|

Due australiani verso Nusakambangan, l’Alcatraz dell’Indonesia

Indonesia e Australia sono ai ferri corti per la prevista esecuzione di due australiani condannati per spaccio di droga.

Il mezzo blindato che ha portato i due condannati alla loro destinazione finale . (Photo by Ulet Ifansasti/Getty Images)
Il mezzo blindato che ha portato i due condannati alla loro destinazione finale . (Photo by Ulet Ifansasti/Getty Images)

LA QUESTIONE TRA AUSTRALIA E INDONESIA –  Andrew Chan e Myuran Sukumaran sono due cittadini australiani condannati a morte insieme ad altri 7, che però hanno raccolto pene inferiori, per aver cercato di portare 8 chili d’eroina dall’Indonesia all’Australia, il gruppo è conosciuto anche come i «Bali Nine», 9 frequentatori di Bali che hanno deciso di darsi al narcotraffico e i cui progetti sono stati stroncati sul nascere. In Australia però la pena di morte non c’è e il governo di Abbott, sebbene conservatore, si è così trovato spalla a spalla con associazioni e ONG umanitarie che si battono perché la pena di morte ai due sia commutata in pena detentiva.

LEGGI ANCHE: Se l’America uccide “per tentativi”

JAKARTA TIRA DRITTO – A Jakarta non ci sentono molto da questo orecchio e ieri, dopo 10 anni di detenzione e numerosi rinvii per acquietare gli australiani, i due sono stati trasferiti a Nusakambangan, l’isola-carcere nella quale di solito sono consumata anche le esecuzioni capitali. La pena di morte all’indonesiana funziona che i condannati vengono prelevati di notte, portati a piedi per un sentiero su per le vicine colline e infine fucilati al petto dai militari.