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Sel, Vendola lancia il nuovo soggetto. Pronto il gruppo unitario. Ma Civati non ci sarà

Il cantiere del nuovo soggetto unitario è ormai lanciato. E anche il gruppone parlamentare che riunirà Sel, i fuoriusciti dal Pd e altri pezzi della sinistra sarà presto realtà. Per ora, soltanto alla Camera, entro la prima metà di novembre. Eppure il nuovo progetto, battezzato dal presidente di Sel Nichi Vendola nel corso dell’assemblea nazionale del partito, rischia di partire senza uno dei suoi possibili protagonisti: Giuseppe Civati. Ormai, dentro il partito dell’ex governatore pugliese la considerano quasi una certezza. C’è chi spera ancora in un ripensamento, ma l’ex consigliere lombardo dovrebbe restare ancora nel gruppo Misto di Montecitorio, così come i deputati a lui più vicini. Almeno per ora.

Guarda l’intervista a Nichi Vendola
(Videocredit: Alberto Sofia/giornalettismo)

VENDOLA LANCIA IL NUOVO SOGGETTO DELLA SINISTRA. PRONTO IL GRUPPO ALLA CAMERA, SENZA CIVATI (ALMENO PER ORA) –

Non è un mistero che i rapporti tra le varie anime dei movimenti a sinistra del Pd siano tutt’altro che semplici. E Civati ha poco digerito il mancato sostegno nella raccolta referendaria, non arrivato né da Sel né dagli altri ex compagni dissidenti dem. Una campagna terminata senza successo, senza il raggiungimento delle 500mila firme necessarie per portare i quesiti in Cassazione. «Lo dico con affetto, ma ha sbagliato i tempi sui referendum. E ora rischia di isolarsi…», si difendono in casa Sel. Perché, se Vendola ha ottenuto dal partito il via libera per costruire il nuovo soggetto, Civati e il suo movimento Possibile continuano a restare nel limbo. «Civati nel gruppo unitario? No, per ora non entrerà. Lui è convinto che serva una rottura totale con il Pd, ma ci sono esperienze che dobbiamo salvaguardare: come quella di Cagliari con Zedda. O Milano del laboratorio Pisapia. Noi costruiamo un’alternativa, ma le derive minoritarie non ci interessano…», spiega a Giornalettismo un vendoliano di alto rango. E lo stesso ex governatore pugliese, nel corso dell’assemblea di Sel, ha attaccato, seppur senza fare nomi: «Mi astengo dal polemizzare con chi tenta interferenza nella vita della nostra comunità sulla base di approcci iper minoritari. E con chi oggi sceglie la via della separazione, della costruzione di un soggetto in solitaria. L’auspicio è che continueremo a interloquire perché il problema non è aggiungere un cespuglio a quelli che già ci sono, ma di costruire un luogo credibile che dia speranza alle persone che vogliamo rappresentare». Parole che sembrano chiamare in causa proprio l’ex Pd.

CIVATI E SEL, CONVERGENZA LONTANA –

Tradotto, tra i due – e più – fronti la convergenza, al momento, è tutt’altro che vicina. Né sembra credibile, in casa Sel, l’ipotesi di una candidatura unitaria di Civati alle amministrative di Milano 2016: «No, non si candiderà», sono convinti dai vertici di Sel. «Noi sosteniamo Pierfrancesco Majorino. Un appoggio a Sala insieme al Pd, se saltano le primarie? Sarebbe a dir poco complicato…», continuano. Da Possibile hanno però già respinto ogni accusa: «Siamo in una fase costituente e per questo non stiamo prendendo parte a questo balletto. Né Pippo Civati “procede da solo”. Da lui è sempre venuta la proposta di esprimere una candidatura unitaria e alternativa: ma non una candidatura unitaria e alternativa “se non ci sono le primarie». 

I DUBBI DELLA SINISTRA : COL PD O SENZA?  –

Il nodo, tra Civati e Sel, resta soprattutto il rapporto con il Partito democratico, in vista delle Comunali (e non solo). Perché Civati, dopo la rottura con Renzi e il Pd, non vuole alcuna intesa con il Nazareno. Bisogna costruire percorsi alternativi, differenziarsi, sono convinti dentro il neonato movimento. Senza eccezioni. Un soggetto che preferisce al momento continuare a strutturarsi: il 31 ottobre terminerà la fase fondativa, poi inizierà la costituzione in soggetto politico, fino all’assemblea già convocata a Napoli per sabato 21 novembre. Per la serie, a sinistra del Pd si viaggia su percorsi separati. Almeno in un primo tempo: «La mancata adesione di Civati è un problema. Sono convinta che alla fine lo farà, ma spero non troppo tardi. Rischiamo di presentarci separati alle elezioni e di dover commentare due sconfitte, due inutili 3%», ammette un deputato vendoliano. Altri non vogliono fare drammi: «Nulla è precluso, il nostro è un percorso aperto. E speriamo Civati ci ripensi fin da subito». Con il volto leader di Possibile, anche i deputati a lui vicini, l’ex candidato in Liguria Luca Pastorino e Beatrice Brignone, restano in attesa nel Misto. Così come in stand-by resta anche una parte degli ex 5 Stelle di Alternativa Libera, da Samuele Segoni a Marco Baldassarre, fino a Tancredi Turco e Massimo Artini, da tempo in contatto con Civati. 

Così, sembra quasi una certezza che il nuovo gruppo parlamentare della sinistra, per Vendola «segno di uno sforzo unitario», perda già pezzi prima di partire. Il blocco principale sarà quello di Sel. Poi si uniranno altri ex Pd o parlamentari in rotta con Renzi. Dopo la finanziaria, Alfredo D’Attore lascerà il Nazareno. Insieme a lui, anche gli altri fuoriusciti Stefano Fassina  e Monica Gregori entreranno nella nuova componente di Montecitorio. Con loro, probabile anche l’ingresso del deputato Vincenzo Folino e del collega filosofo Carlo Galli, l’autore del manifesto antirenziano girato tra diversi parlamentari della minoranza Pd. E non manca anche il pressing sul prodiano Franco Monaco. Un gruppone da circa trenta deputati, nel quale entrerà anche Claudio Fava, ex Sel ora al Misto. A Palazzo Madama, invece, Fabrizio Bocchino e Francesco Campanella, ex M5S e passati con “Altra Europa con Tsipras” lavorano già di comune accordo con Sel. Ma i numeri non sono maturi per una nuova componente, anche perché dai tre dissidenti Pd Corradino Mineo, Walter Tocci e Felice Casson non arrivano segnali. 

Dalla minoranza Pd bersaniana e cuperliana, invece, non ci sarà alcuna diaspora verso il nuovo soggetto. Non è un caso che lo stesso Vendola abbia punzecchiato l’ex segretario dem: «Giuste le critiche alla manovra, ma rischiano di apparire come un semplice abbaiare alla luna se poi non si traducono in scelte conseguenti». Tradotto, lo scenario di un soggetto “ulivista” largo, in salsa socialdemocratica, che si contrapponga al Pd renziano è ancora frenato dal “tatticismo” della minoranza Pd. Con Bersani, Speranza e Cuperlo che preferiscono preparare il congresso Pd del 2017, nella speranza di prendersi la rivincita (complicata) su Renzi.

IL NODO DELLE AMMINISTRATIVE –

In vista, però, c’è già l’impegno delle amministrative 2016. Se a Torino, Bologna e soprattutto Roma, il nuovo soggetto della sinistra sembra dirigersi verso candidature autonome, i nodi, restano soprattutto due. Cagliari, dove il sindaco uscente è Massimo Zedda di Sel. E la stessa Milano. «Alla fine andremo quasi ovunque separati dal Pd. Ma che senso ha rompere un percorso unitario in questo modo?», attaccano da Sel, criticando la direzione intrapresa da Civati. Anche perché, spiegano, ora che il Pd renziano sembra ormai confinato nella prospettiva del Partito della Nazione con Alfano e Verdini, l’ex sodale del Cav passato alla corte di Renzi nei panni del padre costituente, a sinistra si aprono spazi e prospettive prima inesistenti. E “sarebbe da autolesionisti dividersi”, è il ragionamento fatto dentro Sel. «Il centrosinistra non c’è più, Renzi lo ha ucciso accogliendo nella maggioranza di governo un pezzo di centrodestra e legittimando il trasformismo, con le parole su Verdini. Nei territori decideremo, bisogna aggiungere forze per un governo alternativo alle politiche dell’austerity. Il Pd non è il più il nostro destino, non c’è più alcun automatismo. Le alleanze con i dem nelle città? Vedremo caso per caso», ha replicato Vendola. Provando così ad “aggirare” un nodo che rischia di lacerare anche una parte di Sel, che non ha alcuna intenzione di rinunciare a un percorso di centrosinistra. Convinta che quella di Renzi sia soltanto una parentesi: «Noi dobbiamo continuare ad arare il terreno del centrosinistra, dobbiamo riportare il Pd dentro quel sistema. Sel non può guardare al passato, né il nuovo soggetto può nascere in ottica anti Pd o anti Renzi. Dobbiamo qualificarci, avere una nostra proposta», ha attaccato Dario Stefano, intervistato da Giornalettismo.

Guarda l’intervista a Dario Stefano

Sia lui, che l’altro senatore critico, il sardo Luciano Uras, si sono astenuti sul documento finale. Anche se l’ipotesi di un’uscita dal partito viene allontanata dai diretti interessati, almeno per ora. Eppure, anche altri dentro Sel temono una «deriva minoritaria». «Una critica ingenerosa, noi vogliamo costruire una sinistra che abbia l’ambizione del governo. Ma governo e governismo non sono la stessa cosa», ha replicato Vendola dal palco.

Guarda l’intervista di Vendola: «Unioni civili senza step child adoption? Per Sel ddl Cirinnà è il minimo sindacale»

IL NUOVO SOGGETTO DELLA SINISTRA E IL GRUPPO ALLA CAMERA, TUTTI I NOMI –

Per il leader di Sel, futuro padre nobile del nuovo soggetto, non c’è però altro tempo da perdere. Perché ormai Renzi guarda da un’altra parte: «Dalla scuola, al lavoro, alla manovra, fino alla Rai: il premier sta proseguendo il disegno berlusconiano. Nel servizio pubblico non c’è più lottizzazione, perché c’è un solo lotto, quello del governo. Un controllo che in altre epoche avremmo chiamato di regime», ha accusato Vendola attaccando Palazzo Chigi. Senza dimenticare i diritti, con quelle Unioni Civili che rischiano di venire dimenticate o affossate in Aula. Così dal Sel insistono. Serve partire. Serve lanciare il nuovo soggetto unitario. Al momento, con chi ci starà. Con l’ombra, pesante, di Civati. Ancora sullo sfondo.