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Carni lavorate e cancro: «Messo così l’annuncio dello Iarc è destinato a causare più di un equivoco»

Carni lavorate e cancro, l’annuncio di ieri dell’Oms ha gettato nel panico gli amanti di bacon e salsiccia, ma oggi gli oncologi calmano gli animi spiegando cosa c’è da sapere sul serio sull’annuncio. Sul Messaggero ne parla Roberto Orecchia, è il direttore scientifico dello Ieo, l’Istituto Europeo di Oncologia

CARNI LAVORATE E CANCRO, GLI ERRORI

Ecco cosa dice

«Fatico a comprendere questa presa di posizione. Dire che la carne lavorata è potenzialmente cancerogena come il tabacco mi pare difficile da spiegare e non fornisce elementi utili alla comprensione del rischio da parte dei consumatori» […] «La valutazione che viene espressa in questo giudizio non è quantitativa, ma qualitativa. In pratica vuol dire che le carni insaccate e lavorate hanno la potenzialità di aumentare il rischio di cancro. La stessa potenzialità ce l’hanno anche altre più note sostanze, e cioè alcol, benzene, asbesto. Questo non vuol dire che a parità di dosaggio, benzene e salsiccia sono la stessa cosa sotto il profilo dell’aumento del rischio cancro».

Insomma, le carni sono pericolose come il tabacco ma anche no: tutto sta nel comprendere che la questione è qualitativa e non quantitativa. In pratica, si è scoperto che c’è lo stesso numero di prove che collega cancro e carne e tabacco e cancro, quello che non è assolutamente uguale è la percentuale di probabilità che l’assunzione del prodotto ti faccia ammalare. In soldoni, una salsiccia e una sigaretta non hanno la stessa percentuale di pericolo. Ma Orecchia continua:

«Non credo sia possibile mettere in un unico calderone tutti i prodotti che sono stati oggetto di questo studio. Per esempio tra un prosciutto e un salame, c’è una differenza sostanziale di lavorazione. Il primo è sottoposto a una salatura esterna e superficiale. Il secondo è invece il prodotto di una miscela di carni diverse e di sostanze conservanti diverse. Mi aspetterei una diversa valutazione tra i due prodotti. Infine credo sia difficile che all’interno di uno studio epidemiologico così ampio si possa distinguere tra il rischio causato dal consumo di carni insaccate come gli hot dog e non anche quello causato dalle patatine fritte. In questi casi è sempre il contesto della dieta dei singoli consumatori a determinare un profilo più o meno alto di rischio».