quasi propagandistica, di certo manichea tra fautori del sì e del no rischi di portare alle urne un elettorato poco informato. “Per un voto informato e consapevole” è anche la campagna lanciata da un gruppo di costituzionali su Federalismi.it citata dallo stesso Ainis, che spiega, individuando quattro volti della riforma da valutare. A partire da potere ed efficienza:

Primo: il potere. La riforma lo concentra, lo riunifica. Una sola Camera politica (l’altra è una suocera: elargisce consigli non richiesti). Un governo più stabile e più forte, senza la fossa dei leoni del Senato, che ha divorato Prodi e masticato tutti i suoi epigoni, nessuno escluso. E uno Stato solitario al centro della scena. Via le Province, pace all’anima loro. Via le Regioni, cui la riforma toglie di bocca il pasto servito nel 2001, sequestrandone funzioni e competenze: dal federalismo al solipsismo. Perciò il decisionista Carl Schmitt voterebbe questo testo, l’autonomista Carlo Cattaneo lo disapproverebbe. Voi da che parte state?

 

Secondo: l’efficienza. Una maggior concentrazione del potere dovrebbe assicurarla, però non è detto, dipende dalle complicazioni della semplificazione. L’iter legis, per esempio: qui danno le carte soltanto i deputati, tuttavia il Senato può emendare, la Camera a sua volta può respingere a maggioranza semplice, ma talora a maggioranza assoluta. Mentre rimangono pur sempre 22 categorie di leggi bicamerali. Insomma, dalla teoria alla prassi il principio efficientista rischia di rivelarsi inefficiente. E voi, siete teorici o pragmatici?

 

C’è poi il nodo delle garanzie, un aspetto più volte contestato dalle opposizioni:

Nessuno dei 47 articoli nuovi di zecca sega le attribuzioni dei garanti: la magistratura, la Consulta, il cati, Letta. Ma addio anche al potere di sciogliere anzitempo il Parlamento: di fatto, sarà il leader politico a decretare vita e morte della legislatura. E addio alla garanzia del bicameralismo paritario, che a suo tempo bloccò varie leggi ad personam cucinate da Berlusconi. In compenso la riforma pone un argine ai decreti del governo, promette lo statuto delle opposizioni, aggiunge il ricorso preventivo alla Consulta sulle leggi elettorali. Ma il compenso compensa lo scompenso?

RIFORME COSTITUZIONALI E PARTECIPAZIONE

Ma non solo. Più volte i contrari al ddl Boschi hanno accusato Renzi di ridurre la partecipazione alla vita pubblica con la sua riforma costituzionale, smentite però dal presidente del Consiglio e dal suo governo. Sottolinea Ainis:

Quali strumenti di decisione e di controllo restano in tasca ai cittadini? E quanto sarà facile tirarli fuori dalla tasca? Intanto aumenta la fatica di raccogliere le firme: da 50 a 150 mila per l’iniziativa legislativa popolare; da 500 a 800 mila per il referendum abrogativo, in cambio dell’abbassamento del quorum. Però i regolamenti parlamentari dovranno garantire tempi certi per i progetti popolari, però s’annunziano altre due tipologie di referendum (propositivo e d’indirizzo). Peccato che la volta scorsa ci sia toccato pazientare 22 anni (la legge sui referendum è del 1970). Dunque è questione d’ottimismo, di fiducia.