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Parla Hassan Rouhani: “Nuovi rapporti fra Iran e occidente, l’Italia è paese amico”

Sarà sabato in Italia Hassan Rouhani, il presidente dell’Iran, successore di Mahmoud Ahmadinejad alla guida della Repubblica Islamica del Centro Asia, per il primo viaggio successivo alla firma dell’accordo sul Nucleare iraniano dello scorso luglio; un accordo che pone le basi per dei nuovi rapporti fra repubblica islamica dell’Iran e Occidente, nuovi rapporti favoriti proprio dalla leadership moderata di Rouhani che, intervistato in esclusiva dal Corriere della Sera, indica nell’Italia proprio uno dei suoi migliori alleati in Europa.

PARLA HASSAN ROUHANI: “NUOVI RAPPORTI FRA IRAN E OCCIDENTE, L’ITALIA E’ UN PAESE AMICO”

Gli inviati del Corriere della Sera lo hanno raggiunto a Teheran, dove Rouhani ha elogiato l’Italia: “Sono felice che la mia prima visita all’estero dopo la firma dell’accordo nucleare sia in Italia perché è un Paese con il quale l’Iran ha da tempo ottime relazioni, sul piano economico, culturale e politico. Per un certo periodo l’Italia è stata anche il nostro primo partner commerciale. Sulle questioni internazionali e politiche, i leader italiani hanno sempre avuto un atteggiamento moderato nei nostri confronti. Nelle nuove condizioni, l’Italia può essere per noi uno dei partner più importanti. Consideriamo il vostro Paese un amico in Europa. Spero che il mio viaggio apra una nuova fase nei nostri rapporti”.

Ci siamo lasciati alle spalle una fase importante, la fase legale. Adesso cominceremo quella di applicazione dell’accordo. Non abbiamo ancora raggiunto il cosiddetto implementation day (il giorno in cui l’Iran avrà modificato il suo programma nucleare e l’Occidente inizierà a togliere le sanzioni, ndr ), quindi durante questo periodo l’Unione Europea, gli Stati Uniti e gli altri Paesi del 5+1 devono fare quello per cui si sono impegnati, in modo che, quando arriva quel giorno, tutte le sanzioni economiche, bancarie e finanziarie siano rimosse. L’Iran rispetterà i suoi obblighi, simultaneamente alle azioni dell’altro campo. Stiamo entrambi lavorando. Penso che entro fine anno arriveremo all’ implementation day . Stiamo aspettando il rapporto dell’Aiea sulle questioni ancora aperte, nel frattempo andremo avanti con la riconversione del reattore di Arak. Tutto il popolo iraniano guarda con speranza al giorno in cui le sanzioni saranno abolite».

E se il Congresso Usa ne imponesse di nuove?
«L’impegno è questo: non saranno imposte nuove sanzioni dai 5+1 e noi dobbiamo rispettare gli accordi. Ma se gli Usa o altri Paesi non rispettano gli impegni presi, non ci sentiremo costretti a farlo neanche noi».

In che modo l’accordo nucleare cambierà le relazioni tra l’Iran e gli Stati Uniti? Nelle manifestazioni si continua a gridare «Morte all’America» e la Guida suprema, l’ayatollah Khamenei, chiama ancora gli Usa «il Grande Satana». Lei considera l’America il Grande Satana?
«L’accordo nucleare è una cosa, i nostri rapporti con gli Stati Uniti un’altra. I problemi che abbiamo con loro sono di lunga data e cominciano con la vittoria della Rivoluzione islamica. I punti di frizione permangono: gli americani non rimuoveranno tutte le sanzioni, ma solo quelle collegate al programma nucleare. Quindi, il rapporto tra Iran e Stati Uniti è un’altra storia. Ma il modo in cui applicheremo l’accordo può avere un impatto sul futuro. Se applicato bene, getterà le basi per minori tensioni con gli Usa, creando le condizioni per aprire una nuova era. Ma se gli americani non rispettano la loro parte dell’intesa nucleare, allora sicuramente il nostro rapporto con loro resterà come in passato».

Rouhani è considerato un riformista all’interno dello spettro politico della repubblica iraniana, per questo i giornalisti gli chiedono conto di alcune sue scelte politiche.

Lei ha criticato alcuni media iraniani, accusandoli di agire come una «polizia segreta». Il capo della magistratura le ha anche risposto a tono, respingendo le sue critiche. È il segnale di un grande scontro in atto all’interno del Paese sulla via da seguire? Le sue riforme sono in pericolo?
«Non c’è nessun grande scontro. Non vedo alcun ostacolo per le mie riforme, ma io in quanto presidente ho il compito di far applicare la Costituzione: se vedo che alcuni dei suoi articoli non vengono applicati, sono distorti o violati, ho il dovere legale di lanciare degli avvertimenti. Il presidente è al di sopra di tutti gli organi statali e questi devono farvi attenzione anche se non sono d’accordo con lui».
Lei aveva promesso più democrazia, libertà di espressione e una rete Internet senza filtri. Perché non è successo?
«I miglioramenti sociali o nel campo dei diritti dei cittadini non possono avvenire in una notte. Ci vuole tempo. Uno degli obiettivi del mio governo, sin dall’inizio, è stato di concedere più diritti ai cittadini, espandere le libertà e creare un’atmosfera migliore nelle attività culturali e sociali. Negli ultimi due anni ci sono stati progressi. Oggi la situazione nelle università e nei media è migliorata. La stampa critica liberamente il presidente: due anni fa nessuno avrebbe immaginato una cosa del genere. Ma l’esecutivo da solo non può risolvere tutto. Deve esserci una cooperazione con il sistema giudiziario e legislativo. Speriamo che ci sia in futuro».
Due anni fa lei promise di liberare i leader riformisti del Movimento Verde, Mousavi e Karroubi. Manterrà la promessa?
«Saranno liberati. Un giorno».

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Il ritorno del’Iran sullo scenario internazionale coincide con una nuova voce anche in Politica Estera, con l’invito al tavolo della risoluzione della crisi siriana; in questo modo, si sta costruendo una partnership importante fra Iran e Russia.

Esplora il significato del termine: Per la prima volta l’Iran è stato invitato a unirsi agli sforzi diplomatici per risolvere la crisi in Siria insieme a Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e altri Paesi. Qual è per l’Iran una soluzione possibile, efficace e accettabile?
«Per la prima volta i grandi Paesi e quelli della mia regione sono allo stesso tavolo, e questo è in sé un risultato importante. Anche se Stati Uniti, Russia, Iran, Turchia e Arabia Saudita hanno opinioni diverse, è un segnale che nelle crisi regionali si possono cercare soluzioni insieme. Quello siriano è un problema assai complesso, non possiamo aspettarci che sia risolto in una sola tornata di negoziati, ma esiste una nuova opportunità. Crediamo che il problema siriano non abbia una soluzione militare, ma ci sarà una soluzione politica. È un piccolo passo che ci offre una speranza».
L’Iran accetterebbe un compromesso che preveda l’uscita di scena di Assad?
«Per noi in Siria l’importante è la lotta al terrorismo. Tutti i Paesi stanno combattendo contro l’Isis. Il ritorno della pace e della stabilità dovrebbe essere la priorità numero uno, in modo che i siriani possano ritornare alle proprie case e la Siria sia un Paese sicuro. Le altre questioni sono secondarie. Qualunque decisione sul governo e sul futuro della Siria, spetta al popolo siriano. Altri Paesi e forze non dovrebbero interferire ma preparare la strada a libere elezioni. Chiunque venga eletto noi lo rispetteremo».
Oggi Russia e Iran sono unite nella lotta all’Isis e nell’appoggio ad Assad. È un’alleanza di necessità o una partnership strategica?
«È una partnership importante. Tra Iran, Russia, Iraq e Siria è stato raggiunto un accordo per collaborare nella lotta all’Isis. La Russia è concentrata più sulle operazioni in Siria, forse in futuro amplierà il suo raggio d’azione all’Iraq, ma io penso che sia importante che tutti i Paesi del mondo si concentrino nella lotta al terrorismo. L’Isis è una minaccia per l’intera regione e anche per altri, inclusa l’Unione Europea. La regione è in subbuglio. Noi siamo stati tra i primi ad appoggiare l’esercito iracheno contro l’Isis e se non l’avessimo fatto, forse Baghdad sarebbe già caduta».

Nonostante quella di Rouhani sia una guida che si presenta come innovatrice e riformista, sono ancora molte le violazioni dei diritti dell’uomo nel paese islamico.

L’Iran ha il numero pro capite di esecuzioni capitali più alto al mondo, incluse quelle pubbliche. Lei crede che la pena di morte sia un modo efficace per combattere il crimine?
«La punizione dovrebbe servire da deterrente. Si può discutere sull’efficacia o meno delle esecuzioni, come pure degli arresti e perfino delle multe. Ma in ogni Paese il codice penale ha a che fare con regolamenti interni, in molti Paesi c’è la pena di morte, in altri no. In Iran la maggior parte delle esecuzioni ha a che fare con crimini legati al traffico di droga, abbiamo un confine lungo e poroso con il nostro vicino afghano. Se abolissimo la pena di morte renderemmo loro più facile portare la droga fin nei Paesi europei e questo sarebbe grave per voi».
«Morte a Israele» è ancora un grido popolare nelle preghiere del venerdì. Non sarebbe ora di farla finita con simili slogan?
«Rispettiamo tutte le religioni monoteiste, comprese quella ebraica e cristiana. Nel nostro libro sacro si parla molto di Mosè, che è il profeta degli ebrei, e il Corano loda Mosè, che sia benedetto. Il popolo ebraico ha sempre vissuto e vive in Iran pacificamente. Gli ebrei hanno i propri rappresentanti nel Parlamento iraniano, possono praticare la loro religione liberalmente. Ma questo è diverso dalle politiche del sionismo, che è cosa diversa dall’ebraismo. Noi condanniamo le politiche perseguite dal regime sionista nella regione, inclusa l’uccisione dei palestinesi. E condanniamo le politiche americane quando appoggiano unilateralmente questo regime. Voglio dire che il popolo iraniano può odiare Israele e le politiche sioniste, ma allo stesso tempo può amare l’ebraismo, i suoi profeti e il Libro».