insulti Senato
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Non ci meritiamo un Parlamento come questo. E certi parlamentari.

Ieri una bestemmia dell’assessore ai trasporti Stefano Esposito in aula Giulio Cesare, oggi un gesto (a detta dei presenti estremamente volgare) contro una senatrice del Movimento 5 Stelle a Palazzo Madama.

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La mortadella da affettare, con sui un Senatore di destra salutò la fine del governo Prodi, sembra quasi un gesto da chierichetti. Questa classe politica è connotata di insulti sessisti, razzisti, buffonate. Più o meno è così da diverse legislature. Si sollevano le polemiche e poi rimane tutto così come è: fino alla prossima cavolata. Gesti che farebbero tanto folklore se non fossero fatti da persone che ci rappresentano. Che abbiamo scelto. E che paghiamo.

Per entrare a Palazzo Madama e Montecitorio si deve indossare una giacca. Al Senato è d’obbligo la cravatta. Ma a cosa servono i vestiti adatti se dalla bocca e dalle mani di queste persone esce “la meglio volgarità” d’Italia?

Il 29 marzo del 1953 a Palazzo Madama si votava in via defi­ni­tiva la legge elet­to­rale conosciuta meglio come «legge-truffa». Ci fu talmente bagarre che gli stenografi alzarono i tacchi e scapparono lasciando i loro strumenti come “armi di guerra”. I cronisti sugli spalti documentarono tutti i particolari del caos, le urla di Pertini incluse. E meno male che c’erano loro. Non esistono resoconti dettagliati di tutti gli insulti fatti.

Era la prima legislatura. Quella più lunga.

Ci doveva esser una evoluzione no? E invece non abbiamo imparato niente, probabilmente stiamo scavando. Forse perché loro sono il nostro specchio. Forse perché anche noi non ci scandalizziamo più se una donna viene presa di mira per gestacci o se una persona – durante una discussione – mima gesti offensivi al suo interlocutore. Non ci scandalizza la violenza. L’abbiamo trasportata dalle bettole di paese agli scranni più alti del Paese. La giustifichiamo ogni giorno, la scarichiamo sui commenti sotto foto-denuncia, la tolleriamo.

Sbagliamo.

Sbagliamo noi, sbagliano loro. «È successo qualcosa di eccessivo rispetto alla civile convivenza», ha commentato Pietro Grasso prima di convocare l’ufficio di presidenza sul nuovo caso.

È successo. Di nuovo. Impariamo a non tollerarlo.

(In copertina Champagne per Prodi, Senato 24 gennaio 2008)