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Usare il cadavere di un pensionato per fare propaganda è la morte di ogni civiltà

Come tutti ormai saprete il 28 novembre un pensionato ha deciso di uccidersi perché aveva perso tutto durante il controverso salvataggio delle banche, che sta tendendo banco sui giornali e delle cronache politiche da qualche giorno.

 

Ovviamente non si può che essere affranti per la morte di uomo, tanto più a pensare l’angoscia che possa provare chi poi rimane.

Proprio per questo è intollerabile – e anche vagamente disgustoso – l’immediato affollarsi di mosche e avvoltoi attorno al cadavere dell’uomo, buono evidentemente solo per cercare di far passare la propria idea, di aumentare i propri sondaggi, di vendere i propri servigi.

Uno schifo che ormai non riguarda più solamente i famosi politici demagoghi di cui purtroppo non solo l’Italia è piena, ma persino i cittadini, quelli che poi si riversano su internet a linkare articoli più o meno scritti in italiano con il sorriso beffardo di chi pensa “ecco questo cadavere mi dà ragione” e del cadavere, dell’uomo, chissenefrega.

Nel mondo in cui l’informazione si fa bufala e la bufala si fa politica, nel mondo in cui non importa se quello che condivido è vero o falso, basta che mi dà ragione, il bivio fra umanità e orrore lo abbiamo passato da un pezzo scegliendo il secondo.

Quando decidiamo di non avere nemmeno l’ultima forma di rispetto per una persona che ha deciso di morire, cioé quella che il suo gesto rimanga così com’è, decidendo di piegarlo alla nostra battaglia, perdiamo umanità e dignità.

Riprendiamoci, riprendiamoci sul serio, continuando di questo passo andremo a sbattere contro il nostro odio insensato in maniera fragorosa. Non basta cliccare per salvare il mondo e le persone che lo abitano. Non basta uno slogan per cambiare le cose. Non basta un “vergogna”, un “governo ladro”, se poi quando tocca a noi, oltre quei clic e quegli strali, il re è drammaticamente nudo.