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Migranti, finora trasferiti in altri paesi Ue solo 90 profughi su 40mila

Ieri il presidente Jean Claude Juncker ha annunciato che la Commissione europea «applicherà la flessibilità» alle spese sostenute dai vari Paesi Ue per l’emergenza rifugiati. «Siamo di fronte a una situazione di eccezionalità», ha dichiarato all’Europarlamento motivando la decisione. Ma la sensazione è che le difficoltà vadano ben oltre l’aspetto economico dell’operazione.

 

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Su complessivi 40mila profughi eritrei e siriani che in due anni dall’Italia devono essere trasferiti in altri paesi, nel primo mese disponibile solo in 90 hanno lasciato i nostri confini: 40 sono arrivati in Svezia e 50 in Finlandia. Ne parla Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

Gli altri rimangono in attesa e a scorrere la lista delle disponibilità rischiano di dover aspettare per mesi, forse per sempre. Perché sono appena 525 le richieste accolte, ma nessuna con effetto immediato. Si materializzano dunque i timori del ministro dell’Interno Angelino Alfano che aveva più volte ribadito la linea del governo: «Apriremo i cinque “hotspot” imposti dalla Ue per effettuare l’identificazione e il fotosegnalamento dei migranti soltanto quando andrà a regime la redistribuzione». E infatti al momento funziona in via sperimentale soltanto Lampedusa, sul resto la partita è aperta. E certamente – soprattutto dopo il chiarimento proveniente proprio da Juncker – il governo farà pesare il proprio impegno nell’accoglienza per ottenere da Bruxelles la maggiore flessibilità possibile nella tenuta dei conti pubblici. Anche tenendo conto che solo per quest’anno i costi hanno superato il miliardo di euro.

I ritardi sono insomma enormi. La Germania avrebbe dato disponibilità per appena 10 posti. La Spagna per 50 persone. Per 20 per la Francia. La Svezia invece ha fatto sapere di poterne prendere 100, la Finlandia 200. Olanda e Portogallo, che pure avevano mostrato apertura, non hanno comunicato di poter accogliere alcuni.

(Foto di copertina: AFP PHOTO / ACHILLEAS ZAVALLIS)

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