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Il barbiere dei senza tetto: “Papa Francesco ha fatto una cosa bella”

Papa Francesco ha fatto una cosa bellissima”, dice Daniele Mancuso, barbiere che ha il negozio a Fiumicino e ha deciso di offrirsi volontario per tagliare barba e capelli ai senza fissa dimora, ai barboni, che da oggi possono usufruire del servizio di doccia e barberia allestito sotto il Colonnato di San Pietro; anzi, proprio sotto le finestre del palazzo Apostolico da cui il Papa si affaccia al momento dell’Angelus. Già 25 persone, ci dicono i volontari, solo oggi, hanno usufruito del servizio.

PAPA FRANCESCO, BARBA E CAPELLI PER I SENZATETTO – “Sono persone spettacolari, hanno un’umanità incredibile”, dice Daniele all’uscita del locale adibito al servizio doccia, mentre un senza fissa dimora polacco abbraccia lui e Arianna Corsi, un’altra parrucchiera che ha deciso di venire a dare una mano: “Voi non capite che Morgan, qui, ora è una persona famosa. Dio ti vuole bene doppio!” urla il barbone. Morgan, ovviamente, è Daniele, preso un po’ in giro per la sua capigliatura un po’ sbarazzina. “Noi gli diamo quel che serve” ci dice Marta, una volontaria dell’Unitalsi che chiede di apparire sotto falso nome: “Gli diamo indumenti, asciugamani, biancheria intima. Siamo lì per servire, loro stanno sotto la doccia tutto il tempo che vogliono, ti ringraziano, chi può si fa la barba da solo”.

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I CLOCHARD A SAN PIETRO – Sono fra le 20 e le 30, come dicevamo, le persone che oggi sono venute a farsi sbarbare dai volontari del Papa. E’ passata una signora polacca, Barbara, che vive in una tenda a via di Bravetta, ha lavorato dieci anni in Italia ma ora “non c’è più lavoro nemmeno per gli italiani”; “ha fatto tutto molto con calma”, raccontano gli operatori: “Doccia e capelli”. Gregorio ha 51 anni e ha tre figli che ha lasciato ad Atene sedici anni fa, quando è venuto a Roma: si sente romano, gli chiedono? “Mi sento solo cristiano”, ha risposto. Claudio è romano di roma invece, un uomo di mezza età che dorme sotto i ponti: “E’ entrato con i capelli fino alle spalle”, ci dicono gli operatori, che ci raccontano anche del ragazzo di vent’anni “buttato fuori casa” dalla famiglia e che ora vive per strada, e che è passato di qui.

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L’ELEMOSINIERE E IL PASSAPAROLA – Sono le storie che si incrociano, le storie degli ultimi forse non della terra ma della città, le persone ai margini dimenticate dallo Stato e dalla comunità a cui il Pontefice ha pensato di offrire un piccolo aiuto, concreto. Una mondo sconosciuto, che la città ignora, che si muove fra le mense assistenziali e che ha suoi linguaggi, suoi rituali, suoi canali di comunicazione. Come hanno saputo i senza fissa dimora che da oggi, sotto il braccio destro del colonnato, ci sarebbe stata la possibilità di lavarsi, tagliarsi i capelli, ripulirsi? “Sembra che tutto sia partito dai barboni che dormono sotto i portici della Sala Stampa Vaticana”, ci dicono: “Loro sono stati avvertiti da monsignor Krajewski, l’elemosiniere apostolico”, l’uomo che si occupa delle opere caritatevoli del Papa e che, si dice, organizza le uscite notturne – mai confermate, clandestine – in cui Mario Bergoglio aiuta in prima persona poveri e bisognosi: “Il resto lo ha fatto il passaparola”.