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Riforma costituzionale, come cambia il Senato

Fine del bicameralismo perfetto. Riduzione del numero dei senatori. Introduzione dei referendum propositivi. Sono queste alcune delle principali novità della riforma costituzionale ieri approvata alla Camera e che ora passa all’esame di Palazzo Madama. Il progetto di legge prevede modifiche di ben 40 articoli della Carta. Ecco cosa cambia.

 

Camera dei Deputati - Voto finale su ddl Riforme

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BICAMERALISMO – La riforma della Costituzione, che la maggioranza ora spera di approvare al Senato in copia conforme, prevede innnanzitutto l’abrogazione del bicameralismo perfetto conosciuto finora. Le assemblee di Montecitorio e Palazzo Madama  non avranno più gli stessi poteri e prerogative in favore di un nuovo sistema centrato sulla Camera. I senatori verranno eletti in via indiretta dai consigli regionali e conserverà poteri paritari solo nel campo delle leggi costituzionali ed elettorali. Le competenze, dunque, saranno differenziate. I deputati saranno ancora 630 e saranno i soli ad avere il potere di concedere e togliere la fiducia al governo. Il Senato, invece, sarà luogo di rappresentanza delle istituzioni territoriali. Avrà solo 100 membri, meno di un terzo degli attuali 315. 95 saranno sindaci o consiglieri regionali. Altri 5 saranno nominati dal capo dello Stato.

REFERENDUM – Per quanto concerne i referendum, invece, vengono introdotti quelli propositivi, fino ad oggi sconosciuti, e di indirizzo. Per le consultazioni abrogative, invecesi prevedono due casi diversi. Se le firme necessarie raccolte saranno 800mila (oggi 500mila) per cancellare una legge basterà ottenere la maggioranza dei dei votanti alle ultime elezioni per la Camera. Nel caso le firme raccolte siano invece tra 500 e 800 mila, servirà ancora la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto.

GOVERNO – Altro punto cruciale della riforma della Costituzione riguarda il potere del governo di chiedere alla Camera di votare un disegno di legge a data certa. Per farlo l’esecutivo dovrà precisare che si tratta di un provvedimento essenziale per l’attuazione del proprio programma. I deputati si pronunciano entro 5 giorni dalla richiesta e, in caso di via libera, il ddl dovrà essere approvato entro 70 giorni.

CAPO DELLO STATO – Il presidente della Repubblica sarà, come oggi, eletto dal Parlamento in seduta comune da deputati e senatori come oggi, ma viene eliminata la figura dei delegati regionali. È previsto un quorum dei due terzi degli aventi diritto nei primi tre scrutini. Dal quarto al sesto saranno necessari i tre quinti dell’assemblea. Dal settimo, poi, i tre quinti dei votanti.

LEGGI – La riforma prevede tre tipi di legge: bicamerali, monocamerali e monocamerali rinforzate. Del primo gruppo fanno parte le leggi di revisione della Costituzione e costituzionali, le leggi elettorali e le altre materie elencate all’articolo 70. È il Senato che dovrà occuparsi di leggi di bilancio, ma l’ultima parola spetta sempre a Montecitorio.

CONFLITTI – Siccome le competenze di Camera e Senato sono differenziate, i presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama potrebbero trovarsi a mediare per risolvere eventuali conflitti di interesse. Se le due assemblee rivendicano la competenza su una proposta di legge la questione viene infatti risolta d’intesa tra i due presidenti. Le proposte di legge bicamerali possono essere presentate alla Camera o al Senato, mentre le altre possono essere presentate solo alla Camera. Per quanto riguarda le leggi di iniziativa popolare il tetto delle firme necessarie per la loro presentazione in Parlamento sale da 50 a 150mila.

 

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Dal punto di vista politico la riforma costituzionale è osteggiata da tutto il largo fronte delle opposizioni. Ma non mancano malumori anche all’interno della maggioranza di governo e, in particolare, del Pd. Una manifestazione chiara di dissenso è arrivata dall’ex segretario Pier Luigi Bersani, il quale ha avvertito che la minoranza di sinistra del partito potrebbe dire no alla legge. «Se non cambia, non la votiamo», ha dichiarato. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha confermato la linea del governo: «I numeri al Senato ci sono, anche senza Forza Italia. Ma sono sicura che una parte di loro voterà le riforme a Palazzo Madama. E non accettiamo diktat e ricatti da chi ha perso il congresso».

(Foto di Roberto Monaldo da archivio LaPresse)