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Quagliariello: «Ncd lasci il governo o darò vita a un altro gruppo»

Lo strappo con Angelino Alfano e il Nuovo centrodestra, dopo le dimissioni da coordinatore del partito, ormai è vicino. In un’intervista esclusiva con il Corriere della Sera, Gaetano Quagliariello conferma che, senza l’addio del partito al governo, si lancerà in un altro progetto. Anche perché, è convinto, senza un cambio di rotta per la truppa alfaniana il destino sarà quello di Fli, i finiani scomparsi dallo scenario politico.

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QUAGLIARIELLO: «FUORI DAL GOVERNO O ALTRO PROGETTO» –

«Un’area centrista e liberale non può ripartire da una posizione di governo obbligatoria», ha chiarito. Per poi ribadire, come già fatto in Aula, come lo «scenario sia cambiato», dopo l’approvazione delle riforme. 

«Oggi il governo di emergenza diventa un’alleanza strategica. E non mi pare ci siano le condizioni di sistema, né di programma».

Difficile che Alfano lasci gli Interni per seguirla a destra.

«Probabile che non lo faccia, ma io credo di dover insistere. Renzi tende a tenere insieme il Pd e poi a sfondare sui moderati grazie alle sue capacità di comunicazione e proposta, progetto rafforzato dalla lobby parlamentare di Verdini».

Ora per Quagliariello Ncd rischia, di fatto, l’estinzione: «Io avevo proposto di uscire dal governo, restando nella maggioranza delle riforme. Ora che le abbiamo portate a termine, uscire è ancora più urgente», insiste.

QUAGLIARIELLO VERSO L’ADDIO CON UNA FRONDA DI NCD: «LA STRADA È CON TOSI E FITTO» –

Anche se Renzi concedesse il premio di coalizione, secondo l’ex ministro, «potrebbe farlo nel 2017». Troppo tardi: «Servirebbero gli archeologi per trovare gli elettori di Ncd». Eppure, considerata la mancata intenzione di Alfano di accogliere le sue richieste e abbandonare l’esecutivo, la strada quasi obbligata sembra ormai quella del divorzio. Con il tentativo di Quagliariello di portarsi dietro una fronda per creare un gruppo autonomo:

«La risposta di Alfano non mi sembra incoraggiante. Se non si sposta niente ognuno agirà di conseguenza e assumerà la proprie decisioni. Se esco, non sarò solo. Nel partito e nella base molti la pensano come me e tanti che se ne sono andati potrebbero tornare.

Un ritorno dal Cav, come già fatto da Nunzia De Girolamo? «Non è una cosa per ripiombare nel passato», spiega Quagliariello:

«Noi abbiamo il merito storico di aver salvato il Paese. Ora siamo a un bivio, si tratta di capire se si può andare avanti insieme e se c’è qualcun altro che la pensa come me. Come io spero. In caso contrario, non è un obbligo continuare a fare politica».

Il centrodestra può rinascere con chi ha dato del golpista a Napolitano?

«Se questo centrodestra non cambia profondamente è votato alla sconfitta. Berlusconi è una componente di quell’area, ma è impossibile ripensarla a partire dalla sua centralità».

Quagliariello sembra convergere verso Fitto e Tosi:

«Alle Regionali abbiamo preso il 4 per cento. Ma dove abbiamo fatto alleanze con Tosi e Fitto, abbiamo toccato il 19 per cento. Ora dobbiamo scegliere. O continuiamo su questa linea di ricerca, incompatibile con un ruolo di governo interpretato in modo soft, oppure abbracciamo un’alleanza organica con la sinistra, oggi impedita dalla legge elettorale. Rimanere in mezzo al guado è pura follia».

Roma sarà la prova generale del nuovo centrodestra?

«Alfio Marchini è il candidato naturale. E mi auguro che da Roma nasca un nuovo centrodestra. Questa volta, con la “n” e la “c” rigorosamente minuscole» .