la zanzara
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Chiudete la Zanzara, non ha più nulla da dire. Fatelo per Cruciani e Parenzo

Le grandi inchieste della zanzara: voi scoreggiate con il vostro compagno“?

Con questa frase sono stato accolto nella mia macchina venerdì sera, appena accesa la radio. Ovviamente sintonizzata su Radio 24 sia la mattina (per ascoltare Alessandro Milan e Giovanni Minoli) sia la sera per ascoltare Cruciani e Parenzo.

Il mio è uno sfogo da (ex) fan accanito delle zanzara: vi prego, finitela qui. Fatelo per lasciarci un ricordo positivo di una delle più belle trasmissioni radiofoniche degli ultimi anni. Ma soprattutto fatelo per loro due: Giuseppe Cruciani e David Parenzo.

Premessa: la mia non è una critica da “buonista di sinistra” o ancora peggio da amante del politically correct. Anzi, ho iniziato ad ascoltare la zanzara proprio perché non lo era. Perché si dicevano cose scomode che in altri contesti non si sentivano. E soprattutto, la Zanzara era la prima trasmissione radiofonica in qualche modo “paragonabile” al mondo dei social media. Si parlava di tutto come in un bar, dove si incontrava il “paese reale”, tra persone intelligenti, simpatiche e qualche mitomane. In cui quasi tutti i fatti della giornata, con un occhio proprio a quelli più pop, venivano “masticati”. Oggi, di questo è rimasto ben poco.
Oggi, purtroppo, a telefonare sono rimasti solo i mitomani e persone alla ricerca di 5 minuti di notorietà. Una sequela di matti armati di cornetta pronti ad insultare tutti, ad iniziare dal povero Parenzo.

La realtà è che oggi la Zanzara non ha più nulla da dire. Può solo spingersi oltre un limite che è stato già valicato e che è destinato ad infrangersi. È una formula che ha semplicemente stancato. È logora. È successo a tutte le trasmissioni, sta accadendo anche a Cruciani&Parenzo.

Un programma ormai ridotto ad essere ascoltato da due tipologie di setta. La prima, di gran lunga maggioritaria, formata da coloro che odiano Cruciani. Sono quelli che non chiamano quasi mai: ma che continuano a decretarne il successo perché (esattamente come recita il jingle che precede la trasmissione, tratto dal film sul conduttore radiofonico trash Howard Stern) vogliono vedere fino a dove si spingerà Cruciani. E poi l’altra setta, minoritaria, di devoti del conduttore.

Ma torniamo alle grandi inchieste della Zanzara: oltre alle scoregge tra fidanzati, ci si muove tra “golden shower” e “dagli allo zingaro”. Se continua di questo passo, Cruciani, con accanto un David Parenzo sempre più in evidente imbarazzo, non saprà più cosa inventarsi. Non saprà quale limite infrangere. Si infervora per i poliziotti che manganellano i manifestanti, sbatte il telefono in faccia a chi addirittura osa dire “buonasera” perché rallenta la trasmissione, leva la parola a tutti coloro che provano a fare un ragionamento più lungo di 15 secondi. Sono accettati solo deliri, follie e vaneggiamenti.

Una volta si criticavano aspramente alcuni conservatorismi italici, ora, dopo che in qualche modo Renzi si è appropriato di questo ruolo, bombardando addirittura da sinistra la Cgil e i sindacati, a Cruciani non è rimasto che spostarsi sul crinale dell’estremismo a tutti i costi.

E la Zanzara, da trasmissione regina del pop, della capacità di coniugare alto e basso, è diventata la trasmissione trash, la cui capacità oggi è fare la spola tra gli istinti più bassi e il porno. Anche perché, diciamolo sinceramente, se oggi arrivi ad indagare sull’areofagia altrui, vuol dire che proprio non hai più idee da proporre. E che per stupire ed attirare l’attenzione dell’ascoltatore non ti rimane più moltissimo da fare.

La Zanzara, purtroppo, ha un destino segnato: continuando su questa strada non potrà che replicare quanto accaduto a “Radio Belva”, chiusa semplicemente perché era “troppo”. Troppo volgare, troppo estrema, troppa folle. Troppo, appunto.

La Zanzara è morta, evviva la Zanzara.

Foto Copertina Facebook, la Zanzara