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Diritti tv, i pm: «Asta truccata da Infront per favorire Mediaset»

L’asta per i diritti tv delle Serie A? «Truccata da Infront per favorire Mediaset». Questa è l’ipotesi sulla quale indaga la Procura di Milano, come spiega il quotidiano La Repubblica

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ANSA/CIRO FUSCO

DIRITTI TV SERIE A, LE ACCUSE DEI PM –

Nel maggio di un anno fa la Lega fece partire la gara per l’assegnazione delle licenze di trasmissione del calcio per il triennio 2015-2018.  E alla fine dell’asta si decise una spartizione tra Sky e Mediaset. Il garante per la concorrenza fece però partire una serie di perquisizione per verificare se il bando fosse stato scritto in maniera corretta. E gli stessi pm puntarono la loro attenzione su Infront, la società che gestisce i diritti di gran parte dei club principali (e non solo) del campionato italiano, ipotizzando false comunicazione. Si spiega sul quotidiano diretto da Ezio Mauro:

«Venerdì scorso, la pattuglia della guardia di Finanza di Milano che ha bussato agli uffici dei più alti dirigenti di Mediaset, Giorgio Giovetti (responsabile dei diritti sportivi Reti televisive italiane) e Marco Giordani (numero uno Rti) aveva l’ordine di raccogliere ogni traccia possibile del presunto accordo occulto per la spartizione dei diritti televisivi della serie A nel triennio 2015-2018. I due alti manager del Biscione hanno scoperto così di essere indagati dalla procura di Milano per concorso in turbativa d’asta. Un affare da poco meno di un miliardo di euro (930 milioni); il pilastro – per dirla con le recenti profetiche parole del presidente della Figc, Carlo Tavecchio – che sostiene l’intero sistema; la principale, se non unica, fonte di approvvigionamento finanziario delle società. Quell’affare, si scopre oggi, anche se lo si sospetta da sempre, sarebbe stato gestito dalla Lega Calcio in maniera illegale. Di questo si sono convinti i magistrati milanesi, Roberto Pellicano, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, che hanno mandato i finanzieri in Lega a prelevare tutte le carte relative alla procedura di assegnazione di quella gara. Quella era solo la prima tappa del blitz dei militari, che poco dopo hanno bussato alle sedi di Infront – l’advisor della Lega,nonché grande regista di tutta l’operazione – per perquisire il presidente Marco Bogarelli, e i consiglieri Giuseppe Ciocchetti e Andrea Locatelli. E infine, a Cologno Monzese, nel cuore di Mediaset».

Nel decreto di perquisizione si può capire cosa ha spinto i magistrati a cercare queste prove:

«Il management di Infront, nello svolgimento dell’iter di assegnazione delle licenze dei diritti audiovisivi relativi agli eventi sportivi (diritti tv 2015-18, ndr), colludendo con i dirigenti Rti, ha turbato i relativi bandi e il corretto e imparziale svolgimento delle gare, in particolare violando i canoni di trasparenza e leale concorrenza in favore del competitor Rti (Mediaset)”.

Per Repubblica «se si dovessero lasciare per un attimo le parole ingessate del passo centrale del decreto, la traduzione più banale è che la “torta” dei diritti sarebbe stata falsata per favorire la società fondata da Silvio Berlusconi. Dalla quale, non sembra un caso, proviene proprio quello che sembra essere il deus ex machina di tutta questa vicenda, Marco Bogarelli»

Fu nel 2008 che Infront, come ricostruisce il quotidiano, bussò alle porte della Lega. In pochi conoscevano i suoi manager, tranne Galliani che con loro aveva lavorato ai tempi di Fininvest e Media Partners. Tra Bogarelli e Galliani c’era un rapporto di conoscenza già allora, tanto che non mancarono le proteste in casa Sky quando si decide che fosse proprio Infront l’advisor della Lega Calcio, allora presieduta da Galliani. Il timore? Quello di favoritismi nei confronti del concorrente Mediaset. Paure fondate, secondo i pm.

L’asta venne vinta da Sky, ma facendo leva su alcune zone grigie della Legge Melandri, Bogarelli convinse la Lega a non assegnare quei diritti così come risultato dall’asta, ma a ripartirli tra Sky e Mediaset, modificando a posteriori lo schema dell’assegnazione originaria.

Come? Questa aspetto è centrale nella seconda parte dell’inchiesta della procura milanese:

«I finanzieri dopo la visita a Mediaset sono infatti andati a fare visita presso le sedi del Genoa e del Bari Calcio nonché in quella della Mp& Silva, di Riccardo Silva, gestore dei diritti per l’estero e anche lui considerato uomo vicino a Fininvest. Cercavano le prove di alcuni pagamenti indebiti fatti da Infront e lo stesso Silva, per aiutare i due club in difficoltà economiche ad aggirare la vigilanza della Covisoc ed iscriversi senza problemi al campionato (di qui l’indagine per ostacolo all’autorità di vigilanza). La procura nel motivare questa perquisizione sembra descrivere quello di Infront come un “sistema”. La società–scrivono i pm- oltre al ruolo di advisor per la Lega, gestisce il marketing di alcune tra le più importanti squadre di calcio, tra le quali “l’Ac Milan,la Lazio, il Genoa e la Sampdoria”.Ovvero, Adriano Galliani, Claudio Lotito, Enrico Preziosi e Massimo Ferrero. Un quartetto di club, e di presidenti, che rappresenterebbe il nocciolo duro della sponda istituzionale di Bogarelli. Nocciolo intorno al quale, come le cronache raccontano puntualmente, si catalizzano regolarmente decine di altri piccoli e grandi club – spesso in difficoltà economica, come il Bari. Gli stessi club che, tutti insieme, hanno votato Maurizio Beretta presidente della Confindustria del Pallone, Carlo Tavecchio presidente della Federcalcio. Gli stessi che di votazione in votazione, di asta in asta, si ritrovano sempre tutti d’accordo», spiega Repubblica.

Tradotto, per i pm lo scorso campionato di A e B sarebbe stato falsato per l’intervento della società Infront. Un’accusa formulata nel secondo filone di inchiesta, quello che riguarda le iscrizioni delle squadre ai campionati. Con la società advisor accusata di aver elargito «indebiti finanziamenti», come si legge nelle carte dei pm, ad almeno due società di serie A e B, il Genoa e ilBari, permettendo loro di partecipare al campionato e comunque di evitare penalizzazioni.