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Elezioni Roma 2016, Matteo Orfini: «Le liste del Pd Roma? Le faccio io»

Si è tenuta (quasi) regolarmente l’assemblea che era stata convocata dai Giovani Democratici del XII Municipio, ospiti il commissario romano del Pd Matteo Orfini e il subcommissario territoriale Federico Gelli, per fare il punto su Roma e sul territorio: assemblea progettata dalla giovanile del Pd Roma – convocata presso la nuova sede del circolo di Monteverde, la storica sede di Pierpaolo Pasolini, Donna Olimpia – e poi “presa in carico” dal partito romano. Un’altra delle iniziative che anticipano la corsa delle Elezioni Roma 2016.

ELEZIONI ROMA 2016, MATTEO ORFINI: «LE LISTE DEL PD ROMA? LE FACCIO IO»

Il resto è storia: gli organismi dirigenti di Donna Olimpia si sentono scavalcati da un’iniziativa che essi non avevano convocato, come se il commissariamento romano si fosse “autoconvocato” a Donna Olimpia. “Il circolo, il martedì sera, è chiuso, e chiuso rimarrà: nessuno di noi ci sarà. Se vogliono rimangono fuori”, era la linea che ieri, all’ora di pranzo, esprimevano i dirigenti del Pd Donna Olimpia: nel primo pomeriggio, dunque chi è in possesso delle chiavi del Pd di Via della Vipera, storica sezione del PCI di Monteverde Nuovo, viene allertato, e la riunione – invero molto partecipata – viene spostata nell’ex circolo. “Mi sembra che il clima sia chiaro: c’è voglia di chiudere il caso e andare avanti”, dice un esponente municipale di peso alla fine dell’iniziativa.

Uno spaccato piuttosto significativo della storia presente del Partito Democratico a Roma: “Il primo febbraio, con l’apertura del tesseramento”, scandisce Matteo Orfini rivolgendosi ai militanti, “avremo completato la razionalizzazione dei circoli”. In altre zone della città è accaduto quel che patisce Donna Olimpia, spiega Orfini: “Il Comune ci chiede di uscire da via dei Giubbonari, da Villa Gordiani, da Trionfale, e abbiamo problemi importanti a Massimina e a Bravetta. Stiamo trovando il modo di mantenere tutte le sedi storiche. In questo territorio avevamo tre circoli geograficamente molto vicini. Siccome negli ultimi anni abbiamo gestito questo partito in maniera ridicola e insostenibile, ci troviamo a dover chiudere delle sedi quando, chiaramente, sarebbe anche bello poterne aprire delle altre: Donna Olimpia, peraltro, non chiude, nei piani diventa invece la sede del nuovo circolo Monteverde, che riunisce Monteverde Nuovo, Vecchio e Donna Olimpia. Quindi al massimo sono le altre sedi che chiudono”.

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In breve, la decisione: “Il Pd di Donna Olimpia ha 24 ore per fare un passo indietro e comunicarci se è o non è una sede territoriale del Partito Democratico di Roma. Altrimenti, molto semplicemente, la sede del Pd Monteverde sarà altrove, in qualche modo faremo, e gli iscritti di Donna Olimpia, se ritengono, verranno a fare la tessera nella sede del nuovo circolo”. E tanto basta per chiudere la discussione più fervente, da mesi, in ogni profilo Facebook del Pd Roma. Discussione che interseca i problemi del territorio e la prossima campagna elettorale, quella che vede – attualmente – come unico candidato quel Roberto Giachetti che, si ricorda ieri nell’assemblea municipale, “è un iscritto di Monteverde”. Il primo (per ora unico) candidato alle Primarie dunque c’è. Sono altri, ora come ora, i temi che occupano la testa del commissario del Pd Roma: anche perché, dicono dagli ambienti più vicini al commissario, “conoscendo il Pd, siamo sicuri che qualcuno si candiderà”. I problemi sono sopratutto sul versante delle candidature e delle liste: tanto da costringere il commissariamento a scendere in campo, con tutta la forza di chi “non ha bisogno di consenso” per fare le sue scelte.

Oggi all’Assemblea della nuova sezione di Monteverde abbiamo detto la nostra: basta parlare del passato, parliamo di contenuti !

Posted by Giovani Democratici Municipio XII on Martedì 19 gennaio 2016

“Dobbiamo costruire liste aperte e più credibili, in cui ci sia gente che rappresenta il territorio. Non possiamo fare le liste e poi scoprire che ci sono persone che vengono arrestate. Sul penale non potevamo sapere, ma la qualità politica si poteva intuire”, dice Orfini, riferendosi al triste passato di Mafia Capitale: “E sento già sui territori”, scandisce Orfini, “discorsi che non mi piacciono. Sento territori che già ragionano di non esprimere candidati dal Municipio, dal territorio, perché pronti a sostenere candidati di altri territori, di altri spazi, perché più vicini alla propria componente politica. Leggo di candidature, di liste già fatte, leggo tutto questo sui giornali: le cose stanno diversamente. Perché le liste, municipali e comunali, le faccio io”. Spiegano, dal cerchio stretto del Commissario Pd Roma: le candidature saranno debitamente vagliate, sovrintese ed approvate dalla gestione commissariale del Pd Roma, “decise insieme al vincitore delle primarie ascoltando il territorio”, non risponderanno a logiche correntizie, saranno “un’altra storia”. E tutti i candidati che sono apparsi sulle pagine delle rassegne romane, più che altro, praticherebbero la nobile arte dell'”autocandidatura”, dice il commissario Pd a Giornalettismo a margine della manifestazione. Saranno, insomma, liste equilibrate, formate da persone che uniscano “rinnovamento e competenza”.

E #perRoma, la manifestazione convocata dai presidenti di Municipio per il 23, sabato mattina? E’ la coalizione che correrà per il Campidoglio, questa volta, il tema: in settimana, convocato dal segretario regionale Fabio Melilli, si riunirà “il tavolo di coalizione” per definire le regole delle primarie: termini, firme, regolamento. Quella manifestazione era stata convocata da chi giorno per giorno, negli ultimi due anni, ha cementato nell’amministrazione l’alleanza con Sinistra, Ecologia e Libertà; dopo la discesa in campo di Roberto Giachetti, e le prese di posizione di Sinistra Italiana Roma, chiaramente quel luogo, quell’iniziativa – pur confermata – si stia trasformando “in un’altra cosa”, dice Orfini. “Fassina si è candidato alle elezioni con l’unico programma di parlare male del Pd. Noi continuiamo a lavorare per la città”, dice Orfini, ribadendo che la porta delle primarie, per Sinistra Italiana, è comunque “sempre aperta”. Di certo ora, per il Pd, la corsa è quella per trovare l’anti-Roberto Giachetti, il candidato che scenderà alle consultazioni contro il vicepresidente della Camera. Giovanna Vitale, questa mattina su Repubblica, ha fatto il punto sul candidato “alternativo” alla carta calata da Matteo Renzi.

Nei corridoi della politica romana non è un mistero per nessuno il lavorìo che da giorni impegna la minoranza dem, la neonata Si e persino lo stesso Stefano Fassina. Pronto a fare un passo indietro qualora si profilasse il nome giusto per una sfida al limite del possibile. Un nome da tenere rigorosamente coperto almeno sino a quando Ignazio Marino, l’altro competitor in grado di incarnare il senso e lo spirito di una gara che diventa tutta da giocare, non avrà rotto gli indugi e deciso cosa fare. Senza il quale «saranno primarie sostanzialmente finte», ha ribadito ieri lo stesso Fassina, fors’anche per sviare i sospetti su ogni altra manovra alternativa. Per una volta d’accordo con Giachetti, anche lui tornato a chiedere che il chirurgo dem si misuri coi gazebo e a negare di avere padrini. Fatto sta che nelle ultime ore, dopo il pressing forsennato su Walter Tocci, l’attenzione delle sinistre unite si starebbe concentrando su Massimo Bray, ex ministro della Cultura nel governo Letta, direttore della Treccani e già della dalemissima rivista Italianieuropei, nonché nuovo presidente — la nomina è giusto di ieri — dell’Accademia nazionale di danza a Roma. In mancanza di altri candidati disposti a farsi avanti, e ovviamente di Marino, la scelta di Si e di una larga parte della minoranza dem cadrebbe su di lui. Considerando le altre possibili ipotesi in campo — in testa gli ex assessori Estella Marino e Paolo Masini — non in grado di rappresentarli. Sebbene siano per lo più accomunati dalla stessa volontà di difendere l’esperienza dell’ex sindaco-chirurgo e dall’ostilità nei confronti di Orfini.

L’iniziativa del 23, dicono i presidenti di Municipio è confermata, se non altro come “luogo di confronto”.