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Berlusconi e quell’intercettazione con Mantovani: «Rizzi è tornato in Fi, dai un posto al fratello»

Da Forza Italia al Nuovo Centrodestra, per poi tornare alla corte del Cav in pochi giorni. Tra le carte e le intercettazioni legate all’inchiesta che ha portato all’arresto del vice-presidente della regione Lombardia, emerge anche un’altra storia, senza contestazioni penali, quella di Alan Rizzi.

ALAN RIZZI
Alan Rizzi (ANSAFOTO)

RIZZI E QUELLA PROMESSA DEL CAV –

Come ricorda il Corriere della Sera, Rizzi a fine 2013 è il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale a Milan, quando, il 14 dicembre matura la decisione di passare con gli scissionisti di Ncd, gli ex diversamente berlusconiani di Angelino Alfano. C’è anche una presentazione ufficiale, mentre da Fi denunciano scorrettezze. Non solo pubblicamente, come dimostrano le intercettazioni su Mantovani, adirato per la scelta. Poi, la svolta. Dopo pochi giorni, Rizzi cambia ancora idea. Torna in Forza Italia, venendo nominato vicecoordinatore regionale. Ma cosa è successo? Spiega il Corsera come dietro il ripensamento ci sia la promessa di un posto di lavoro per il fratello di Rizzi da parte del Cav: 

«Lo spiega lo stesso Berlusconi in una intercettazione agli atti dell’arresto (per tutt’altre vicende) di Mantovani. È il 22 dicembre 2013, e l’ex premier chiama Mantovani per discutere quelle segnalazioni lavorative intra-partito di cui si è già scritto giorni fa. E a un certo punto ecco Berlusconi vantarsi con Mantovani: «Senti, una cosa: hai sentito che ho tenuto Rizzi?». Mantovani resta interdetto: «Ma… io non l’ho più sentito». E allora il leader di Forza Italia gli spiega: «Ecco, guarda, te lo dico io… Ehm, non è andato di là ( cioè nel Ncd , ndr), è rimasto con noi ( in Forza Italia , ndr). Io ho fatto però una promessa…». Ma di cosa? «Eh poi quando ci vediamo te lo dico… tutto tranquillo… un posto di lavoro per il fratello, insomma…Va bene?». «Va bene, a presto», risponde Mantovani, rassicurato infine da Berlusconi: «Comunque abbiamo tempo e tutto… va bene?». Dopo poco più di due mesi, nel marzo 2014 il consigliere forzista Armando Vagliati propone Richard Rizzi, fratello di Alan ed ex consigliere regionale 1992-1995, per un posto nelle società partecipate A2A e Metropolitana Milanese. E il 13 maggio il fratello di Rizzi viene in effetti nominato sindaco di Metropolitana Milanese».

LE INTERCETTAZIONI E L’INCONTRO AD ARCORE DI GIULIANI CON IL CAV –

Emerge poi dalle carte anche un’altra vicenda, quella legata alla visita dell’attuale vicecomandante generale dei carabinieri Vincenzo Giuliani ad Arcore, alla villa San Martino del presidente azzurro Silvio Berlusconi:

“Sempre nella marea di intercettazioni la GdF segnala anche che, all’esito di contatti del collaboratore dell’allora assessore alla Sanità Mantovani (Giacomo Di Capua) con quello (Giovanni Balboni) dell’allora comandante interregionale Nord-Ovest e oggi vicecomandante generale dei carabinieri (Vincenzo Giuliani), il generale sia stato ricevuto da Berlusconi ad Arcore con Mantovani il 14 ottobre 2013: circostanza evidenziata perché un servizio di appostamento ha addirittura pedinato il generale mentre, arrivato in auto all’appuntamento con Mantovani poco prima di Villa San Martino, «scendeva dalla propria auto in dotazione all’Arma ed entrava nella auto Bmw grigia con a bordo l’assessore Mantovani, la quale ripartiva per entrare» nella casa di Berlusconi. In novembre, poi, «traspare per il colonnello Balboni l’urgenza di ottenere un incontro con Di Capua: afferma che lo aspetterà appositamente con vestiti borghesi, raccomandandosi di non entrare in caserma, bensì di fargli uno squillo quando è vicino, al fine di permettergli di scendere giù e incontrarlo al bar». Interpellato ieri sera dal Corriere, il generale Giuliani spiega: «Quando arrivai in Regione, Mantovani (che conoscevo in Piemonte quando era sottosegretario alle Infrastrutture) mi chiese se avessi piacere di salutare Berlusconi. Io accettai anche perché avrei voluto dire al presidente che era appena cambiata tutta la catena gerarchica, e indicare gli interlocutori per qualunque inconveniente relativo ai servizi dell’Arma attorno alla villa». Ma perché il trasbordo sull’auto di Mantovani? «Si offrì lui di portarmi sulla sua auto, che presumo fosse più conosciuta dai guardiani di Arcore. Io valutai di entrarvi non in divisa e non sulla mia auto per non allarmare nessuno: questione di riservatezza, non di carboneria. Non chiesi alcunché a Berlusconi, né l’ho più incontrato», ricostruisce il quotidiano diretto da Fontana.