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Procura di Milano, il silenzio dopo la sconfitta

Dopo l’assoluzione di Silvio Berlusconi in Cassazione nel processo Ruby la Procura di Milano che aveva condotto le indagini si ritrova ad incassare la sconfitta. E lo fa riducendo al minimo le dichiarazioni alla stampa. Ne parla Claudia Guasco sul Messaggero. Con il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati che rivendica la buona gestione economica dell’inchiesta:

Il procuratore aggiunto Piero Forno, titolare dell’inchiesta Ruby con la collega Ilda Boccassini e il pm Antonio Sangermano, percorre a passi veloci il corridoio al quarto piano del palazzo di giustizia di Milano. E’ lui che ha raccolto le prime testimonianze di Karima El Mahroug, ancora minorenne, sulle bollenti notti di Arcore. Ed è sempre lui uno dei tre magistrati del pool di indagine Ruby ter. Scusi dottore, cosa ne pensa dell’assoluzione di Silvio Berlusconi in Cassazione? «Non ho pensieri», replica imperscrutabile. Il giorno dopo il verdetto che ha messo la parola fine a due anni di indagini e a tre di processo nel confronti dell’ex premier accusato di concussione e prostituzione minorile, in Procura l’atmosfera pare la stessa di sempre. Ilda Boccassini è nel suo ufficio, cinque porte più avanti l’ex capo del secondo dipartimento Alfredo Robledo è al suo ultimo giorno prima del trasferimento a Torino, nella stanza accanto c’è il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. «Non ho commentato il verdetto di primo grado nè quello d’Appello, figuriamoci se lo faccio con la Cassazione», taglia corto. In ogni caso, rivendica la buona gestione economica dell’inchiesta. «Ci è costata meno di un’indagine di mafia in provincia», replica a chi grida allo sperpero di denaro dei contribuenti. Per il caso Ruby la Procura ha speso 65mila euro, di cui 26 mila per le intercettazioni, 39 mila per il noleggio delle auto usate in servizio e 6.272 euro per l’interprete arabo che ha tradotto alcune intercettazioni di Karima.

(Foto di copertina: Spada / LaPresse)