Giorgio Napolitano: «In Europa dobbiamo imparare a gestire la sovranità condivisa»

15/01/2016 di Redazione

Giorgio Napolitano, Presidente emerito della Repubblica, in un’intervista a La Stampa analizza il delicato momento dell’Unione Europea, attraversata da tensioni talmente forti sul tema dell’immigrazione, dell’integrazione, della recrudescenza dei nazionalismi tali da metterne in pericolo il futuro: «dobbiamo imparare a gestire in comune la sovranità condivisa».

Giorgio Napolitano
ANSA/ANGELO CARCONI

 

GIORGIO NAPOLITANO: «IN EUROPA LA POLITICA RIMANE NAZIONALE»

A specifica domanda sullo stato dell’Unione Europea, Napolitano si dimostra quasi disilluso dall’idea che qualcuno di forte possa prendere in mano le redini dell’Unione, sottolineando come ormai anche Angela Merkel debba fare i conti con l’opinione pubblica del suo Paese:

«solo la politica è rimasta nazionale. Andiamo fuori strada, se un leader, anche aperto a ulteriore integrazione, ha come assillo fondamentale la scadenza elettorale interna, magari sostenendo che crede nell’integrazione europea e proprio per questo non deve perdere le elezioni. Ci sono elezioni ravvicinate in Francia e in Germania (più tardi in Italia) e si parla di rimandare le scelte più impegnative. Invece bisogna essere convinti e tenere una linea europea lungimirante: non c’è Stato nazionale europeo, anche il più potente ed efficiente, che possa contare – e nemmeno salvarsi – da solo nel mondo di oggi»

GIORGIO NAPOLITANO: «DAVANTI A NOI RIGURGITI NAZIONALISTICI»

L’Europa, continua Giorgio Napolitano, è messa in pericolo dall’idea per cui con una protezione dei confini e un ritorno alle sovranità nazionali si possa pensare di essere ancora competitivi nel Mondo e “sicuri” in casa nostra:

«Mitterrand nell’ultimo discorso al Parlamento europeo disse che quel che conta è l’Europa delle culture, non delle nazioni chiuse in se stesse. Guai se si ritorna al passato. “E il nazionalismo è la guerra!”, gridò. Noi oggi siamo di fronte proprio a rigurgiti nazionalistici. L’illusione folle di poter conservare, tenendo in vita e rilanciando le sovranità nazionali, tutto quello che si è acquisito in benessere e perfino opulenza. Non è così. Si tratta di gestire in comune più sovranità condivisa, come ci indica anche l’articolo 11 della nostra Costituzione»

GIORGIO NAPOLITANO: «MIGRANTI, L’ITALIA SI DEVE BATTERE»

Per il Presidente emerito della Repubblica l’idea di un’Europa a cerchi concentrici può essere suggestiva e potrebbe anche tornare utile alla sopravvivenza dell’Unione a patto però che vi siano dei rapporti tra le due “anime”. In questa situazione l’Italia, secondo Giorgio Napolitano deve far sentire la propria voce, specie sul tema dell’immigrazione:

«deve promuovere e perseguire una maggiore integrazione, a partire dall’immigrazione. Un fronte sul quale abbiamo fatto molto, delineando anche una nuova strategia di reale condivisione delle responsabilità, anche se poi si resta condizionati dall’anacronistico accordo di Dublino. L’Italia si deve battere per un regime comune europeo di immigrazione ed asilo, ponendosi così in linea con la propria migliore tradizione europeistica. Ma davvero non vorrei, in generale, che si arrivasse a una esaltazione delle divergenze nazionali in seno a una già molto scossa Unione Europea».

GIORGIO NAPOLITANO: «PUTIN? PARTNER NECESSARIO»

Il Presidente emerito dopo aver ricordato che ormai anche i Balcani sono da considerarsi un nodo importante in ottica immigrazione, parlando di est Europa ha sottolineato la necessità di considerare Vladimir Putin come un personaggio utile e non come un problema:

«Putin è un partner assolutamente necessario, sia per la lotta al terrorismo e al fondamentalismo islamico, sia per altre sfide e crisi globali. Ma è un partner che pone dei problemi. Dobbiamo farcene una ragione, c’è una forte componente di orgoglio e potenza nazionale nella presidenza Putin, che reagisce a quelle che considera mortificazioni

del ruolo della Russia»


(Photocredit copertina ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

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