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Shutdown, gli USA evitano la chiusura della Statua della Libertà

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,gli USA hanno evitato una nuova chiusura dei servizi non essenziali del governo federale. Dopo un prolungato stallo sull’approvazione del bilancio il presidente Obama e la maggioranza repubblicana al Congresso hanno trovato un’intesa per prolungare le spese dell’amministrazione fino all’11 dicembre.

SHUTDOWN SIGNIFICATO

La chiusura della Statua della Libertà è rinviata, almeno per il momento. I Repubblicani hanno infatti votato anche alla Camera, dopo l’approvazione del Senato, una soluzione temporanea per prolungare le spese non essenziali dell’amministrazione federale. Il cosiddetto shutdown, la chiusura delle attività finanziate da Washington non con fondi autonomi come pensioni e sanità over 65, è stato di conseguenza evitato. Un risultato commentato con ironia da Barack Obama, che ha fatto del sarcasmo su come la soglia per esultare si sia abbassata significativamente. L’intesa sul budget è inoltre provvisoria, visto che entro l’11 dicembre il Congresso dovrà approvare la manovra di bilancio di Barack Obama al fine di non dover sospendere le attività non essenziali finanziate con i nuovi fondi stanziati dall’amministrazione. Il nuovo scontro tra i Repubblicani, che dalle midterm 2014 controllano sia Camera dei Rappresentanti che Senato degli Stati Uniti, e Casa Bianca è stato originato dal tentativo di cancellare i fondi per un’associazione, Planned Parenthood, invisa alla destra conservatrice per il suo sostegno all’interruzione di gravidanza. Uno dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti, Ted Cruz, che nel 2013 aveva guidato la lotta per lo shutdown, ha criticato la decisione dei suoi colleghi di partito del Gop.

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SHUTDOWN USA

Negli Stati Uniti lo shutdown è diventata un’arma di pressione politica abituale, in particolar modo quando la maggioranza congressuale spetta ai repubblicani. Fino agli anni settanta non si erano pressoché mai verificati le sospensioni dei servizi federali non essenziali, in passato significativamente inferiori agli attuali, per un dissenso tra la Casa Bianca e il Congresso. Nel sistema statunitense il presidente degli USA non è il capo, de facto, di una maggioranza parlamentare, visto che le Camere sono rinnovate con una tempistica diversa rispetto all’elezione del capo di Stato. Prima per i dissensi tra i Democratici all’epoca dell’amministrazione Carter, e poi lo scontro tra i Repubblicani e Bill Clinton, lo shutdown, come il default tecnico per mancato aumento della soglia del debito, sono diventati strumenti di lotta politica. Il Gop ha promosso la chiusura dei servizi federali non essenziali nel 2013 per cercare di bloccare la partenza della riforma sanitaria, Obamacare, che costituiva il maggior punto di scontro con l’amministrazione democratica. La chiusura dei musei come la Statua della Libertà o il licenziamento temporaneo di diverse centinaia di migliaia di dipendenti federali sono però particolarmente impopolari, e di conseguenza quest’anno la leadership repubblicana ha preferito trovare un accordo fino all’ultimo momento possibile.

Photo credit: Spencer Platt/Getty Images