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Fare la conta di quale attentato ha fatto più morti è proprio necessario?

Negli ultimi giorni un nuovo interessantissimo trend di discussione si è sviluppato a partire dagli attentati di Parigi. Questo filone di polemica riguarda il conteggio dei morti in vari attentati nel mondo, confrontati con quelli di Parigi, a suggerire l’ingiustizia del fatto che altre stragi più “importanti” dal punto di vista numerico siano state ignorate dai media europei. Che poi, non è esattamente così, ma certamente non hanno avuto la stessa eco di quello che ci ha visti coinvolti così da – geograficamente – vicino.

Ora, ovviamente ognuno è libero di pensarla come vuole sul tema e non vi è dubbio che 300 morti siano decisamente più di 130, per dire, dato che grazie al cielo la matematica non è ancora un’opinione, ma sicuramente ci stiamo attrezzando anche per quello.

Da un lato è vero che i fatti di Parigi ci hanno sconvolto maggiormente, noi europei intendo, perché a Parigi ci siamo stati. E se non ci siamo stati comunque la conosciamo. Abbiamo progettato di andarci alle prossime offerte low cost. La sentiamo persino troppo vicina.

Dall’altro lato è altrettanto tragicamente vero che nonostante spesso notizie di attentati con centinaia di morti, colti nel pieno della loro esistenza, al mercato o durante matrimoni, falciati senza alcun motivo dalla ferocia di un terrorismo folle, passino nei rulli di agenzia ignorate, sulle nostre televisioni come un sottofondo, perché in fondo l’Iraq chi lo conosce? Qualcuno è mai andato in Afghanistan a Capodanno? Siamo talmente abituati a sentir dire che ci sono paesi del mondo in cui uscire di casa significa morire che ci siamo assuefatti. Effettivamente terribile.

Detto questo io mi domando: è proprio il caso di arrivare al punto di far polemica persino sui morti? E’ davvero necessario dover trovare una propria fazione persino quando si tratta di cadaveri e bombe? Ma cosa vi passa per la mente quando idealmente vi sedete fra decine di cadaveri insanguinati a dire: “Ehi ma quelli di questo cumulo qui sono di più di quelli là”?

Voglio dire: abbiamo già i pacifisti, i guerrafondai, i razzisti, gli integralisti e i semplici matti, dovevamo proprio creare un’altra categoria entro cui dividerci per litigare meglio sui fatti di Parigi, che necessiterebbero invece mai come ora una riflessione serena e attenta per comprendere tutti assieme quale possa essere la soluzione più veloce, indolore ed efficace per evitare di ritrovarci a dover piangere altre vittime innocenti, siano esse nel giardino di casa o a migliaia di chilometri da noi? Non lo abbiamo fatto in passato? Bene. Non sarebbe il caso di iniziare finalmente a farlo?