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L’ergastolano che insegna la poesia

Bruno Acquas, 36 anni, in cella da 12, parla agli studenti delle medie: “La libertà non ha prezzo”

La scuola media di Oliena, in provincia di Nuoro, ha organizzato un dibattito con l’ergastolano Bruno Acquas, 36 anni, in carcere da 12, da quando fu condannato perché coinvolto nella faida di Noragugume.

DALLA CELLA ALLA SCUOLA – Acquas, che in cella ha ripreso a studiare, parla anche di poesia. E ai giovani allievi dice: “Riportate sulla retta via il compagno che sbaglia”. Lo racconta L’Unione Sarda in un articolo a firma di Maria Bonaria Di Gaetano:

«Non fatevi deviare in percorsi tortuosi: la libertà non ha prezzo, siate voi a riportare il compagno che sbaglia sulla retta via». Parole pronunciate venerdì scorso davanti agli studenti della scuola media di Oliena da un educatore speciale: Bruno Acquas, 36 anni, da dodici in carcere dove sta scontando la condanna all’ergastolo. Si è sempre proclamato innocente, ma nel 2005 la Corte di Cassazione ha confermato la massima pena ritenendolo coinvolto nella faida di Noragugume. In cella dal 2000, l’altro ieri è tornato al suo paese da dove dopo il matrimonio si è trasferito a Orgosolo. La vicenda giudiziaria è rimasta però fuori dalla porta dell’aula magna che ha ospitato il dibattito. Molto più istruttiva per i ragazzi e interessante per il pubblico presente è stata infatti solo l’esperienza del detenuto, la sua capacità di reagire e aggrapparsi alla speranza di un riscatto che non può essere uccisa da quel “fine pena mai”.

I VERSI DEL DETENUTO – Con la ripresa degli studi Acquas ha cominciato a scrivere versi. Continua L’Unione Sarda:

In carcere, infatti, Bruno Acquas ha ripreso a studiare, scoprendosi poeta grazie anche all’associazione “Il Colle Verde” presieduta da Laura Cabras che ha realizzato un progetto di scrittura creativa con la collaborazione dello scrittore e giornalista Francesco Abate e il poeta Paolo Demuro. Proprio Abate non è voluto mancare al dibattito di Oliena e, davanti alla vera “evasione” dell’ergastolano, ha con forza sottolineato che «la scrittura è libertà che non può essere negata, giudicata o censurata». Istruzioni per l’uso che hanno guidato il dibattito sulle poesie di Acquas presentate ai giovani studenti olianesi per iniziativa del preside Gianfranco Putzu (emozionato in apertura di dibattito nel ricordare il carcerato come un suo allievo) e orgoglioso per essere riuscito a dar vita a scuola a una grande opportunità di confronto con la realtà dura del carcere e di crescita umana non solo per allievi e docenti. Opportunità che, come ha ricordato l’assessore comunale alla Cultura Martino Salis, ha visto un’istituzione educativa incontrare il carcere, realtà rieducativa. Concetti che hanno spinto il giudice di sorveglianza, il direttore e gli educatori di Buoncammino di Cagliari a sostenere l’iniziativa permettendo al detenuto di partecipare all’incontro. Ma la lezione affidata a un professore veramente speciale è apparsa in tutta la sua importanza quando alcuni studenti hanno letto le poesie di Bruno Acquas che il professor Francesco Palimodde ha esaminato come critico: «Sono rimasto colpito da quel modo misterioso di affidarsi alla cabala, mi ricorda la poetessa Alda Merini, anche lei giocava con i numeri». Sul valore sociale del messaggio che oggi lancia Acquas con il suo impegno letterario si è soffermato il parroco di Oliena don Giuseppe Mattana che, citando Giovanni Paolo II, si è rischiamato all’esigenza cristiana ed umana di essere vicini alle esperienze di sofferenza. «Sono grato a Bruno per la sua testimonianza – ha detto don Mattana – perché dimostra che è possibile sperimentare grande libertà interiore. Per esprimere il meglio della mente umana la poesia è il veicolo più adatto». «Nella vita, a volte, s’incontrano maestri che ci insegnano molto, per me uno è Bruno. Non gli chiedo chi è stato, ma chi è, e chi sarà», ha detto rivolgendosi ai ragazzi Francesco Abate. «In carcere ha trovato la sua libertà attraverso la lettura e la scrittura, il suo riscatto attraverso le parole».

I CONSIGLI AI RAGAZZI – Nel corso del suo intervento Acquas ha sottolineato l’importanza di percorrere una “retta via”. Riporta ancora Maria Bonaria Di Gaetano:

In chiusura ha preso la parola il detenuto-poeta. Un intervento segnato dall’emozione che però ha visto Bruno Acquas salire in cattedra, esortando i ragazzi ad applicarsi al massimo, a porsi obiettivi alti e a fare di tutto per ottenerli, perché «quando l’uomo desidera qualcosa, tutto l’universo contribuisce affinché il desiderio si realizzi». E, infine, quel messaggio che, come il vero seme della serata, gli studenti della scuola media di Oliena si sono ripromessi di far germogliare. «Mi preme darvi un consiglio», ha scandito le parole Bruno Acquas: «Non fatevi deviare in percorsi tortuosi, la libertà non ha prezzo, ma siate voi a riportare il compagno che sbaglia sulla retta via».