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De Luca indagato, il retroscena: Mastursi non rivelò il blitz al governatore

Ci sono diversi retroscena nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto anche il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, indagato dalla procura di Roma in un inchiesta su Carmelo ‘Nello’ Mastursi, ex capo della sua segreteria.

DE LUCA INDAGATO, IL BLITZ NASCOSTO –

Mastursi (accusato di aver offerto favori al marito di uno dei giudici, Anna Scognamiglio, che si sono pronunciati sulla sospensione del governatore campano per effetto della legge Severino) avrebbe nascosto a De Luca il blitz e le perquisizioni della polizia del 19 ottobre. Ne parla Antonello Velardi sul Mattino di Napoli:

Mastursi capisce che è finito al centro di un ciclone, ma sceglie la strada peggiore, per lui e per gli altri: tace su tutta la linea. Non dice nulla neanche a quello che formalmente è il responsabile del suo ufficio, il capo di gabinetto Sergio De Felice. Non gli dice, come pure sarebbe obbligato a fare, che ha subito una perquisizione negli uffici. I rapporti tra i due non sono idilliaci, anzi: De Felice, che è un magistrato del Consiglio di Stato consideratomolto rigido, conlui non ha mai davvero familiarizzato. Lo tiene a distanza, si fa schermo con la sua corazza giuridica: sul versante della conoscenza della legge Mastursi è considerato claudicante. De Luca nel frattempo resta a Milano due giorni, anziché tre come da programma: torna precipitosamente in Campania per l’emergenza alluvione nel Sannio. Torna ma nulla sa dei pasticci di Mastursi che non dice alcunché neanche a lui.

 

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Velardi sul Mattino racconta che De Luca avrebbe quasi assalito Mastursi in un faccia a faccia, sabato scorso:

Il governatore va in ufficio e si ritrova affianco il capo della sua segreteria come niente fosse. C’è una sola novità: Mastursi nel frattempo ha cambiato numero di telefono, ma la circostanza non sorprende molto perché lui ha l’abitudine di cambiare spesso il cellulare. Stavolta non ha deciso lui, è stato costretto: la polizia gliel’ha sequestrato. Dal 19 ottobre si arriva direttamente a venerdì scorso, 6 novembre. Mastursi capisce che la propria posizione si complica, si consulta con un avvocato e decide di rimettere l’incarico. Ma senza spiegare molto. Al gabinetto racconta genericamente di una perquisizione subita per un problema personale e che è molto stanco. Con De Luca si incontra il giorno dopo, sabato, lontano da tutti: neanche stavolta racconta tutto, spiega in modo generico che non può continuare a stare al suo posto perché ha problemi giudiziari personali. De Luca capisce che non gli sta raccontando tutta la verità, si infervora e quasi lo assale. Intuisce che quel suo capo della segreteria lo può infilare in un tunnel, che lui può finire al centro di un ciclone di cui sa davvero poco. Accetta ovviamente le dimissioni e resta in attesa.

Nel corso delle perquisizioni (compiute a casa di Mastursi e nel suo ufficio in Regione) la polizia avrebbe trovato anche sostante utilizzate per uso personale.

DE LUCA INDAGATO, LE ACCUSE –

Sono sette gli indagati nell’inchiesta della Procura di Roma. Si ipotizza a vio titolo il concorso in concussione per induzione la rivelazione di segreto d’ufficio. Gli iscritti nel registro degli indagati (oltre a Vincenzo De Luca e Carmelo Mastursi) sono Anna Scognamiglio, giudice del Tribunale civile di Napoli, relatrice della sentenza che confermò il reintegro di DeLuca (sospeso per effetto della legge Severino dopo la condanna in primo grado per abuso d’ufficio), l’avvocato Guglielmo Manna, marito della Scognamiglio e presidente del Comitato unico di garanzia dell’ospedale Santobono), Giuseppe Vetrano, già coordinatore delle liste De Luca ad Avellino, e due infermieri, Gianfranco Brancaccio e Giorgio Poziello. Dagli atti dell’inchiesta romana emergerebbe che Manna avrebbe chiesto a Mastursi, uno degli uomini più vicini a De Luca, una delle menti della campagna elettorale della scorsa primavera) un incarico nel settore della Sanità, prospettando in cambio uno stop all’applicazione della legge Severino.

(Foto di copertina: Giornalettismo)