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La storia del download illegale

Fra tutela del copyright e musica libera, ecco la storia del file sharing

Il 28 per cento degli internauti scarica ogni mese della musica illegale. A sostenerlo è il Telegraph, mentre Le Monde fa uno spaccato della storia della pirateria musicale partendo da Napster.

UN PO’ DI STORIA – Fu proprio lui il pioniere del p2p. In pochi mesi si iscrissero 50 milioni di utenti in tutto il mondo. La logica della condvisione però non piaceva all’associazione americana dell’industria musicale, la quale chiese per i diritti violati e per i danni ben 20 miliardi di dollari. Napster chiuse, tornò in vita nel 2008 e si fuse a fine 2011 con Rhapsody. Morto Napster, toccò a Emule. Sviluppato in via comunitaria, senza server centralizzati. Giuridicamente Emule è sempre stato più forte di Napster, infatti è riuscito a sopravvivere senza problemi fino all’inizio del 2007, quando numerosi server vennero chiusi. A quel punto però arrivò BitTorrent, e anche l’epopea di Emule giunse al termine.

DA BITTORRENT A MEGAUPLOAD – BitTorrent nacque nel 2002 come protocollo per lo scambio di documenti. Studiato da Bram Cohen, conobbe un successo fulminante. Con il passare degli anni si arrivò a una diversa – e più evoluta – gestione delle connessioni e dei contenuti in condivisone. La nascita di client come Azureus e BitTornado consentì lo scambio di dati ad alta velocità. Il vantaggio di BitTorrent è rappresentato dal fatto che non si scarica un file unico, ma vengono raccolti “pezzi” che poi vengono montati dal client per arrivare al file definitivo. Nel 2006 fu il turno di Rapidshare. Nel 2010 le autorità americane hanno deciso di rafforzare la lotta alla pirateria tramite l’operazione “In Our Site”: quando un utente americano finiva su un sito contenente materiale pirata, veniva informato da un messaggio dalle implicazioni legali che avrebbe avuto se avesse scaricato un contenuto. La lotta si è fatta via via più serrata fino ad arrivare alla chiusura di Megaupload. Ma sono davvero così tanti gli utenti della rete che scaricano contenuti illegali?

IL 28 PER CENTO – Parliamo di numeri, forniti dalla francese International Federation of the Phonographic Industry, IFPI, nel suo consueto rapporto annuiale. Nonostante il 2011 sia stato l’anno in cui la musica legale sul web ha conosciuto la sua massima espansione, con il fenomeno Spotify che ha spopolato in tutto il pianeta, la pirateria è ancora un fenomeno diffuso. Il 28 per cento di internatuti “mette a repentaglio gli investimenti nella musica” e “costringe il mercato ad adeguarsi a questi sistemi” secondo le major.

LA HADOPI – Nel rapporto viene esplicitamente citata la legge antipirateria francese, la “Hadopi”, che prevede il distacco provvisorio dalla rete internet se si viene pescati per tre volte a scaricare illegalmente materiale protetto da copyright. La IFPI definisce questa legge successo che ha contribuito, se non determinato, la crescita delle vendite della musica digitale e l’espolsione di iTunes in Francia.

I RICAVI – Il Governo inglese avrebbe voluto introdurre una legge simile, dopo l’approvazione del “Digital Economy Act” lo scorso anno. Eppure, nonostante le intenzioni, non è stata presa nessuna decisione sull’esempio francese. Il report ha anche stabilito che, nonostante l’altissima popolarità, in tutto il mondo, del downlad illegale, il 32 per cento dei ricavi delle case discografiche deriva dalle vendite di musica digitale, mentre l’utile netto si è attestato all’otto per cento, pari a 5.2 miliardi di dollari.

LOTTA CONTRO I DOWNLOAD – Frances Moore, amministratore delegato di IFPI, ha spiegato così il report: “Il 2012 è iniziato sotto i migliori auspici per quanto riguarda la musica digitale. I servizi legali stanno crescendo e si stanno affermando in tutto il mondo, e, a oggi, la scelta per il cliente è assolutamente rivoluzionaria. Allo stesso tempo la lotta contro la pirateria è più forte che mai, con i governi che si stanno alleando con le case discografiche per estirpare la minaccia rappresentata dai download illegali”.

CONVINZIONE – “Qualsiasi indulgenza da parte nostra -ha continuato Moore- sarebbe un errore, specie in questo momento. Il nostro business digitale sta progredendo a dispetto dell’ambito in cui si trova. Dobbiamo debellare ciò che minaccia il business per proseguire e andare avanti. Abbiamo bisogno di leggi da parte dei governi che coordinino l’attività contro i pirati, in tutte le sue forme. Abbiamo bisogno anche di maggiore cooperazione tra i vari intermediari nel settore, come i motori di ricerca e i provider, per garantire il successo della musica legale”.