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Il giorno dopo, la conta dei danni del terremoto in Afghanistan

Il terremoto in Afghanistan ha provocato sicuramente molte vittime, ma meno di quelle che facevano temere le previsioni basate su precedenti storici, anche se per avere un bilancio definitivo serviranno ancora giorni. I governi dei due paesi sono ora impegnati a inviare i soccorsi anche nelle località più remote.

Feriti ricoverati all'ospedale di Peshawar (Photo credit HASHAM AHMED/AFP/Getty Images)
Feriti ricoverati all’ospedale di Peshawar (Photo credit HASHAM AHMED/AFP/Getty Images)

IL TERREMOTO DALL’AFGHANISTAN ALL’INDIA –

Sono gli elicotteri che oggi hanno il compito di sorvolare le aree più remote di Pakistan e Afghanistan e censire lo stato dei villaggi più remoti, che dal terremoto possono essere rimasti isolati per il crollo di strade ed elettrodotti. L’epicentro del sisma di 7,4 gradi della scala Richter è stato fortunatamente profondo e in una zona poco abitata dell’Afghanistan, ma l’enegia del sisma si è fatta sentire soprattutto verso Est, interessando il Pakistan e persino l’India, mentre la vicina Kabul non ha sperimentato più di qualche tremore. Il fenomeno si è mostrato quindi connesso alle dinamiche tettoniche che interessano l’arco himalayano, luogo di tensioni spaventose tra la placca asiatica e il subcontinente indiano.

I SOCCORSI AI TERREMOTATI –

Oltre agli elicotteri questa mattina sono partite diverse colonne dirette verso le montagne, ma è in pianura che la macchina dei soccorsi è già al limite, specialmente nella regione del Pakistan occidentale dove gli ospedali già devono far fronte alla guerra quasi perenne tra governo centrale, autonomismo e invadenza talibana, una presenza che complica non poco le spedizioni di soccorso. Diversamente da quel che accadde nell’aprile scorso in Nepal, non sembra però ci siano notizie di villaggi o cittadine completamente annichilite, le numerose frane riprese in vide in questa occasione si sono sfogate senza colpire centri abitati.

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LA CONTA DEI DANNI DEL TERREMOTO –

A oggi i numeri raccontano di circa 300 vittime, diverse centinaia di feriti e migliaia di sfollati in seguito ai gravi e numerosi danni a edifici residenziali (diverse migliaia) e infrastrutture. Un problema particolarmente sentito in regioni che sono già particolarmente inospitali ora che non è ancora giunto l’inverno, che comunque è alle porte e non perdona. La mobilitazione dei governi locali è scattata immediatamente, ma i limiti delle loro possibilità sono noti e diversi paesi hanno fornito la loro assistenza nelle operazioni di soccorso, che non si annunciano facili.