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Pierluigi Bersani contro le scissioni: “Fuori dal Pd muore il centrosinistra”

Con loro ha condiviso molto del suo cammino politico, ciònonostante le critiche sono molte: Alfredo D’Attorre, Stefano Fassina, e Giuseppe Civati, insieme a tutti quelli che escono dal Partito Democratico hanno poco futuro, e comunque non contribuiscono ai destini del centrosinistra. E’ l’ex segretario del partito ed ex ministro Pierluigi Bersani a prendere posizione, in un’intervista su Repubblica, sui contenuti della legge finanziaria che il governo ha presentato e sul percorso del Partito Democratico.

PIERLUIGI BERSANI CONTRO LE SCISSIONI: “FUORI DAL PD MUORE IL CENTROSINISTRA”

Nella legge di Stabilità, come aveva anche già dichiarato ai microfoni di Giornalettismo, l’ex candidato premier ribadisce: ci sono anche molte cose buone.

La minoranza è il partito delle tasse?
«La legge di stabilità non si giudica con gli slogan. Chi sa leggere la manovra, dalla Corte dei conti a Bankitalia all’ufficio parlamentare del bilancio, esprime garbatamente una preoccupazione: oggi si fa una scommessa ardita ma dal 2017 può essere rimesso in discussione il percorso di risanamento. Allora, se vogliamo discutere sul serio, esiste un solo modo per mettere in sicurezza i conti: prendere, nel 2016, almeno un pezzo del programma antievasione proposto dal Nens. Solo così, tra clausole di salvaguardia, sovrastima dei tagli e andamento del deficit, proteggi i conti pubblici».
La crescita non basta?
«La crescita c’è, anche se a livello embrionale. Ma attenti agli slogan, ripeto, e all’ottimismo. Può diventare pericoloso anche a livello elettorale. Non basta dire: ho portato il bel tempo. Sa che fa la gente quando c’è il sole? Esce, si muove, si mette in libertà, va un po’ dove gli pare. Proprio quando le cose prendono la piega giusta non è detto che gli elettori votino chi li ha messi in quelle condizioni favorevoli. In Polonia, che ha una crescita molto più alta, è successo proprio questo. Quindi bisogna rafforzare il proprio profilo, un profilo di centrosinistra. E occorre togliere gli impedimenti alla crescita. Si fa con investimenti pubblici e privati, il lavoro viene solo da lì. L’altro aspetto è la disuguaglianza, quella impedisce la crescita vera. In Parlamento, adesso, rafforziamo ciò che c’è di buono e correggiamo ciò che è sbagliato».
C’è del buono, quindi?
«Sì».
E’ una notizia.
“L’ammortamento al 140 per cento sull’acquisto dei macchinari è un’ottima idea. Così come il ritorno dell’antico ecobonus. Se aggiungiamo qualche altra misura di questo tipo e la incentiviamo per il Sud, aiuteranno molto”.
A proposito di disuguaglianza, viene introdotto il fondo per la povertà.
«Qualche soldino c’è, chi lo nega. Ma il vero contrasto alla povertà si regge su due gambe: welfare universale ovvero pensioni e salute, e fedeltà e progressività fiscali ».

Certo, non mancano i punti da migliorare.

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Si formerà un’asse contro il governo tra la minoranza e i governatori?
«Finora ho assistito a un balletto diplomatico mentre sarebbe giusto raccontare alla gente come stanno le cose: già nel 2016, ma ancora di più nel 2017 e nel 2018, i tagli previsti farebbero saltare il sistema sanitario. E’ un punto interrogativo grande come una casa e bisogna uscire dall’ipocrisia».
Renzi dice che abolendo la Tasi si aiutano i pensionati non i benestanti. Lei invece parla di misura incostituzionale.
Due mondi lontanissimi.
«Ho detto che è contro i valori della Costituzione. Ci vuole progressività: un terzo dei contribuenti quella tassa può pagarla a beneficio di altri interventi fiscali, come l’abolizione delle imposte sulle compravendite. In ogni caso, non mi piacciono certi slogan. Il centrosinistra non dice meno tasse per tutti. Dice meno tasse perché, a chi e per che cosa. Meno tasse per tutti è uno slogan da anarchismo dei ricchi. Meno tasse ok, ma per dare lavoro. E che le paghino tutti. Non puoi rubare il salario come cantava Pierangelo Bertoli, però non puoi nemmeno rubare agli altri italiani non pagando le imposte».
Renzi l’ha sfidata sul contante: vedremo se cambia qualcosa con il tetto a 1000 o a 3000 euro.
«Il tetto a 3000 euro facilita l’evasione a valle. Mi sembra quasi un insulto all’intelligenza spiegare che non è normale girare con 3000 euro in tasca. Chi lo fa o evade o ricicla. Dice Renzi: ma facciamo le banche dati. E io devo sentire un premier e un ministro del Tesoro che dicono queste cose? Il nero come fa a finire nella banca dati, su».
È una manovra di destra allora?
«Nell’insieme questa legge ha dentro degli spunti interessanti. Ma bisogna cautelarsi sulle prospettive e puntare di più su investimenti e riduzione delle disuguaglienze »

Chiaro è che i destini del Partito Democratico e quelli della legge di Stabilità si intrecciano: la “mutazione identitaria”, o presunta tale, della maggioranza che sostiene il governo di Matteo Renzi e le scissioni a sinistra degli esponenti della minoranza che scelgono un’altra strada. Per loro, Bersani sembra avere le parole più nette.

La minoranza non rischia la sindrome del can che abbaia non morde? In fondo l’uscita di D’Attorre e Fassina si spiega anche così.
«Riconosco che la nostra posizione debba essere più netta, più visibile ma credo che l’alternativa noi dobbiamo costruirla nel Pd. Non sarò io, ovviamente. Sarà un altro e vedremo chi. L’alternativa è un Pd che non ammaina la sua bandiera, che non fa il partito della Nazione, che costruisce il centrosinistra ulivista, civico, riformista, moderno. Non sono contento, come invece sembra essere Renzi, del fatto che parecchi escano. In loro c’è un pezzo di forza del Pd. Ma ho anche qualcosa da dire a quelli che se ne vanno».
Cosa?
«Con Fassina e D’Attorre siamo d’accordo su ciò che serve all’Italia. Non serve un partito neocentrista. Loro escono dicendo che vogliono costruire un nuovo centrosinistra. Ma dove? Senza il Pd il centrosinistra non lo fai più. Se il Pd fosse irrecuperabile, quella prospettiva verrebbe cancellata, punto. E se è così la nostra gente va prima da Grillo che nella sinistra nascente».
Un bel viatico per il nuovo soggetto che nasce domani…
«Non lo dico con inimicizia, anzi spero che ci ritroveremo. Ma la penso così. E non credo che la sinistra nel Pd sia una ridotta indiana».
Se arrivano Verdini e altri forzisti può succedere.
«Per me è impossibile che il Pd perda la sua missione e cioè i suoi veri punti di forza. Pensare che la destra ti faccia fare il suo mestiere è alla lunga illusorio, velleitario. La destra esiste. Esiste ormai in maniera strutturale anche Grillo. Se non alzi le tue bandiere ti disarmi».