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Legge di stabilità, scintille fra Matteo Renzi e Bruxelles

Scintille, o forse poco più che scaramucce: sono quelle fra il presidente del consiglio Matteo Renzi e la commissione europea da Bruxelles; argomento, la legge di Stabilità che è stata varata nei giorni scorsi dal governo e che dovrà approdare ora in Parlamento per la conferma. Ieri, intervenendo in radio, il presidente ha mostrato la faccia dura nei confronti delle istituzioni europee, sostenendo che non possa essere Bruxelles a dire all’Italia “quale tassa cambiare”.

LEGGE DI STABILITA’, SCINTILLE FRA MATTEO RENZI E BRUXELLES

Intervistato da Alessandro Milan a 24 Mattino, come riporta Repubblica, il premier ha fatto presente che l’Italia non prende ordini dall’Europa.

Non solo la legge di Stabilità appena varata e inviata a Bruxelles «non verrà bocciata perché rispetta tutte le regole, ma se Bruxelles boccia tu gliela restituisci tale e quale, e sei uno pari e non cambia nulla». Intervistato di prima mattina da Radio 24 , prima di trasferirsi a Venezia per un incontro internazionale sul clima, il presidente del Consiglio sceglie un taglio volutamente politico per commentare la manovra e il giudizio della Commissione, atteso per fine novembre: «Bruxelles non è un maestro che fa l’esame, non ha alcun titolo per intervenire nel merito delle misure, non ci deve dire qual è la tassa più giusta. Può dare suggerimenti. Ogni volta che parla il portavoce di terzo rango di un vicecommissario aggiunto i media rilanciano la dichiarazione dicendo che ”Bruxelles dice”». Insomma, continua il premier, «smettiamola con la sudditanza psicologica, anche perché l’Italia dà 20 miliardi di euro l’anno e ne riceve 11 in cambio, l’Europa siamo noi, smettiamo di considerarla come il luogo nel quale si va a prendere ordini».

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A stretto giro la risposta di Bruxelles, ancorata a parametri formali; la Commissione Europea ha sul tavolo il dossier italiano per valutare se accordare al nostro paese spazi di flessibilità ulteriori, valutati in 3,3 miliardi di euro dal governo italiano: si tratta dei soldi che il nostro paese sostiene di aver utilizzato per gestire l’emergenza migranti.

A stretto giro arriva la risposta europea: «Abbiamo una base legale, tutti gli Stati hanno firmato il Six pack, il Two pack, il patto di Stabilità e crescita e tutto è parte del Semestre Ue», risponde la portavoce dei commissari economici Moscovici e Dombrovskis, a chi chiede se la Commissione abbia i titoli, cioè una base legale, per intervenire nelle scelte economiche dei governi. Il ministero del Tesoro ha nel frattempo diffuso alcuni dati contenuti nel documento inviato alla Ue sulla legge di Stabilità. E tra questi emerge che per il 2015 i costi stimati per fronteggiare l’emergenza migranti «sono di 3,3 miliardi di euro, di cui 3 miliardi di spesa corrente». Bisognerà vedere se la Commissione riconoscerà per intero queste spese, mentre il Mef accompagna la manovra con un’analisi delle scelte compiute: «L’economia italiana è in ripresa, una continuazione di questa tendenza positiva è prevista per il resto dell’anno, nonostante un contesto economico globale che appare più impegnativo».

Nel frattempo, da Bankitalia arrivano analisi riguardo la situazione economica del paese: complimenti al governo per il Jobs Act e per i suoi effetti sull’occupazione, perplessità sull’efficacia delle abolizioni delle imposte che colpiscono il patrimonio immobiliare, come l’Imu e la Tasi.

Ieri Bankitalia ha confermato i dati della ripresa economica, ha ribadito i suoi dubbi sull’efficacia della detassazione sulle prime case, perché «potrebbe avere effetti circoscritti sui consumi». L’istituto di via Nazionale ha invece riconosciuto gli effetti positivi sull’occupazione del Jobs act : «Nel corso del 2015 l’occupazione è aumentata a ritmi significativi. L’incremento dell’occupazione dipendente, che ha riflesso soprattutto la ripresa ciclica, ha beneficiato dei recenti provvedimenti adottati dal governo in tema di decontribuzione e di riforma del mercato del lavoro». Secondo un sondaggio Ipsos circolato ieri a Palazzo Chigi, Renzi avrebbe guadagnato un punto in una settimana, salendo al 37% dei consensi. Mentre il Movimento 5 stelle oscillerebbe tra il 26% e il 28%%.