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Marco di Stefano attacca su tangenti, escort e Montecarlo

Marco di Stefano attacca tutti ad alzo zero contestando le accuse di tangenti a lui imputate, sulle storie che lo vorrebbero protagonista di festini a luci rosse con escort, sulle sue frequentazioni estere (Ginevra e Montecarlo). Il parlamentare del Partito Democratico, autosospeso dal Pd, ribatte colpo su colpo a tutte le accuse rivoltegli in una lunghissima intervista, una pagina, uscita in edicola questa mattina su Libero: pesantissime le parole rivolte alla ex-moglie Gilda Renzi (solo un’omonimia quella col presidente del Consiglio Matteo Renzi), sua principale grande accusatrice.

marco di stefano

MARCO DI STEFANO, LA VERSIONE DEL DEPUTATO

Marco di Stefano è accusato di aver ricevuto una tangente dagli imprenditori Pulcini, che l’avrebbero ricompensato per aver trasferito una società partecipata dalla Regione, la Lazio Service, dalla sua originaria sede, ad una struttura di proprietà appunto dei Pulcini con tanto, ovviamente, di sontuoso affitto pagato dalla regione. I proventi della tangente sarebbero stati portati addirittura a Ginevra dall’amico e collaboratore di Di Stefano, Alfredo Guagnelli, poi scomparso: sulla sparizione la procura indaga per omicidio. I principali accusatori di di Stefano sono Gilda Renzi, come dicevamo, e Bruno Guagnelli, fratello proprio dell’Alfredo scomparso. Sulla ex moglie Di Stefano, rilanciato da Dagospia, non risparmia i toni: “Non troveranno la tangente, perché non esiste”.

Si è persino candidata con l’Udeur contro di me, senza aver mai fatto politica, pensando di darmi fastidio e ha preso la miseria di 38 voti. La sorella, con lo stesso obiettivo, è diventata presidente dell’Udeur di Roma. La mia ex moglie mi ha giurato vendetta. (…) Non sono mai stato a Ginevra e non so neanche come arrivarci. Hanno scritto pure che sono legato ai servizi segreti e che preparo dossier. Sono accuse allucinanti

Nell’inchiesta appare anche l’attuale compagna di Di Stefano, dirigente della regione Lazio, accusata di aver “scritto la relazione “ sulla base della quale si è concesso l’affitto ai costruttori Pulcini.

Le hanno chiesto di tracciare il quadro della situazione, ma quell’edifico non l’ha preso lei. L’hanno tirata dentro per coinvolgere me. Poteva una dirigente che stava là da tre mesi indurre ad affittare un palazzo intero una società che ha un cda, un presidente, un direttore generale, un assessore e un governatore di riferimento? Siamo di fronte a un altro film (…) Io con quella storia del palazzo di Lazio service non c’entro niente. Sono andato a un’assemblea dei soci con delega di Marrazzo, con un ordine del giorno scritto da Marrazzo e ho soltanto detto che dal 2005 esisteva un problema logistico per centinaia di dipendenti e che la Corte dei conti ci aveva dato 70 milioni di multa

E’ vero poi che i Pulcini hanno vinto l’appalto per l’affitto di Lazio Service, è vero poi che Di Stefano li conosce, ma “sono stato dieci anni in commissione urbanistica e per questo chiunque avesse ottenuto l’appalto sarebbe stato mio amico. Conosco pure il tuo editore. Chi non conosco a Roma io?”.

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MARCO DI STEFANO, LA STORIA DEI FESTINI

Collaboratore di Di Stefano è anche il cognato, Maurizio di Venuti, che avrebbe ricevuto da Guagnelli, il 28 aprile 2009, a Montecarlo (che Venuti frequentava assiduamente), una somma di un milione di euro. Circostanza che secondo Di Stefano “non può essere accaduta”.

Ma perché i testimoni hanno parlato di soldi?
«Lo avrà fatto Guagnelli e non so perché. Avrà avuto i suoi motivi. E se quel giorno lui e Maurizio erano entrambi a Montecarlo non significa che mio cognato gli abbia elargito quella somma».

Riguardo anche l’ipotesi che i proventi della tangente siano stati portati, in automobile, a Ginevra, Di Stefano dice che “non saprebbe nemmeno come arrivarci”. Nelle carte sull’inchiesta di Stefano è emersa anche la partecipazione del deputato a presunti festini hard. Secondo di Stefano, quanto accaduto nel casale toscano di Alfredo Guagnelli sarebbe qualcosa di molto meno impegnativo con un’amica del Guagnelli stesso.

Ci sono testimoni che dicono di avervi visti consumare un rapporto.
È entrato un domestico mentre stavo guardando una partita di calcio e questa stava vicino a me. Ero un personaggio in vista e come tutte le ragazze ha provato a fare qualcosa… ma mi chiedo dove sia il reato. Non penso che fosse una escort. Visto che non ero brutto e contavo qualcosa se un’amica di Alfredo veniva con me potevo immaginare che fosse pagata?

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MARCO DI STEFANO, LE PARLAMENTARIE E IL PARTITO DEMOCRATICO

Capitolo Partito Democratico: come si ricorderà, Marco di Stefano è risultato essere il primo dei non eletti alle elezioni parlamentari del 2013 dopo essersi classificato quarto alle parlamentarie indette da Pierluigi Bersani; il giorno dopo la competizione, emerge dalle intercettazioni, Di Stefano avrebbe minacciato“la guerra nucleare” se solo avesse parlato.

Che cosa non le è piaciuto?
«Al secondo turno poteva votare solo chi lo avesse già fatto al primo. Nelle mie sezioni, quelle dove ero più forte, hanno mandato presidenti puntigliosissimi. A Casalotti dove prendo mille preferenze molti miei elettori non hanno potuto votare. Invece nelle altre sezioni hanno votato tutti, dai marocchini ai cinesi, e per dimostrarlo ho mandato dei miei amici in giro. Li hanno accettati anche se non avevano partecipato al primo turno. Io fatto ricorso indicando nomi e cognomi degli amici miei. È evidente che c’è stata disparità. Poi dici che sono incazzato. Sono vent’anni che faccio politica e visto che non sono organico al partito, sono sempre sopravvissuto grazie ai miei consensi. Il mio candidato al Comune di Roma è arrivato quarto. Ti sembra possibile che io possa arrivare ventitreesimo? Non ci crede nessuno».

“Il candidato di Di Stefano” al Comune di Roma sarebbe Antonio Stampete, presidente della Commissione Urbanistica, entrato con oltre 4500 preferenze. Nell’intervista poi Di Stefano conferma che l’attuale assessora al Commercio del Comune di Roma, Marta Leonori,  inserita nelle liste per la Camera dei Deputati “alle tre di notte”,  venne poi pregata di dimettersi per fare l’assessore nella Giunta di Ignazio Marino anche al fine di liberare il posto per l’elezione proprio Di Stefano: “Se qualcuno ha lavorato a questa soluzione è perché penso che nel partito lo ritenessero giusto. Non mi sembra che sia una cosa tanto grave“.