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Quello che acceca il rivale con l’acido

Un imprenditore bergamasco finisce nei guai per stalking e gravi lesioni

Quando la gelosia porta alla follia. Un imprenditore della provincia di Bergamo è finito nei guai per le lesioni gravi commesse ai danni del nuovo compagno della donna. Felice Ravasi, 54 anni, ha gettato acido solforico sul volto di Antonello Mele, 47 anni, milanese, causandogli la perdita di un occhio.

L’ACIDO IN FACCIA – L’espisodio risale a qualche anno fa. Ora comincia il processo. Ricostruisce la storia L’Eco in un articolo a firma di Antonella Crippa:

Ha perso la vista da un occhio e ha il viso sfigurato a causa dell’acido solforico che gli venne gettato in faccia il 21 settembre 2009. Da allora, un calvario. Ha perso il posto di lavoro (era un importante dirigente bancario) e non è più riuscito a trovarne un altro. Ha subìto sedici interventi chirurgici e non è ancora finita. La brutta storia, un’escalation di violenza, prima verbale e poi fisica, che avrebbe come causa, secondo la pubblica accusa, la gelosia, approderà in un’aula di tribunale, a Milano, il prossimo 23 marzo alle 9,30, quando si terrà l’udienza preliminare che dovrà decidere il rinvio a giudizio dell’imprenditore calolziese Felice Ravasi, 54 anni, accusato di stalking e lesioni gravissime nei confronti del compagno della sua ex moglie, il milanese Antonello Mele, 47 anni. È proprio quest’ultimo a essere rimasto sfregiato e ad aver perso la vista dall’occhio sinistro dopo essere stato centrato in volto da acido solforico ad altissima concentrazione.

DAGLI APPOSTAMENTI ALLE AGGRESSIONI – Le accuse formulate dai pm ai danni di Ravasi sono pesanti. I magistrati hanno accertato numerosi pedinamenti, telefonate, danneggiamenti della vettura della vittima, ed anche aggressioni:

Per il pm Giancarla Serafini, Ravasi sarebbe stato in combutta con l’ex moglie di Mele, Anna Rita Belelli, 47 anni, con casa a Milano, nel mettere in atto una serie di azioni volte a provocare nell’uomo «un perdurante stato d’ansia e di paura per l’incolumità propria e della sua compagna»: nella richiesta di rinvio a giudizio il pm spiega che i due, «in concorso tra loro e demandando il compito a terzi», avrebbero vessato Mele con appostamenti e pedinamenti, reiterate telefonate, anche mute, sms e mms raffiguranti donne nude, danneggiando la sua auto, fino alle aggressioni.

LE AGGRESSIONI – Per la prima volta Ravasi avrebbe aggredito il compagno della moglie tre anni fa:

La prima risale al 29 giugno 2009, quando Mele venne raggiunto da un violento pugno al volto, che gli provocò ferite e un trauma cranico commotivo. Il pm contesta questo espositivo, oltre ai due ex coniugi come mandanti, anche a un dipendente di Ravasi, Ermanno Saggini, 50 anni di Carvico, che sarebbe stato assoldato per portare a termine il compito e che avrebbe a sua volta «commissionato» l’aggressione a Marco Carlo Villa, 38 anni, di Robbiate (Lecco), ritenuto l’autore materiale. Dell’altro episodio, quello dell’acido, è accusato il solo Ravasi, ritenuto il mandante dell’aggressione (il legale di Mele chiederà in udienza preliminare che venga contestato il più pesante reato di tentato omicidio), con esecutore materiale sconosciuto. Del danneggiamento dell’auto dell’ex dirigente bancario, episodio avvenuto il 3 novembre del 2008 nella zona del cimitero di Brivio (Lecco), entrano in scena, oltre ai precedenti, anche altri due indagati, Vittorio Augusto Mangili, 51 anni, di Carnate (Monza), e Gianpiero Gaudiano, 40 anni, di Verderio Inferiore (Lecco). Saggini sarebbe stato pagato per il danneggiamento e avrebbe ingaggiato gli altri tre per svolgere materialmente l’incarico. Indagato pure un investigatore privato, Giovanni Beneducci, 57 anni, di Milano, per favoreggiamento. Interrogato dalla polizia giudiziaria in merito al lavoro svolto per Anna Rita Belelli, le avrebbe subito comunicato il contenuto della sua deposizione «in modo da consentire alla stessa di precostituirsi una coerente versione». Beneducci 15 anni fa era già finito sotto processo per molestie: per l’accusa venne assoldato da un familiare dell’ex attrice Rosanna Schiaffino per pedinare e controllare i movimenti della nuova compagna del marito di quest’ultima, il noto imprenditore Giorgio Falck.