X Factor 9 recensione
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X Factor 9: ridateci Morgan. O almeno la Maionchi

X FACTOR 9 –

X Factor 9 è una parentesi noiosa tra l’AnteFactor di Alessio Viola e l’ExtraFactor di Alessio Viola. Tutta la vitalità e l’entusiasmo che trovi in quei minuti – fresco il prologo in cui il giornalista si intrufola con leggerezza nel backstage, niente male anche il duello -duetto con Mara Maionchi e la sua capacità di tirare fuori le cose più interessanti dalla puntata appena trascorsa (e, fidatevi, non è facile) nella striscia successiva – la perdi durante le tre ore scarse del talent.

X Factor 9 Eva

Dimenticatevi le passate edizioni, le vibranti discussioni di musica e non solo, i concorrenti con un’identità fin troppo precisa e una conduzione di polso. Sì, perché per quanto Alessandro Cattelan sia simpatico, professionale e anche capace, se una trasmissione è debole, il manico deve essere fortissimo. E invece di fronte a quattro moschettieri spompati, il suo talento da spalla discreta serve a pochissimo. Di sicuro il problema grande di questa edizione del talent più famoso della nostra tv, è quello che prima ne rappresentava l’unicità e la forza: l’amalgama e allo stesso tempo le contraddizioni insite nel gruppo degli “allenatoriselezionatorigiudici”. Passano venti minuti e capisci che anche la trovata per ravvivare il tutto, il ballottaggio a quattro, con due salvati dal pubblico e un altro dai fantastici quattro, non servirà a nulla. O meglio, è utile solo a Mika per mostrare il suo lato più machiavellico: il finto buono dal turpiloquio elegante e le battute feroci, ha pensato bene di massacrare con il suo stile conciliante i concorrenti forti (si fa per dire) degli altri compagni di viaggio per poi difendere come un leone i suoi. Ma niente a che vedere con Morgan, con le sue uscite alla Ignazio Marino, la sua follia mediatica, la capacità di far saltare i nervi a chiunque. Non avendo X Factor la carica emotiva di Amici, le dinamiche quasi scolastiche con Maria De Filippi a fare da maestrina, tutto era affidato a loro. E il poker attuale è così moscio che ti manca da morire anche nonna Maionchi, tra aneddoti e affettuose eliminazioni e aforismi indimenticabili.

X Factor 9 giudici

Fedez dà il meglio parlando delle chiappe di Justin Bieber, Skin, troppo enfatica,  pronuncia ogni parola in italiano come se fosse l’ultima – e non è un complimento -, Elio sembra sotto sedativi. E Mika, come detto, dà quel po’ di vivacità che ti salva dal sonno, ma non sempre.

A tutto questo aggiungiamo la debolezza dei concorrenti  – si salvano solo Enrica e i gruppi, ma senza entusiasmo verso i secondi – e un palinsesto più rigido di quello del Festival di Sanremo. Apre il superospite, seguono le prove dei ragazzi, poi altro superospite (più debole del primo), poi altre prove ed eliminazione. Gli autori, probabilmente, nel fare la scaletta si affaticano solo sul come utilizzare al meglio CTRL+C e CTRL+V. Ce li immaginiamo come il trittico di scrittori rappresentati nella serie Boris.

Poi, per carità, basta. X Factor in fondo è una religione. Più di due milioni e mezzo di voti, quasi un milione e trecentomila spettatori, circa il 50% in più di rilevanza sui social. Ma la rendita di posizione non durerà a lungo. E ExtraFactor arriva troppo tardi.