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Anche gli Aerosmith vietano a Donald Trump di usare le loro canzoni

Steven Tyler ha fatto mandare a Donald Trump un «cease & desist», un’ingiunzione a cessare l’impiego della canzone degli Aerosmith «Dream On» in campagna elettorale. È la terza volta che il candidato repubblicano riceve un simile alt dal mondo della musica.

Il cantante degli Aerosmith   Steven Tyler all'Academy of Country Music Awards  nell'aprile scorso (Photo by Ethan Miller/Getty Images for dcp)
Il cantante degli Aerosmith Steven Tyler all’Academy of Country Music Awards
nell’aprile scorso
(Photo by Ethan Miller/Getty Images for dcp)

 

IL NO DEGLI AEROSMITH A DONALD TRUMP –

L’avvocato che ha scritto a Donald Trump per conto di Steven Tyler, il cantante degli Aerosmith spiega che l’uso della cansone fornisce la falsa impressione di un supporto da parte del cantante, che invece non c’è, anche se Tyler è registrato come un repubblicano. Tyler ha comunque affermato che non si tratta di una questione personale, ma di cose che riguardano i permessi e il copyright, la campagna di Trump infatti finora si è segnalata per scegliere le sue compilation senza chiedere agli artisti alcun consenso, in questo caso poi ha ignorato le richieste informali di Tyler per un paio di mesi, fino a convincerlo a rivolgersi a un legale.

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DONALD TRUMP E I MUSICISTI CATTIVI –

Consenso che era già stato negato a posteriori anche da Neil Young e dai REM, che a oggi sono stati quelli che hanno reagito in maniera meno urbana. In teoria non c’è niente che impedisca a Trump di usare la musica e le canzoni che vuole, ma in pratica l’impiego in un contesto tanto politicizzato richiede il consenso degli artisti, se non si vuole rischiare, come in questo caso, che si ribellino perché non vogliono essere associati all’immagine del candidato.