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Il Sinodo di Francesco e l’eredità del Concilio Vaticano II

Sinodo,
le aperture contenute nel consiglio dei vescovi convocato da papa Francesco dimostrano che la Chiesa è ancora capace di riformarsi. La tradizione del Concilio Vaticano II è ancora viva, anche se gli avversari al cambiamento promosso dal pontefice sono ancora numerosi.

SINODO 2015

Il Sinodo del 2015 si è concluso in modo positivo per papa Francesco, anche se il risultato finale non ha rispettato appieno le aspettative del pontefice e di molti osservatori. Su gay e comunione ai divorziati, i due punti più dibattuti prima dell’apertura del sinodo dei vescovi del 2015, le posizioni di maggior apertura di Bergoglio sono state condivise, ma le decisioni adottate difficilmente possono essere qualificate come rivoluzionarie, almeno dal punto di vista della dottrina. La Chiesa di Francesco si pone rispetto alla società in un ruolo meno dogmatico rispetto a quella dei precedenti pontefici, disponibile ad adattarsi ai cambiamenti ben più che in passato. Il passaggio sull’apertura alla comunione a chi è risposato, da valutare caso per caso dal confessore, è passata per soli due voti, evidenziando la diffusa ostilità verso il processo riformatore. Le vicende mediatiche che hanno accompagnato il Sinodo 2015 hanno inoltre sottolineato quanto questo appuntamento sia stato importante nella storia recente della Chiesa. La tradizione del Concilio Vaticano II, che ha istituito l’assemblea permanete del collegio episcopale, si è dimostrata ancora capace di incidere nel presente, come rimarca il quotidiano TagesAnzeiger.

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SINODO SIGNIFICATO

Il Sinodo è un’istituzione creata per rendere più aperta e dibattuta la Chiesa, l’eredità più importante del Concilio Vaticano II. L’ultimo concilio ecumenico, indetto da papa Giovanni XXIII nel 1959, è stata l’ultima grande rivoluzione vissuta dalla Chiesa cattolica, tanto da esser paragonato dagli storici al Concilio di Trento per la sua importanza. Svoltosi dal 1962 al 1965, il Concilio Vaticano II ha rotto con la tradizione millenaria della Chiesa, riconoscendo i diritti umani e le altre religioni, con una rivalutazione positiva della religione ebraica dopo secoli di aperta ostilità. Particolarmente significativo è stato il riconoscimento della possibilità di salvezza dell’uomo anche al di fuori della religione cattolica, un messaggio di apertura che ha poi caratterizzato tutti i pontificati successivi a quello di Paolo VI, il papa che ha concluso il Concilio. In questi decenni la dialettica interna al Vaticano si è svolta tra l’ala più conservatrice, guidata da Giovanni Paolo II, che ha ritenuto soddisfacente l’apertura della Chiesa adottata dal Consiglio Vaticano II, e chi invece reputa che il cambiamento ecclesiale non deve considerarsi concluso. Il più autorevole esponente di questa impostazione era il cardinal Carlo Maria Martini, e papa Bergoglio può esser considerato un suo erede, anche se sicuramente più moderato. Il Sinodo, come ha ricordato Francesco, non fa politica e compromessi, perchè nella Chiesa la parola decisiva spetta sempre al pontefice. L’apertura alle svolte contenuta nella relazione finale del Sinodo 2015 ha rafforzato la spinta conciliare che caratterizza il pontificato di Bergoglio.